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[L’opinione] Inflazione: transitoria o permanente?

Durante i mesi estivi i salari in Europa sono calati e negli Stati Uniti sono rimasti stabili. AI contempo i lavoratori vedono i prezzi dei beni che acquistano ogni giorno crescere a dismisura, molto più velocemente di quanto venga misurato dai dati ufficiali (CPI – Consumer Price Index). L’aumento dei prezzi e il calo, o stabilità, dei salari rappresenta lo scenario peggiore dal punto di vista monetario

Renato Viero*
2 minuti di lettura

All’inizio dicono che non c’è inflazione.

Poi dicono che l’inflazione osservata è solo un fenomeno transitorio.

E infine si colpevolizzano imprenditori (prima) e consumatori (dopo) per gli eccessi in essere presentando la soluzione sotto forma di controllo dei prezzi con effetti deleteri sul sistema economico e produttivo.

La storia economica e monetaria dimostra come legislatori e organi di controllo facciano appello ad una routine consolidata quando si tratta di gestire gli effetti di una politica monetaria fuori sincrono con il sistema economico.

Durante i mesi estivi i salari in Europa sono calati e negli Stati Uniti sono rimasti stabili. AI contempo i lavoratori vedono i prezzi dei beni che acquistano ogni giorno crescere a dismisura, molto più velocemente di quanto venga misurato dai dati ufficiali (CPI – Consumer Price Index).

L’aumento dei prezzi e il calo, o stabilità, dei salari rappresenta lo scenario peggiore dal punto di vista monetario. Il rischio è quello di veder soffocare la crescita futura e allontanare il miraggio keynesiano palesato da banchieri centrali e politici come scusa per il continuo e massiccio intervento monetario.

Se le banche centrali, con il benestare dei governi, continueranno a spingere questo enorme esperimento monetario il problema si aggraverà probabilmente durante l’inverno. Quando potremmo vedere i prezzi dell’energia e dei fattori produttivi continuare la loro frenetica corsa al rialzo.

Nessun governo o banca centrale sembra essere interessato a ridurre lo stimolo economico perché beneficiano dell’inflazione che ha l’effetto di calmierare il loro problema principale: il debito.

Potremmo pensare o potrebbe venir detto che energia e fattori produttivi siano un’anomalia all’interno di un paniere ampio. Dopotutto si tratta di misure economiche nuove, straordinarie, senza precedenti!

Non proprio. Un economista del 18esimo secolo, Richard Cantillon, ha descritto queste dinamiche che continuano a ripetersi nella storia delle nazioni e degli imperi in quello che è divenuto il celebre Cantillon effect: un cambiamento nei prezzi di alcuni specifici beni frutto di un’eccessiva offerta monetaria. I prezzi, infatti, non aumentano automaticamente e in maniera uguale dappertutto ma vi sono delle aree dell’economia più soggette di altre all’inflazione. E tipicamente queste aree sono quelle essenziali: ai consumatori e al sistema industriale. Si tratta di energia e fattori produttivi (materie prime).

Ritornando alla routine dei legislatori citata inizialmente siamo attualmente alla fase in cui i governi incolpano le imprese. L’amministrazione Biden attribuisce l’aumento dei prezzi sul Gas Naturale alla “speculazione”. In Europa i governi degli stati membri lamentano un aumentano dei

costi energetici a causa della tassa sull’inquinamento introdotta a livello comunitario, di cui essi stessi hanno ampiamente beneficiato, incolpando la speculazione e le società energetiche.

Potrebbe andare peggio?

Potrebbe eccome. Lo scenario peggiore potrebbe essere quello di una banca centrale che inizia a preoccuparsi dell’inflazione, mettendo fine alle manovre espansive, proprio nel momento in cui l’inflazione stessa inizia a soffocare la crescita economica.

Ma c’è ancora qualcuno che pensa veramente che le banche centrali utilizzeranno politiche forti di riduzione dell’inflazione dopo aver spinto trilioni nel sistema economico con l’obiettivo di creare inflazione e ridurre il debito nominale di cui i governi sono i primi beneficiari?

Il nostro posizionamento strategico continua a essere rialzista sull’inflazione, in altre parole restiamo esposti agli asset che beneficiano di un aumento dell’inflazione. O di un suo mantenimento a livelli alti.

*Renato Viero, CFA

RV Capital Partners

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