Momento d’oro per investire in Russia. Forte ripresa dell’export da Nordest verso la Federazione

Le esportazioni del Veneto verso il Paese si sono attestate a 629 milioni, + 18,5% sul primo semestre 2020. In calo invece l’export del Friuli Venezia Giulia (106 milioni) rispetto al primo semestre 2020 del 4,5%, ma comunque in aumento del 13,2% rispetto allo stesso periodo 2019

UDINE. «Per le imprese italiane questo è il momento ideale per investire in presenza strutturata in Russia, perché adesso costa meno con la debolezza del rublo. Come seconda manifattura d'Europa dobbiamo farlo adesso, prima che altri Paesi come la Cina ci taglino fuori».

Non usa mezzi termini Roberto Corciulo, presidente di IC&Partners, società di Udine specializzata in consulenza e servizi operativi per l’internazionalizzazione delle imprese.

«Le sanzioni hanno fatto bene alla Russia, perché l’hanno costretta ad avviare un processo di sviluppo e ammodernamento della sua struttura industriale, rendendosi molto più attraente per gli investimenti internazionali. Tant’è che nella classifica Doing Business della Banca Mondiale è salita dal 113esimo posto del 2011 al 28esimo di oggi».

«La Russia – continua Corciulo – è un mercato importante e vicino per l’Italia, che ci accoglie bene, ma bisogna esservi presenti direttamente per cogliere le opportunità. Certo per le loro dimensioni le nostre aziende non lo fanno molto, cioè lo possono fare solo le aziende medie più strutturate, e questo è un tema di riflessione forte per la politica e non solo rispetto alla Russia, perché la presenza nei mercati aiuta l’export, fondamentale per un Paese come l’Italia».

Gli fa eco Alessandro Minon, presidente di Finest, la società finanziaria di diritto singolare Legge 19/1991 per l’internazionalizzazione delle imprese delle regioni del Triveneto e gestore dello Sportello Unico Sprint del Friuli Venezia Giulia, che a Mosca ha da 20 anni un ufficio distaccato a supporto soprattutto delle Pmi: «La Russia è un mercato interessante in cui si possono fare ottimi affari, anche se a causa della debolezza del rublo la marginalità si è generalmente ridotta. Ma per crescere occorre agire in un’ottica di lungo termine. Non si può pensare che l’export con le vendite spot funzioni come in passato: in Russia occorre sempre più esservi presenti, con almeno una struttura commerciale snella in loco con personale russo, che segua direttamente i clienti sia per lo sviluppo commerciale sia per l'assistenza tecnica».

Corciulo e Minon sono intervenuti martedì 21 settembre al convegno pubblico “Dall’export alle joint venture: l’importanza della collaborazione tra aziende e regioni italiane e russe” organizzato a Milano dalla Camera di Commercio Italo-Russa (Ccir) presieduta da Vincenzo Trani.

Massimiliano Fedriga sulla Russia

Sull'importanza strategica della collaborazione economica con la Russia al  convegno Ccir si è espresso anche il Presidente della Regione Autonoma del Friuli Venezia e della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, Massimiliano Fedriga. Che ha sottolineato la forte presenza di aziende friulane in Russia, i dati incoraggianti dell’ultimo Rapporto Sace sulle prospettive export che pongono la Russia tra i mercati Medaglia d’Oro 2021 assieme a USA e Germania, la crescente collaborazione tra i sistemi camerali dei due Paesi, l'impegno per un’azione comune delle Regioni italiane, la necessità di un approccio non ideologico alla questione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ma ha anche posto la questione delle materie prime: «L’approvvigionamento rappresenta un problema per l'Italia e per il mondo. Rischiamo che con la speculazione internazionale in essere le nostre rispettive aziende si trovino danneggiate per la carenza e i prezzi che sono andati oltre ogni logica di mercato. Quindi servono azioni condivise tra i Paesi per trovare un terreno di confronto e arginare questi fenomeni».

Export del Nordest in Russia

Intanto è tornato a crescere l'interscambio commerciale tra le regioni del Nordest e la Federazione Russa nel primo semestre 2021. Non solo le importazioni – valore aumentato rispetto al primo semestre 2020 del 140% in Veneto (284 milioni di euro) e dell'84% in Friuli Venezia Giulia (156 milioni),  influenzato dal forte rialzo del prezzo delle materie prime e dei derivati che sono la voce più importante -, ma anche l'export. Soprattutto del Veneto (629 milioni, + 18,5% sul primo semestre 2020). Cresce anche il Trentino Alto Adige (48 milioni, +3% tendenziale). Cala invece del 4,5% l'export del Friuli Venezia Giulia (106 milioni) rispetto al primo semestre 2020 del 4,5%, comunque in aumento del 13,2% rispetto allo stesso periodo 2019.

In ogni caso l'export verso la Russia rimane ancora al di sotto dei picchi del passato. E c’entra poco il Covid. Perché a rendere più difficili le esportazioni in Russia è stata la combinazione dopo il 2014 di sanzioni commerciali per la crisi Ucraina, deprezzamento del rublo e progressiva politica di import substitution di Mosca volta a favorire lo sviluppo delle produzioni interne per ridurre la dipendenza estera.

L'export verso la Russia riprende quindi e sicuramente può crescere ancora come prevede il recente Report Sace. Ma per un business stabilmente orientato alla crescita in questo mercato, occorrerà operarvi  direttamente.

L'esempio del Friuli Venezia Giulia

Negli ultimi 10 anni la quota della Russia come destinazione dell’export del Friuli Venezia Giulia si è dimezzata. In media da circa il 3% sino al 2014 all’1,5% degli ultimi anni tre anni.

Secondo i dati Istat elaborati da Ires Fvg, l’export regionale verso la Federazione Russa è sceso dalla punta di circa 600 milioni di euro del 2008, quando rappresentava il 4,4% del totale, a poco più di 230 milioni nel 2020 pari all’1,6%.

E nel primo semestre 2021 la quota russa dell’export regionale è stata dell’1,3%, cioè 106 milioni di euro su complessivi 8,1 miliardi, in aumento tendenziale del 13,2% rispetto al 2019 ma in calo del 4,5% rispetto al 2020 (quest’ultimo dato quindi in contro tendenza rispetto alla crescita generale del 27,7% dell’export regionale rispetto ai primi sei mesi del 2020).

Meccanica strumentale e mobili sono le voci principali: nei primi sei mesi del 2021 le macchine industriali in particolare hanno pesato per il 42,1% e i mobili per il 19,2%.

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