Il monito dei produttori di Prosecco all’Europa: attenzione a non aprire, con il Prosek, una breccia nella tutela dei nostri prodotti

Precedente pericoloso a sentire Giancarlo Moretti Polegato (Villa Sandi) e Mirko Bellini (Vini La Delizia) che auspicano un’azione efficace, anche internazionale, per fermare il riconoscimento del vino croato 

TREVISO. Giù le mani dal Prosecco. I produttori della regina internazionale delle bollicine insorgono dopo la notizia della prossima pubblicazione, sulla Gazzetta ufficiale europea, del provvedimento che rioconosce al Prosek croato l’indicazione d’origine. Non tanto e non solo per gli effetti negativi che l’omonimia potrebbe avere sulle vendite di Prosecco, ma soprattutto per il precedente che verrebbe a crearsi, rendendo pericolosamente lecita l’aspirazione di chissà quante altre piccole produzioni estere a vedersi rinconosciute. Stavolta a discapito dell’Italia, in futuro chissà. 

A sentire Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, uno dei maggiori produttori di Prosecco, con oltre 16 milioni di bottiglie messe sul mercato nel 2020, la partita rischia infatti di avere contraccolpi anche oltre confine. «Penso alla Francia e alla Spagna, Paesi che hanno tutto l’interesse ad appoggiarci in questa controversia, perché – afferma – a loro volta hanno tante eccellenze da difendere». 

Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi 

Ora però tocca all’Italia. «Che dovrà difendersi in tutte le sedi possibili. I prossimi 60 giorni saranno determinanti. I Consorzi – Prosecco Doc, Asolo Prosecco Docg e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg - dovranno presentare le dovute opposizioni perché questo riconoscimento non vada in porto. Non è una cosa accettabile. Finirebbe per far confusione nel consumatore» denuncia l’imprenditore rilevando poi che «è vero, oggi il Prosek viene prodotto come vino dolce, ma domani? Chi ci dice che domani i croati non si mettano a farlo anche in versione spumante?». 


Nessuno lo sa e nel dubbio l’unica possibilità è evitare che il riconoscimento dell’Europa vada a segno. Che l’Italia (soprattutto quella politca) faccia quadrato attorno alle tre Denominazioni e che possibilmente – auspica Moretti Polegato – si accodino anche gli altri Paesi portabandiera del settore vitivinicolo e agroalimentare del Vecchio continente. 

Insomma, per farcela ci vogliono alleati. «E’ difficile – afferma il presidente di Villa Sandi – che ce la facciamo da soli. Spero molto che Francia e Spagna ci appoggino, comprendendo che se passa questo precedente, non può alla lunga che far male anche a loro, che come noi hanno tanti prodotti autoctoni da difendere». 

In queste ore, la querelle Prosek tiene banco tra i produttori. Tanto del Veneto quanto del Friuli Venezia Giulia, dove il leader nella produzione dell’amato vino a base Glera è la Cantina Vini la Delizia, la grande cooperativa di Casarsa – conta oltre 400 soci – che produce poco meno di 15 milioni di bottiglie di Prosecco l’anno. 

Mirko Bellini, direttore generale Viticoltori Friulani La Delizia

«Siamo al fianco del presidente del Consorzio Prosecco Doc, Stefano Zanette, e ci batteremo con lui perché il riconoscimento del vino croato non vada in porto» dice Mirko Bellini, direttore generale della cantina friulana, che però guarda al rischio con freddezza, da navigato commerciale. 

«Dal punto di vista del marketing – rileva - il nome che il mondo conosce è Prosecco. Prosek certo lo ricorda, ma non è la stessa cosa. Nell’universo del beverage globale il nostro è un marchio, conosciuto da tutti, al quale il vino croato si attaccherebbe giovandosene – questo è certo – ma non so quanto a discapito del nostro mercato». 

Anche Bellini si dice più preoccupato della breccia che questa vicenda, se conclusa con una vittoria dei croati, potrebbe aprire nel muro della tutela dei prodotti italiani. 

«Può dare adito a una marea di tentativi simili – afferma facendo eco a Moretti Polegato – e anche per questo va bloccato. Ma in questa battaglia non si possono spendere, non solo, i produttori. La politica deve puntare i piedi. Anche da qui vedremo quanto l’Italia pesa davvero in Europa». 

maura.dellecase@gnn.it