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Inaugurata in fiera a Verona l’edizione 2021 di Marmomac ad alto tasso d’internazionalità

Proviene dall’estero il 45% delle 756 aziende espositrici, pari a 329 imprese da 39 diversi Paesi. In particolare, partecipano 80 aziende dalla Turchia, 15 dal Brasile, 11 dall’Egitto e 6 dall’Iran

Edoardo Bus
2 minuti di lettura

Il taglio del nastro dell'edizione 2021 di Marmomac a Verona

 

VERONA. Il “convitato di pietra” della cerimonia di apertura del 55° Marmomac è il Covid. Pur nell’euforia e nel piacere di ritrovarsi finalmente in presenza, tutti gli intervenuti hanno fatto continui richiami al virus che, purtroppo, è ancora tra noi. A partire dal sindaco di Verona, Federico Sboarina, che ha ricordato come «fino a pochi mesi fa qui in fiera c’era un centro vaccini ed ora possiamo finalmente ospitare una grande fiera internazionale», passando per il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha confrontato un’economia dai fatturati in impennata con i dati dei contagi da coronavirus finalmente in remissione, fino al presidente di Confindustria Marmomacchine, Roberto Luongo, che ha affermato: «Nel primo semestre 2021, anche grazie al traino degli Usa, siamo quasi tornati ai livelli pre pandemia, ma non ne siamo ancora completamente usciti, anche perché il Far East è ancora bloccato. Per cui penso che solo dal 2023 potremo tornare ad un interscambio in tutto il mondo».

Comunque, l’edizione di Marmomac che torna in presenza offre dei numeri molto positivi e conferma l’alto tasso di internazionalità. Proviene infatti dall’estero il 45% delle 756 aziende espositrici, pari a 329 imprese da 39 diversi Paesi. In particolare, partecipano 80 aziende dalla Turchia, 15 dal Brasile, 11 dall’Egitto e 6 dall’Iran.

Lo spazio espositivo ammonta a oltre 60mila metri quadrati, distribuiti tra 9 padiglioni e le aree esterne. Alla manifestazione partecipano 250 top buyer esteri, figure ritenute altamente strategiche per consentire alle imprese di approcciare nuovi mercati.

Il protagonista marmo, come ha ricordato Maurizio Danese, presidente di Veronafiere: «E’ uno dei più importanti settori del made in Italy, che prima del Covid valeva a livello nazionale quasi 3,9 miliardi di euro, per un totale di 3.200 aziende e circa 34mila addetti».

Sono questi i numeri della 55ª edizione di Marmomac, il più importante evento mondiale incentrato su pietra naturale, graniti, tecnologie di lavorazione, mezzi di trasporto e sollevamento, design applicato e servizi, in programma a Veronafiere da oggi a sabato 2 ottobre. Numeri che, sottolinea Zaia, «appartengono ad un’economia che sta ripartendo. Dopo due anni, ci ritroviamo a Verona per un evento che conferma la leadership mondiale delle imprese italiane in un settore che vede, ancora una volta, il Veneto primeggiare per quantità di aziende – ben 1.200 – e livello produttivo. Sono felice e orgoglioso che siano presenti ben 39 Paesi da tutto il mondo. È un segnale importante».

Tra le curiosità di questa edizione i “Marmomac Talks”, incontri, lectio e workshop per mantenere vivo e attuale il dibattito sul settore litico attraverso l’intervento di professionisti ed esperti. Ma anche vere proprie opere d’arte in marmo come la vasca Fida, una scultura scavata da un monolite di Pietra di Vicenza Grigio Alpi Spazzolato, o anche la Breccia Aurora Marina Blu utilizzata per il top di un tavolo di un metro e mezzo di diametro, e poi ancora lampade, cucine, fino al Maxi Swatch alto 2 metri e 10, un orologio che è la rappresentazione massima del design essenziale.

Le statistiche ufficiali elaborate dal centro Studi di Confindustria Marmomacchine relative ai primi sei mesi dell'anno certificano l'atteso e forte "rimbalzo" delle esportazioni dell'industria lapidea e tecno-marmifera italiana, che rappresentano oltre il 70% del fatturato complessivo del settore.

Dopo le difficoltà del 2020 sia le vendite all'estero di pietre naturali (+33,6% l'incremento rispetto al 1° semestre 2020) che delle relative tecnologie d'estrazione e lavorazione (+38,8%) hanno pienamente recuperato, a livello semestrale, i valori pre-pandemici.

In crescita anche le vendite in Italia, che sempre nei primi sei mesi dell'anno sono cresciute circa del 40% per i materiali lapidei e intorno al 50% per le tecnologie, per un totale di 670 milioni di euro.

Dati cui contribuisce in maniera determinante il “Verona Stone District”, che «è un distretto di importanza strategica per il Paese – ha ricordato Roberto Luongo, direttore generale di ICE Agenzia –  che esporta l’80% del prodotto finito».

In effetti, si tratta di uno dei distretti del marmo più grande d’Italia, con 5.500 addetti lavorano alla creazione di prodotti di alta qualità contribuendo all’aumento dell’export nel primo semestre 2021 che, confrontato con lo stesso periodo 2019, cresce di oltre il 14%, per un ammontare che supera i 200 milioni di prodotto venduto.

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it

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