Imprese in allarme: troppi lavoratori non sono ancora vaccinati. Produzione a rischio dopo il 15 ottobre, quando diventerà obbligatorio esibire il Green pass

La privacy vieta la raccolta dei dati sensibili da parte delle aziende, ma le stime parlano di una percentuale vicina al 20% di dipendenti che non si sono ancora immunizzati. Circa 89 mila in Friuli Venezia Giulia

UDINE. Numeri precisi ancora non ci sono, del resto le regole sulla privacy impediscono ai datori di lavoro di sapere con certezza chi si è vaccinato contro il Covid e chi no.

Ma se i conti del Governo sono attendibili, con 4,1 milioni di lavoratori ancora da vaccinare, in Fvg la cifra dovrebbe aggirarsi attorno a 89 mila.

Ripartiti, più o meno equamente, in tutti i settori, dalla meccanica al legno, dalla chimica alla gomma-plastica, dall’alimentare alla siderurgia. 

A livello aziendale avere dati precisi non è ancora possibile, lo sarà dopo il 15 ottobre quando la certificazione diverrà obbligatoria anche per accedere al proprio posto di lavoro.

Allora si potranno valutare le implicazioni sui reparti produttivi.

Ricordiamo che senza Green pass il dipendente - nel settore privato - viene immediatamente sospeso.

Un’assenza o due, o qualche assenza, le grandi aziende le possono gestire; se i numeri però saranno elevati, il problema del come garantire la produzione, si porrà. Ci sono aziende dei settori del legno-arredo e della meccanica in cui oggi la quota di lavoratori senza Green pass è alta, attorno al 50%, in altre si attesta poco al di sotto.

L’incognita è: la mancata vaccinazione è da attribuirsi a convinzioni personali sull’immunizzazione oppure solo ad un semplice procrastinare?

La corsa alle prenotazioni che si registra anche in Fvg in questi giorni fa propendere per la seconda ipotesi; tenendo conto che per ottenere il famoso pass servono 15 giorni manca una settimana per aggiudicarsi la prima dose e ottenerlo in tempi utili.

E’ intuibile che se i dipendenti sono 2, il problema potrebbe essere relativo, ma se sono centinaia, e l’assenza di certificazione è determinata da convinzioni no-vax e non da un semplice procrastinare il momento dell’immunizzazione, il rischio che si intravede è: quante linee produttive si potranno attivare dal 15 ottobre?

Michelangelo Agrusti

«Il tema Green pass è ben presente - spiega Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico -. Non ci sono dati precisi su quanti siano i dipendenti non vaccinati, ma stimiamo possano essere attorno al 15% nella metalmeccanica e attorno al 20% nel legno-arredo. Ovviamente l’invito non può che essere quello di recarsi velocemente in un centro vaccinale; l’alternativa - ricorda Agrusti - è che si sottopongano a tampone ogni 48 ore, come prevede la norma».

Non sarebbe stato meglio che il Governo istituisse l’obbligo vaccinale piuttosto che l’obbligo del Green pass?

«Il Governo ha fatto una scelta, che personalmente condivido, e ha definito delle regole che vanno rispettate. Detto questo – ribadisce Agrusti –, vale la pena ricordare che la vaccinazione, per i cittadini, è gratuita, mentre il tampone no. E di questo costo le aziende non si faranno carico. Lo hanno fatto quando il vaccino non era disponibile e allo scopo di garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. Oggi il vaccino c’è, se qualcuno vuole fare altre scelte, ne sosterrà il costo».

Anna Mareschi Danieli

Su una posizione diversa Anna Mareschi Danieli, favorevole invece all’obbligo vaccinale.

«Capisco perfettamente i timori delle imprese. Dal 15 ottobre il Green pass diventa obbligatorio, per il lavoratore che ne è sprovvisto scatta la sospensione, ma l’impresa non può licenziarlo. Credo sia intuibile che le aziende non possano perdere i 20% della loro forza lavoro, e quindi comprendo quegli imprenditori che sono disponibili a sostenere il costo dei tamponi, anche se in questo modo depotenziano la certificazione che è, evidentemente, uno strumento per spingere la vaccinazione. Serve una soluzione - rimarca Mareschi Danieli - che il Governo, oggi, non ci sta dando. Io credo - conclude - che l’obbligo vaccinale, a partire dai 12 anni, sia necessario».

Tornando ai numeri, le stime trovano conferma in Fincantieri che, basandosi sul servizio mensa, indica una percentuale tra il 10 e il 20%, a livello di Gruppo, quella del personale ancora privo di Green pass.

Gianpietro Benedetti

In Danieli il presidente, Gianpietro Benedetti, non avanza stime: «Ci stiamo attrezzando per garantire il rispetto delle norme con i lettori ai tornelli. Mi auguro non si presenti il problema di una percentuale elevata di collaboratori privi di Green pass, perché credo che le persone di buon senso si vaccinino».

Giovanni Fantoni

«Se dovessimo azzardare basandoci sul servizio mensa - spiega Giovanni Fantoni, ad del Gruppo Fantoni - potremmo parlare di un 15%. Ciò che stiamo facendo è attrezzare l’azienda con i tornelli e i lettori Qr Code e stiamo definendo una serie di provvedimenti che ci consentano di avere un controllo preventivo sugli accessi a cui seguiranno i controlli a campione, come prevede la norma».

Mensa della Fantoni di Osoppo

E poi c’è la questione non vaccinati e no Green pass , il cui numero non è ininfluente per garantire la produzione.

«E’ un problema enorme di cui siamo consapevoli - aggiunge Fantoni - che cercheremo di affrontare anticipando i tempi. Abbiamo in programma alcune riunioni con il Comitato Covid durante le quali spiegheremo il rigore con cui effettueremo i controlli, ricordando che la norma prevede la sospensione senza stipendio per chi non si munisce di certificazione».

Piero Petrucco

In un settore diverso, quello edile, la Icop ha anticipato i tempi: «il Green pass è obbligatorio per tutti già da 15 giorni - spiega il vicepresidente Piero Petrucco -, ma da tempo ci siamo impegnati, e io in prima persona, in una campagna interna di comunicazione pro-vaccino. In questo momento abbiamo 5 persone non vaccinate, di cui due per motivi di salute, e le altre tre... beh spero di convincerle. Io credo che ci siano momenti in cui gli imprenditori devono prendere posizione, e questo è uno di quei momenti. Dobbiamo garantire luoghi di lavoro sicuri e tutelare la salute delle persone, soprattutto di quelle che non possono vaccinarsi».

e.delgiudice@gnn.it