Mezzo miliardo di ricavi e 4 mila lavoratori, Royal Caribbean e Norwegian non andranno a Marghera: ecco il conto dello stop alle Grandi Navi a Venezia

Le compagnie di crociera americane hanno comunicato la propria contrarierà a posizionare navi a Marghera in assenza di condizioni minime di sicurezza. A queste si dovranno aggiungere le navi di lusso come Viking, Azamara, Silversea e Ritz Carlton

VENEZIA. Cento sessanta milioni di investimenti per la marittima del Venice Terminal Passeggeri (valore che sale a 500 milioni considerando le risorse stanziate dalla nascita del terminal) che rischiano di essere annullati. Circa 410 milioni di euro generati dalla filiera legata al mondo cruise in fumo. Migliaia di posti di lavoro a rischio. Oltre all’azzeramento dei ricavi di Vtp, che almeno nel breve termine non avendo un punto di accesso per le navi, risulta proprietaria di una concessione per un terminal inutilizzato. Nel futuro si vedrà. Eccolo il conto dello stop alle Grandi Navi a Venezia dal primo agosto e il loro dirottamento a Marghera.

Al momento c’è tutta un’area marittima, con i suoi otto accosti per le navi da crociera, che rimarrà vuota in attesa di capire in che modo e se convertire l’area, in assenza di altre soluzioni. Infine, le compagnie, quelle americane hanno già detto che a Marghera non andranno, le altre dovranno comunque rivalutare molte cose a cominciare dal fatto che la città lagunare sia un “transito” o un “home port”.

Venezia è la stella dell’Adriatico, tutti i porti che ci sono, dedicati allo scalo delle crociere, hanno un senso perché c’è la città lagunare. Nessun porto ha l’appeal, ma in parte neppure l’infrastruttura per le navi da crociera di cui dispone Venezia.

Una soluzione per non passare dalla Giudecca, evitando di distruggere l’economia generata dalla crocieristica, almeno sulla carta, ci sarebbe.

Vtp aveva proposto - ed è tornata a spingere - per l’escavo del canale Vittorio Emanuele III, che salverebbe l’accesso alla marittima. Una soluzione per altro che, come ha ricordato, il presidente di Venice Terminal Passeggeri, Fabrizio Spagna, “prevedeva un investimento di poco superiore ai 30 milioni di euro per gli interventi manutentivi” in linea con il Piano Regolatore Portuale vigente “con un progetto ad alta sostenibilità ambientale e che prevedeva la valorizzazione della Marittima su cui sono stati investiti 160 milioni di € di fondi pubblici e privati”. Volendo peccare di malizia forse era una soluzione troppo a buon mercato per un tema così grande, che invece può calamitare ben altre risorse.

Resta il fatto che fonti vicine alla vicenda dicono che l’amministrazione di Venezia stia già ragionando sull’area Vtp come se la società avesse ormai restituito le chiavi dell’area. La concessione sul terminal va a scadenza nel 2025 e il Governo Draghi avrebbe assicurato l’amministrazione Zaia di ristorare le ingenti risorse economiche che verranno perse, va ricordato per altro che la Regione è il principale socio proprio di Vtp tramite la finanziaria Veneto Sviluppo.

Infine c’è la questione delle compagnie, Galliano Di Marco, direttore generale di Vtp, afferma che il danno del Decreto Ministeriale è significativo, in quanto “esclude anche le navi più piccole, quelle del settore del lusso a cui puntava tutto il territorio in quanto esempio principe di quel turismo di fascia alta e con altissimo potenziale di spesa che dal 1° agosto non potranno più arrivare alla Marittima”. Il danno, prosegue, deve necessariamente tenere conto anche del fatto che “Il mercato non aspetta, ad oggi le interlocuzioni con le compagnie sono assidue, ma non è dato sapere ancora quali orientamenti prenderanno per il futuro degli itinerari e se essi comprenderanno o meno Marghera”.

Poi c’è la questione Marghera, che come è oggi non può accogliere le navi, e infatti nel decreto sono previste risorse ad hoc per sistemare le banchine, ma anche per l’escavo dei canali, come il Canale dei Petroli che va sistemato per far transitare le navi da crociera in sicurezza. “Di fatto sappiamo già per certo che le Compagnie di crociera americane, segnatamente Royal Caribbean Cruise Line e Norwegian Cruise Line, ci hanno comunicato la propria contrarierà a posizionare navi a Marghera in assenza di condizioni minime di sicurezza – dice Di Marco. A queste si dovranno aggiungere le navi di lusso che per ovvi motivi non hanno mai dato la propria disponibilità a spostarsi a Marghera, ad esempio Viking, Azamara, Silversea, Ritz Carlton solo per citare le più importanti”.

La verità è che le compagnie americane difficilmente digeriranno Marghera. L’unica che avrebbe dato rassicurazioni sarebbe stata Msc Crociere, che è una compagnia internazionale di proprietà di Gianluigi Aponte e che potrebbe, per altro, avvantaggiarsi da una eventuale ritirata a stelle e strisce: visto che il mercato che servono queste navi è quasi totalmente estero.

Ma veniamo ai numeri. L'importo dell'impatto economico per la città, ha stimato Clia, l’associazione delle compagnie di crociere, in un report, è di 150 milioni di euro all'anno con più di 4.000 posti di lavoro. Valore che si eleva fino a 410 milioni di euro se si considera l'impatto su tutta la filiera attivata (cantieri navali, attività satellitari e così via). Venezia è un home port questo significa che la “casa” della nave alla partenza e all’arrivo è la città. Questo ha ricadute su una serie di settori satellitari, dai rifornimenti all’equipaggiamento della grande nave, alle diverse manutenzioni di cui necessita.

E poi ci sono i crocieristi, che, dice Clia, non solo spendono in media più di tutti gli altri turisti (più di 200 euro a persona al giorno), ma solitamente soggiornano almeno una notte in un hotel di Venezia prima o dopo la crociera. Inoltre, tutto il traffico crocieristico dell'Adriatico dipende da Venezia. Ravenna, Ancona, Bari Brindisi, Spalato, Dubrovnik, Trieste e tutti gli altri porti dell'Adriatico sono purtroppo meno attraenti senza Venezia.

Da giugno 2021 due compagnie e tre navi ea “toccare” Venezia. Si tratta della Msc Orchestra e la Msc Magnifica e una terza nave Costa. Anche Trieste avrà due navi, una Msc e una Costa. Destinazione i porti Adriatici italiani di Bari, Ancona, Brindisi, poi la Croazia (Dubrovnik) e la Grecia, isole e Atene. Venezia aveva pre-pandemia 80 navi che facevano oltre 400 toccate l’anno. Nell’estate 2021 sono tre le navi programmate. Ma si tratta di una programmazione a visibilità corta, che viene confermata di mese in mese.

Nel pre-pandemia i turisti arrivati dalle crociere erano stati oltre 1,6 milioni di cui quelli dalle crociere home port (navi che salpano e tornano a Venezia e quindi poi nella maggior parte dei casi si fermano anche negli hotel) sono stati quasi 1,4 milioni di passeggeri, 220 mila quelli delle crociere in transito e 565 i passaggi delle navi da crociera.