La tutela del Prosecco vale anche per il turismo: “Nelle colline patrimonio Unesco un flusso di 250mila presenze, in 10 anni quadruplicheranno”

"E’ importante che, nel dossier che il ministero delle Politiche Agricole presenterà alla Commissione, sia evidenziato come per l'Unesco Prosecco rappresenti l'identificazione di un sito che è e deve restare patrimonio dell'umanità per anni”. Lo ha detto Carina Montedoro, presidente dell'Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

VENEZIA. "Tutelare il nome Prosecco significa, non solo, combattere il cosiddetto "italian sounding”, ma anche evitare un danno dal punto di vista turistico". Lo ha detto Carina Montedoro, presidente dell'Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, durante l'audizione in Commissione Agricoltura del Senato, in relazione al questione Prošek.

"Come associazione - ha aggiunto - pensiamo infatti che la problematica Prošek vada trattata in due direzioni, da un lato la tutela a 360 gradi delle denominazioni, sinonimo di garanzia e qualità dei nostri prodotti, dall'altro la tutela di un'area che nel Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene si identifica e da cui trae nome, proprio perché l'attività della coltivazione di queste viti è uno degli elementi di unicità sui quali abbiamo costruito la nostra candidatura".

Per Montedotoro "è importante che, nel dossier che il ministero delle Politiche Agricole presenterà alla Commissione, sia evidenziato come per l'Unesco 'Prosecco' rappresenti l'identificazione di un sito che è e deve restare patrimonio dell'umanità per anni. Oggi le nostre Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene hanno un flusso turistico di circa 250mila presenze, ma le previsioni sono che in 10 anni questi numeri salgano, fino a quadruplicare".