Gelate in aprile e grandinate a luglio, ma la produzione vinicola del Nordest è salva

Il rapporto di Assoenologi e il focus su Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto Adige: vendemmia ritardata, quantità attese in linea con lo scorso anno

TREVISO. Gelate in aprile e grandinate a luglio, ma la produzione vinicola del Nordest sembra “salva”. È la sintesi del report di Assoenologi sull’andamento climatico di questa annata, che sarà caratterizzata da una vendemmia posticipata (anche 15 giorni).

A ridosso dell’inizio della vendemmia, si legge nel rapporto dell’associazione deli enologi, la situazione del vigneto italiano appare buona. Per quanto riguarda la fenologia riproduttiva, la fase di fioritura è iniziata nella norma rispetto alla media 2001-2020 al Sud, mentre si evidenziano ritardi di 4-6 giorni al centro e di 6-9 giorni al Nord. Tali ritardi sono frutto delle anomalie termiche negative registrate nei mesi di aprile e maggio. I punti cruciali dell’annata in corso si ritrovano innanzitutto nelle gelate della settimana subito dopo Pasqua del 7, 8 e 15 aprile, con minime scese anche oltre -4 °C. «I danni sono inizialmente apparsi molto importanti, poi alcuni vigneti, dove lo stato vegetativo era ancora all’inizio, hanno ripreso in modo abbastanza regolare, ma a livello produttivo ci sono differenze da zona a zona e anche da vigneto a vigneto – si legge nel rapporto – In molte aree colpite, infatti, i danni sono stati importanti e non hanno permesso una nuova germogliazione, mentre in altre le perdite sono state parzialmente riassorbite».

Notizie di danni sono giunte da regioni del Nord Italia, Toscana, Sardegna, Umbria e regioni del versante Adriatico fino al foggiano. Qualche ulteriore problema è legato all’altalenante andamento climatico di giugno e luglio, quando si sono verificati importanti fenomeni temporaleschi, accompagnati da grandinate eccezionali, in particolare nel Nord Est. Allo stesso tempo si rilevano scarse risorse idriche e picchi eccezionali di temperature nel centro Italia, soprattutto nell’area toscana, e nel sud, soprattutto nel Salento. Eterogenee anche le indicazioni relative ad un eventuale anticipo o ritardo sulla maturazione delle uve rispetto a un calendario considerato “normale”. Insomma, un mix di problematiche che hanno ridotto le aspettative produttive sebbene sia ancora prematuro dare indicazioni quantitative.

Veneto: uve precoci in ritardo anche di 15 giorni

Nella zona occidentale del Veneto, dopo una primavera che ha visto un ritorno di freddo e presenza di gelate sparse, il germogliamento è stato ritardato anche di 15 giorni. Ad oggi questo ritardo si assesta tra i 7/10 giorni. La partenza del ciclo vegetativo nell’aera orientale è avvenuta in ritardo rispetto alla scorsa annata. Durante il primo periodo del ciclo vegetativo si sono avute abbondanti precipitazioni e temperature sotto la media stagionale, in alcune zone l’abbondante umidità ha provocato attacchi di malattie fungine. La situazione meteo si è poi stabilizzata e dal mese di maggio le temperature sono risalite a valori normali.

Nei mesi di maggio e giugno il passaggio di perturbazioni ha creato fenomeni atmosferici anche di intensità, colpendo a macchia di leopardo il territorio del Veneto Centro Orientale, con grandinate che in zone molto limitate hanno determinato perdite di produzione significative. Attualmente la maturazione delle uve precoci, anche a seguito delle temperature attuali, è prevista tra fine agosto e primi di settembre con un ritardo di 10-15 giorni circa rispetto alla vendemmia 2020. Si evidenzia una diminuzione di grappoli sulle varietà precoci (pinot, chardonnay) mentre per la varietà Glera il numero di grappoli, che risultano essere molto allungati e spargoli, rispecchia la media.

Friuli, limitati i danni delle gelate

In Friuli Venezia Giulia un autunno secco e un inverno particolarmente piovoso, associato a straordinarie nevicate in montagna, ha sicuramente influito sul ritardo vegetativo della vite che quest'anno è iniziata verso metà aprile. L’eccezionale gelata di aprile ha colpito la Regione creando alcuni isolati danni nei fondivalle e nelle zone limitrofe ai corsi d'acqua. I problemi sono stati molto contenuti in quanto la vegetazione era appena sviluppata su varietà precoci come Glera e Chardonnay.

Ai primi di giugno è iniziata la fioritura e grazie a condizioni climatiche favorevoli si è svolta nel migliore dei modi. Nelle fasi di accrescimento dei grappoli si sono registrati limitati attacchi di peronospora soprattutto in vigneti poco aerati, nel complesso comunque lo stato sanitario non genera preoccupazioni. L’attuale clima caldo e ventilato, accompagnato da fronti anticiclonici africani, porta ad avere qualche problema di siccità in collina e la necessita di intervenire con l'irrigazione di soccorso specie su vigneti coltivati su terreni sciolti.

Trentino, l’incognita dei danni delle grandinate

In Trentino Alto Adige la situazione è buona: il ciclo vegetativo e le fasi fenologiche sono fino ad oggi regolari. Al di là di qualche piccolo danno da gelata avuto sulle varietà precoci, come Chardonnay e Marzemino, non si sono palesati al momento altri problemi. Le intense grandinate del 22 luglio hanno colpito soprattutto la piana rotaliana per un totale di circa 500 ettari vitati e anche la Val di Cembra, ma per capire i danni effettivi è necessario attendere. Le temperature primaverili, più basse del solito, hanno provocato nei vigneti a bassa quota dell’Alto Adige un ritardo vegetativo stimato in circa 10 giorni, più regolari i vigneti sopra i 4/500 m slm. Il caldo delle ultime settimane sta facendo recuperare in parte il ritardo accumulato nei mesi di aprile e maggio, anche se l’inizio della vendemmia potrebbe restare spostato in avanti rispetto a quella precedente.

f.poloni@gnn.it