Ecco l’impatto della crisi Covid sull’economia del Friuli Venezia Giulia

Pil a -9%, oltre 94 milioni di ore di ammortizzatori sociali pari a 55 mila lavoratori equivalenti, giù il reddito delle famiglie, sale il risparmio. Ora si vedono «segnali positivi per il 2021»

TRIESTE. Numeri impietosi per l’economia del Friuli Venezia Giulia nel 2020, condizionata – come nel resto del Paese – dalla pandemia.

E se i dati fotografano la crisi, le previsioni per il 2021 sono all’insegna di un cauto ottimismo, soprattutto per l’industria e il manifatturiero in generale, dove – spiega il direttore Marco Martella –, in seguito all’indagine effettuata in primavera sulle imprese con almeno 20 addetti, «le previsioni sono positive sua dal lato delle vendite sia da quello degli investimenti».

PIL

«Secondo l’Indicatore Trimestrale dell’Economia Regionale (ITER1) elaborato dalla Banca d’Italia, nel 2020 la contrazione del prodotto sarebbe stata prossima al 9% (con una perdita di 3,6 miliardi circa), in linea con quella nazionale – ancora il direttore –. La flessione si è inserita in una dinamica già debole, con un deterioramento dell’attività economica che si era manifestato nella seconda metà del 2019. La flessione è iniziata nel primo trimestre del 2020 (-6,7%) e si è fortemente intensificata tra aprile e giugno (-20,5%). Nella seconda metà dell’anno, il calo del prodotto regionale è stato meno intenso di quello rilevato a livello nazionale: l’economia regionale ha infatti beneficiato della ripresa dell’attività industriale e degli scambi con l’estero grazie alla sua marcata vocazione manifatturiera con proiezione internazionale».

PRODUZIONE INDUSTRIALE

Sempre nel 2020 la produzione industriale della regione si è contratta di oltre il 7% rispetto all’anno precedente: il calo è stato più forte nel secondo trimestre. Il fatturato dell’industria si è ridotto dell’8,6%.

A fronte di una sostanziale stagnazione nell’anno precedente, le esportazioni, al netto dei mezzi di trasporto, sono diminuite dell’8,1% (un calo minore rispetto a quello nazionale, -9,7%).

Nel I trimestre 2021, al netto dei mezzi di trasporto, l’export regionale è cresciuto del 4,8% rispetto al periodo corrispondente, pressoché in linea con il Nord Est e l’Italia. Per la cantieristica si sono registrati ritardi nelle lavorazioni, ma il portafoglio ordini non ha subito variazioni di rilievo.

Regione Friuli Venezia Giulia - ARC

SERVIZI

Gli effetti negativi della crisi si sono riflessi in maniera più intensa sull’attività dei servizi, in particolare quelli legati al turismo. Nel 2020, le presenze turistiche si sono pressoché dimezzate (-64% per
la componente straniera, -26% per quella italiana). Lo scalo portuale di Trieste ha registrato una flessione del traffico (-12,7%), dovuta soprattutto al calo delle rinfuse liquide (destinate all’Europa centrale) e solide (attribuibile alla chiusura della Ferriera di Servola in aprile). Al netto di queste due componenti, il risultato per il porto di Trieste è stato meno sfavorevole rispetto agli scali italiani dell’alto Adriatico. La movimentazione di container ha registrato solo una lieve flessione (-1,7%), mentre quella di Ro-Ro è aumentata (+5,2%).

LIQUIDITA’
La liquidità delle imprese regionali (tenendo conto delle linee di credito non utilizzate) è cresciuta nel corso dell’anno, alimentata dall’ampio ricorso al credito bancario. La crescita dei prestiti bancari alle imprese (+17%) è risultata in forte accelerazione (+0,2% a dicembre 2019); al netto di alcune ingenti operazioni imputabili alla cantieristica navale i prestiti sono cresciuti del 6,6%.

Alla fine del 2020, il 57% delle imprese del Fvg aveva fatto ricorso ad una delle due misure di sostegno previste dal Governo (moratoria sui debiti bancari per micro, piccole e medie imprese, introdotta dal DL 18/2020 decreto “cura Italia”, e garanzie pubbliche sul nuovo credito, DL 23/2020 decreto “liquidità”), in linea con il dato nazionale.

LAVORO E FAMIGLIE

In connessione al blocco dei licenziamenti e all’ampio ricorso all’integrazione salariale e al lavoro agile, nel 2020 l’occupazione dipendente ha continuato a ristagnare, a fronte di un calo di quella autonoma. Le ore lavorate sono invece scese del 7,7%. Nel complesso dell’anno, il saldo tra le posizioni lavorative attivate e quelle cessate è stato inferiore di circa 6.300 unità rispetto all’anno precedente, pari a 2,2 posti di lavoro in meno ogni 100 dipendenti (in linea con la dinamica nazionale).

Le ore autorizzate di integrazione salariale, che comprendono la Cassa integrazione guadagni (CIG) e i fondi di solidarietà, sono state 94,1 milioni, che corrispondono a quasi 55.000 occupati equivalenti, circa il 13 per cento degli occupati dipendenti.
Il reddito disponibile delle famiglie residenti si è ridotto (a prezzi costanti) dell’1,8% (-2,7% a livello nazionale) e i consumi hanno registrato nel 2020 una contrazione dell’11,6% in termini reali, col conseguente aumento del tasso di risparmio delle famiglie. A fronte di un azzeramento della crescita del credito al consumo, i mutui per l’acquisto di abitazioni hanno proseguito a salire (+2,9%): i mutui a tasso fisso hanno raggiunto il 46% del totale.

CREDITO

I prestiti bancari all’economia regionale hanno continuato a crescere (del 9,2% a dicembre 2020, da +1,2% a fine 2019): nel complesso, la crescita è stata doppia rispetto al Nord Est, a sua volta lievemente superiore a quella media nazionale. Le dinamica è stata guidata dai prestiti alle imprese.

Al netto delle erogazioni al settore dei mezzi di trasporto (che include la cantieristica), la crescita sarebbe stata inferiore a quella nazionale.

Anche i depositi bancari detenuti dalle famiglie consumatrici e dalle imprese residenti in regione hanno continuato a crescere (+14,6% a dicembre 2020), in forte accelerazione rispetto al 2019.