Prosek croato verso l’indicazione geografica protetta, minaccia al Prosecco

A denunciare la decisione della Commissione europea è l’eurodeputata della Lega, Rosanna Conte.  Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco: «Pronti a presentare le nostre osservazioni. Sarebbe un precedente pericoloso»

TREVISO. Le bollicine italiane più amate al mondo sono in pericolo. La minaccia al Prosecco arriva da oltre confine. Dalla vicina Croazia, a un passo dal riconomento dell’indicazione geografica protetta del Prosek, vino che non ha nulla a che fare con le nostre bollicine – è fermo, ambrato, un vino dolce da dessert -, ma che per assonanza rischia di causargli importanti danni.

A denunciarlo è l’eurodeputata della Lega, Rosanna Conte: «La Commissione europea ha annunciato il via libera al riconoscimento dell’indicazione geografica protetta del vino croato Prosek – fa sapere Conte -. Lo ha fatto rispondendo a una interrogazione che ho firmato insieme ad altri eurodeputati italiani e che ha fatto seguito a una lettera che la delegazione della Lega al Parlamento europeo aveva inviato a inizio luglio».

Conte denuncia «un gravissimo colpo a uno dei pilastri del nostro made in Italy nel mondo. Per quanto Bruxelles si ostini a dire il contrario, è palese come il riconoscimento del Prosek croato, da un lato costituisca una grave forma di concorrenza sleale al nostro vino, dall’altro metta in discussione il meccanismo di tutela dei prodotti Dop e Igp».

Si profila un braccio di ferro che ricorda una vicenda analoga andata in scena sempre a Nordest che ha visto soccombere (nella denominazione) il Tocai friulano contro il Tokaji ungherese, due vini completamente diversi – bianco secco dal sapore fruttato il primo, liquoroso e dolce il secondo – che si sono disputati il nome in diversi gradi di giudizio. L’Ungheria ha avuto la meglio: Tokaji infatti è un luogo geografico, protetto quindi dalle norme Ue, mentre Tocai in italia è solo il nome di un vitigno. Il vino Fvg è così stato ribattezzato Friulano e col senno di poi – meglio, con i dati – non è andata in fondo così male. 

Ma il Prosecco è tutt’altra storia. E’ uno dei brand del made in Italy più conosciuto al mondo. Un vino che prende il nome da un paesino in provincia di Trieste, che viene prodotto in due regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e nove provincie e conta su tre le denominazioni d’origine – Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg - per una produzione complessiva di oltre 600 milioni di bottiglie. Ben 500mila per la sola Prosecco Doc capace di generare un fatturato al consumo di 2,4 miliardi, messo a segno all’estero per ben il 78%. 

Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc

Il presidente del consorzio di tutela del Prosecco Doc, Stefano Zanette, è pronto a dar battaglia. «La vicenda ci è nota da tempo e dalle dichiarazioni fatte dal Commissario ci era ben chiara la direzione che avrebbe preso» afferma precisando però che la battaglia è tutt’altro che conclusa: «Da quando l’istanza giunta dal Prosek verrà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale europea avremo 60 giorni per presentare le nostre osservazioni e la Gazzetta – precisa – non ha ancora pubblicato nulla in proposito».

Se battaglia sarà, attorno al Prosecco il Paese dovrà fare quadrato. Ci conta Zanette: «Non saremo soli – assicura –. Presenteremo  le osservazioni insieme ad altre forze che si stanno unendo a noi, consapevoli della gravità che tale eventuale approvazione da parte della UE creerebbe. Si tratterebbe di un precedente pericoloso – conclude Zanette -, le cui derive sono facilmente intuibili».

Rosanna Conte, eurodeputata della Lega

Pronta a fare la sua parte è l’eurodeputata della Lega. «Ricordo alla Commissione – continua Conte - che il Prosecco, in quanto Dop dell’Ue, dovrebbe essere protetto dalla stessa Ue e non il contrario: la Denominazione del Prosecco, al contrario del prodotto croato, lega inscindibilmente il suo nome a quello di un territorio ben definito e di grande valore. Persino l’Unesco l’ha riconosciuto, iscrivendo le colline del Prosecco nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità».

«Bruxelles invece sembra dimenticare tutto questo e ha annunciato che la richiesta della Croazia è stata accolta e si procederà con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Adesso – conclude la parlamentare europea del Carroccio -, abbiamo due mesi di tempo per fare pressioni a livello europeo e bloccare questa scellerata decisione. L’Italia faccia sistema per fermarla. Non ne va solo del Prosecco, ma del nostro patrimonio alimentare, economico e culturale». 

maura.dellecase@gnn.it