Vendemmia in ritardo a Nordest, produzione in flessione ma qualità ottima

©fabrice gallina 2014

Le previsioni di Coldiretti sulla raccolta dell’uva che partirà, in Veneto e Fvg, tra fine agosto e i primi di settembre

VENEZIA. L’inizio della vendemmia in Veneto e Friuli Venezia Giulia è previsto per fine agosto primi di settembre.

A dilo Coldiretti Veneto in occasione dello stacco del primo grappolo a livello nazionale nell’azienda agricola “Dei Principi di Spadafora” nel Comune di Monreale (Contrada Virzì tra Alcamo e Camporeale) con le uve bianche Chardonnay, le prime a essere raccolte.

«I vigneti del Veneto dovranno attendere ancora qualche settimana prima di essere pronti a dare l’uva per garantire i primati vitivinicoli regionali», avverte Coldiretti che nella sua analisi conferma quella del report di Ismea Assoenologi: nella zona occidentale del Veneto, dopo una primavera che ha visto un ritorno di freddo e presenza di gelate sparse, il germogliamento è stato ritardato anche di 15 giorni.

A oggi questo ritardo si assesta tra i 7/10 giorni.

La partenza del ciclo vegetativo nell’aera orientale è avvenuta in ritardo rispetto alla scorsa annata.

Durante il primo periodo del ciclo vegetativo si sono avute abbondanti precipitazioni e temperature sotto la media stagionale, in alcune zone l’abbondante umidità ha provocato attacchi di malattie fungine.

La situazione meteo si è poi stabilizzata e dal mese di maggio le temperature sono risalite a valori normali.

Nei mesi di maggio e giugno il passaggio di perturbazioni ha creato fenomeni atmosferici anche di intensità, colpendo a macchia di leopardo il territorio del Veneto Centro Orientale, con grandinate che in zone molto limitate hanno determinato perdite di produzione significative.

Attualmente la maturazione delle uve precoci, anche a seguito delle temperature attuali, è prevista tra fine agosto e primi di settembre con un ritardo di 10-15 giorni circa rispetto alla vendemmia 2020.

Si evidenzia una diminuzione di grappoli sulle varietà precoci (Pinot, Chardonnay) mentre per la varietà Glera il numero di grappoli, che risultano essere molto allungati e spargoli, rispecchia la media.

Per quel che riguarda il Fvg «siamo molto fiduciosi per la vendemmia 2021– racconta David Buzzinelli, presidente del Consorzio di Tutela Vini Collio – nonostante le quotidiane piogge di maggio che hanno rallentato lo sviluppo della vegetazione, concentrando l’attenzione nell’evitare l’insorgere di funghi in vigneto. Fortunatamente il clima soleggiato e ventilato dei mesi di giugno e luglio ha permesso un’ottima fioritura con magnifico sviluppo dei frutti. Il lavoro in vigna è stato, come di consueto, eccellente e per questo non possiamo che essere ottimisti per la raccolta».

La produzione italiana quest’anno – sottolinea la Coldiretti - si stima in calo del 5-10% a livello nazionale per un quantitativo compreso tra i 44 e i 47 milioni di ettolitri, ma molto dipenderà sia dall’evoluzione delle temperature che influiscono sulla maturazione sia dall’assenza di nubifragi e grandinate che hanno un impatto devastante sui vigneti e sulle quantità prodotte.

Ci si attende comunque una annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della raccolta sarà influenzato molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo.

Nonostante il calo a livello nazionale l’Italia quest’anno – precisa la Coldiretti - è il primo produttore mondiale di vino mentre per il secondo posto si prospetta una sfida tra Francia e Spagna che hanno subito un contenimento dei raccolti, anche se più marcato per i cugini d’Oltralpe.

«La produzione tricolore – sottolinea la Coldiretti – può contare su 607 varietà iscritte al registro viti, il doppio rispetto ai francesi, con le bottiglie Made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria».

L’elemento che caratterizza maggiormente la nuova stagione del vino italiano – continua la Coldiretti – è l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, anche attraverso l’utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori, con i giovani vignaioli che prendono in mano le redini delle aziende imprimendo una svolta innovatrice.

Le aziende agricole dei giovani possiedono peraltro una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più. Una presenza che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove il 70% delle imprese giovani opera in attività multifunzionali che vanno dalla trasformazione e vendita aziendale del vino all’enoturismo fino alla vinoterapia. Una opportunità resa possibile dalla legge di orientamento per l’agricoltura (la legge 228/2001), fortemente sostenuta da Coldiretti che ha rivoluzionato il lavoro nelle campagne allargando i confini dell’imprenditorialità agricola e aprendo a nuove opportunità occupazionali.