Edilizia veneta, il costo delle materie prime ostacolo al recupero dei livelli pre Covid

Il 2021 dell’edilizia veneta punta a recuperare i volumi persi e proseguire la timida crescita iniziata nel 2017. Ma servono aggiustamenti normativi: la semplificazione del Superbonus 110% e il suo allungamento, semplificazioni degli interventi pubblici e sostegno alle imprese

Dopo un 2020 “anomalo, il 2021 dell’edilizia veneta punta a recuperare i volumi persi e proseguire la timida crescita iniziata nel 2017. Ma servono aggiustamenti normativi: la semplificazione del Superbonus 110% e il suo allungamento, semplificazioni degli interventi pubblici e sostegno alle imprese. Ieri a Marghera è stato presentato lo scenario sull’edilizia veneta curato dal Centro Studi Ance.

L’emergenza sanitaria ed economica nel 2020 mette a rischio gli investimenti. A questo si somma la riduzione dei bandi di gara pubblici (-18,9%). Ma il Pnrr può rappresentare una importante opportunità di rilancio.

«Vedo comunque positivamente il futuro del nostro settore – commenta il presidente di Ance Veneto, Paolo Ghiotti – grazie al Pnrr e alla spinta dei vari bonus per la casa crescono le commesse. Ma ora abbiamo due grandi problemi: gli alti costi delle materie prime, che mettono a rischio la ripresa, e la mancanza della manodopera qualificata. Sul primo problema abbiamo chiesto al governo le compensazioni per gli appalti non ancora sottoscritti, altrimenti le aziende non sottoscriveranno più contratti».

Investimenti 2020

Il settore delle costruzioni in Veneto rappresenta in termini di investimenti il 9,1% del Pil regionale ed in termini di occupazione il 15,7% degli addetti nell’industria e il 5,5% dei lavoratori complessivi. Sulla base degli scenari regionali elaborati da Prometeia, il Centro Studi dell’Ance stima per il Veneto un calo degli investimenti in costruzioni nel 2020 del 10,5% in termini reali nel confronto con l’anno precedente.

L’andamento futuro del comparto e dell’intero settore delle costruzioni dipenderà anche dalla capacità di spendere le ingenti risorse europee di Next Generation EU. «Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento - dichiara Flavio Monosilio, direttore Centro Studi Ance nazionale -. Grazie al Pnrr c’è la possibilità di finanziare opere e fare riforme, siamo fiduciosi. Il settore delle costruzioni garantisce la ripresa e fa da volano a molti settori dell’economia». La previsione Ance per il 2021, elaborata sui dati di Prometeia, per il settore delle costruzioni in Veneto è di un aumento dell'8,3%, un cambio di rotta molto importante, seppur non sufficiente a recuperare i livelli pre-covid.

A cavallo del nuovo millennio i permessi di costruire abitazioni (nuove e ampliamenti) in Veneto sono schizzati. Si è passati da 24mila permessi a oltre 40mila, per poi crollare ai circa 5.600 del 2015. Dal 2004 al 2015 il calo è stato dell'86,1%. E il settore ha registrato una pesante cura dimagrante. La crisi ha portato alla scomparsa dal 2008 al 2018, di 15mila imprese di costruzioni (-24,1%); si tratta della perdita più elevata tra tutte le regioni italiane, dopo Lombardia (-26mila imprese) ed Emilia-Romagna (oltre 16mila realtà).

Emorragia di competenze

La contrazione ha interessato maggiormente le realtà più strutturate, impoverendo, dunque, il settore anche di competenze storiche e consolidate. Oggi le costruzioni in Veneto contano circa 47.100 imprese, pari al 9,6% del dato complessivo nazionale. I volumi di affari si attestano su livelli contenuti: l’87,7% delle imprese di costruzioni nella regione, dichiara un fatturato inferiore ai 500mila euro e il 6,3% dichiara un giro d’affari compreso tra i 500mila e 1 milione.