La crisi dei container spinge la svedese Ikea al timone delle navi

La società lo ha annunciato a Nbc News, precisando che oltre a noleggiare portacontainer ne sta acquistando di propri

TRIESTE. La globalizzazione delle merci via mare frenata dalla crisi dei container. Un ostacolo pesante sulla strada della ripresa post-pandemia. In tutto il mondo, i produttori di beni di consumo, dagli armadi ai computer, devono fare i conti con la crisi della logistica. Una delle conseguenze di questa situazione sono i noli sempre più alti, dalla Cina all’Europa.

I ritardi nelle consegne stanno convincendo i colossi della produzione di largo consumo che è venuta l’ora di trasformarsi in spedizionieri noleggiando direttamente le portacontainer da caricare solo con le proprie merci.

La crisi dei container

In Europa la prima a seguire questa strada potrebbe essere il colosso del mobile bricolage. Secondo un'indagine trimestrale della Commissione europea, un produttore di mobili su tre nell'Ue afferma di essere stato colpito da carenze di approvvigionamento. A livello globale, gli elevati costi di spedizione e i ritardi nelle consegne a causa dei blocchi imposti dalla pandemia, soprattutto nei principali porti asiatici, pesano come macigni nella geopolitica delle merci.

E tutto ciò mentre incombono i rischi di una fiammata dell’inflazione su scala globale. Come sottolinea il Financial Times il combinato disposto di aumento della domanda dei consumatori e ripresa economica in Europa potrebbe far slittare l'inflazione ai massimi da un decennio.

I grandi produttori

I grandi produttori mondiali hanno così deciso di correre ai ripari e si preparano a consegnare direttamente le merci con le proprie navi portacontainer. Ad agosto hanno iniziato le catene di grande distribuzione statunitensi Walmart e la catena di bricolage americana Home Depot e ora in Europa è il caso del colosso dei mobili svedese Ikea.

L’arredamento è uno dei settori più colpiti. Lo ha confermato la società svedese a Nbc News, precisando che oltre a noleggiare portacontainer sta acquistando container propri.

Il colosso svedese intende sfruttare l’intermodalità deviando alcune forniture sui treni: «Utilizzeremo il trasporto ferroviario dalla Cina all'Europa per liberare la capacità dei container che possiamo utilizzare per spedire di più negli Stati Uniti», ha aggiunto la società.

In un’intervista all’emittente svedese Svenska Dagbladet, il direttore dei trasporti d’Ikea, Mikael Redin, ha spiegato che l’azienda ha preso quest’iniziativa innanzitutto a causa dei ritardi che da alcuni mesi interessano molti servizi delle compagnie marittime. Situzione complicata anche in Europa: un sondaggio sulle imprese tedesche ha rilevato che l'83% lamenta aumenti di prezzo o problemi di consegna per materie prime.

Effetto pandemia

Tutta colpa della pandemia? «Non siamo ingenui a pensare che sia finita nelle prossime settimane o addirittura nei prossimi mesi», ha detto al Financial Times Henrik Elm, Global Supply Manager di Ikea.

Una situazione che, insieme con la carenza di materie prima, sta già portando alla mancanza di alcuni articoli nei negozi. Parlando con Svenska Dagbladet, Ikea ha spiegato alcune delle ragioni alla base della sua decisione di intraprendere le costose misure di noleggio navi e acquisto di container.

Non c’è stato solo l’incidente Ever Given, la grande nave portacontainer che lo scorso marzo s'incagliò nel Canale di Suez con merci di numerose aziende fra cui Ikea, ma nel complesso una situazione di congestione nei mari che sta frenando le consegne.

Il nuovo corso

Fra l’altro Ikea sta rivedendo il suo modello distributivo basato su grandi spazi come quello di Villesse. Come il gruppo ha raccontato al Wall Street Journal, due nuovi negozi di recente apertura – uno nel distretto di Xuhui, a Shanghai; l’altro nel centro di Vienna – hanno lo scopo diè «testare nuovi modi per far sì che i negozi fisici restino rilevanti anche ai tempi dell’e-commerce». 

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