L’alleanza a Nordest piace ad Assindustria Venetocentro e Confindustria Venezia-Rovigo

Leopoldo Destro

Leopoldo Destro: «Un impulso positivo». Vincenzo Marinese: «Allargare a Trentino AA ed Emilia Romagna»

PADOVA. L’aggregazione di Confindustria Veneto e Friuli Venezia Giulia in una nuova Confindustria del Nordest piace ai presidenti di Assindustria Veneto Centro e Confindustria Venezia, protagonisti nel frattempo di un processo aggregativo i cui tempi rischiano di non discostarsi di molto da quelli annunciati ieri da Enrico Carraro e Giuseppe Bono.

«Il mondo sta cambiando e avanzano nuovi paradigmi di sviluppo», dice il presidente di Avc Leopoldo Destro. «In questo contesto ogni processo che va nella direzione di sperimentare, con un approccio coesivo e aperto, nuove forme sovra-territoriali di rappresentanza è un impulso positivo che va verificato fino in fondo, nei modi e tempi giusti. Richiederà naturalmente un grande lavoro di approfondimento, coinvolgimento e condivisione, in modo partecipato, della base associativa. Credo che l’apertura di questo cantiere di lavoro trovi giustificazione sia nell'integrazione economica e di filiera già esistente tra i territori, che travalica i confini amministrativi, sia nella centralità rispetto ai corridoi europei che necessita di investimenti integrati per collegamenti più rapidi e capillari, ma anche nelle sfide che oggi devono affrontare le associazioni di Confindustria, chiamate ad essere sempre più flessibili per rispondere ai rapidi cambiamenti dell’economia e della società».

Vincenzo Marinese

Un endorsement molto chiaro arriva anche dal presidente di Venezia-Rovigo Vicenzo Marinese. «Il processo di fusione delle strutture associative regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia» dice Marinese «è perfettamente in linea con il mercato. Quante volte abbiamo sostenuto in un'ottica industriale l'importanza della crescita dimensione e delle aggregazioni per favorire la competitività... Aggregare sistemi imprenditoriali che hanno grandi similitudini tra loro ha senso perché permette di creare sinergie nuove. Anche le politiche pubbliche non possono più avere una dimensione regionale, dobbiamo ragionare in termini più ampi. Per lo stesso motivo credo possa essere interessante accogliere, se lo vorranno, anche le territoriali del Trentino e dell'Alto Adige e come pure dell'Emilia Romagna».—