Scarsità di materie prime e aumento dei costi mettono in ginocchio l’industria dei pannelli

Un'immagine dell'area produttiva della Fantoni

Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli: «Il prezzo del gas in un anno è aumentato del 600%, quello dell’urea segna +300%, non dimenticando i costi della logistica: è a rischio la produzione»

UDINE. Interruzione dei cicli produttivi e crollo della marginalità sono i rischi, quantomai concreti, che corrono le imprese alla luce della difficoltà di reperimento delle materie prime e dell’aumento smisurato dei costi.

A dare l’allarme è il presidente nazionale di Assopannelli, Paolo Fantoni, che durante la recente assemblea della categoria, ospitata all’Adi Design Museum di Milano, ha fatto il punto della situazione segnatamente a un comparto, quello dei pannelli, che sta vivendo un momento di forte rimbalzo della domanda ma che rischia, per l’effetto combinato delle materie prime irreperibili e dei loro costi stellari, come del resto quelli dell’energia, di restare al palo.

«L’impennata ha coinvolto tutto il mondo del pannello – dichiara Fantoni, che è anche presidente dell’omonimo gruppo industriale di Osoppo –. In meno di un anno il costo del gas è aumentato del 600% e l’urea, elemento fondamentale assieme al metanolo per i collanti (oggi praticamente introvabile in Europa), è cresciuta del 300%. A questo si somma caro carburanti – continua Fantoni –, che ha fatto esplodere i costi della logistica, in particolare dei noli marittimi, impedendo così anche l’effetto calmierante dato da un commercio mondiale a vasi comunicanti».

Paolo Fantoni, presidente del Gruppo Fantoni e di Assopannelli

Come detto, alla luce di una domanda di arredo che continua ad essere spinta, Assopannelli denuncia due ordini di problemi.

Il primo è legato all’indisponibilità dei rifornimenti dalla quale per Fantoni deriva «il rischio di interruzione dei cicli produttivi». Il secondo all’aumento dei costi lungo tutta la filiera, «con indici – sottolinea l’industriale friulano – che vanno dal 20 al 400% e che non vengono trasferiti al consumatore finale (pena la contrazione della domanda), ma assorbiti dalle aziende produttrici «portando al crollo della marginalità».

L’ennesimo elemento di complessità è legato all’esposizione finanziaria delle aziende per le quali «acquistare bene oggi – conclude Fantoni – è più importante che vendere bene». 

maura.dellecase@gnn.it