L’Ict è a corto di specialisti: «I posti scoperti sono 135»

Allarme del Distretto tecnologie digitali: caccia a ingegneri, sviluppatori, sistemisti Contin: «Il fabbisogno cresce e il nostro territorio non riesce a soddisfarlo»

UDINE. Ingegneri informatici, sviluppatori di software, sistemisti, sviluppatori, designers, specialisti di internet of things. Cresce la domanda di competenze digitali, ma l’offerta resta bassa.

E le imprese del cluster digitale del Friuli Venezia Giulia lanciano l’allarme, parlando di ben 135 «posizioni aperte», leggi posti di lavoro vacanti, tra le associate del Distretto tecnologie digitali (Ditedi), il network che dal 2009 riunisce e rappresenta le imprese Ict della nostra regione.

Oltre cento le aziende affiliate, 29 quelle che lamentano la carenza di competenze specifiche. «Una ricerca di collaboratori – si legge in una nota del Ditedi – che si è fatta ancora più stringente in epoca post-Covid per le trasformazioni in ambito lavorativo che la pandemia ha provocato, accelerando la trasformazione digitale in modo trasversale ai settori».

«Vero che si tratta di competenze sempre più trasversali– conferma Francesco Contin, project manager Ditedi – ma in questo caso parliamo di un fabbisogno circoscritto alle aziende specializzate in Ict. Un fabbisogno che cresce e che il nostro territorio non riesce a soddisfare. Le cause? Sicuramente incide il fattore demografico, mentre non mancano le opportunità formative. Purtroppo il numero di iscritti alle facoltà scientifiche e agli stessi corsi post diploma degli Its resta basso, credo anche a causa della scarsa conoscenza delle opportunità occupazionali e professionali legate al digitale. Opportunità che non sempre riguardano figure senior – spiega ancora Contin – ma aperte anche a giovani con competenze di base da sviluppare attraverso percorsi formativi nelle aziende».

Quello del recruiting è uno dei colli di bottiglia con cui devono fare i conti le prospettive di crescita del comparto, come emerge anche dal recente Rapporto Fvg Digitale, la radiografia economica del settore delle aziende Ict in Friuli Venezia Giulia curata dalle Università di Udine e di Trieste in collaborazione con il Ditedi.

Dopo la presentazione al pubblico di luglio, il dossier sarà discusso con le aziende del cluster la prossima settimana, il 22 settembre, alla Lean Experience Factory (Lef) di San Vito al Tagliamento, il centro di formazione e consulenza digitale fondato nel 2011 dall’allora Unindustria Pordenone (oggi Confindustria Alto Adriatico) e altre realtà del territorio in cordata con Mc Kinsey, considerato oggi una «fabbrica modello» per i processi di trasformazione e formazione digitale.

Alla presentazione del rapporto seguirà la visita alla Lean Experience Factory, per presentare i servizi che essa mette a disposizione di tutto il territorio. «Negli anni – si legge ancora nella nota del Ditedi – Lef si è consolidata grazie alla fabbrica modello e alle partnership con diverse organizzazioni, diventando acceleratore di trasformazioni lean e digital e hub di relazioni con i migliori provider di soluzioni tecnologiche e organizzative.

Nel concreto, la digital company di San Vito al Tagliamento fornisce consulenza organizzativa e digitale, propone formazione esperienziale, testa le nuove tecnologie per verificare e validare l’impatto che avranno nella realtà di ogni giorno».