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Prosek è la traduzione di Prosecco. No al vino croato, «va tutelata la nostra Dop»

Un’antica mappa del territorio ai tempi dell’impero austro-ungarico indica con il nome Prosek l’odierna Prosecco, piccolo paese sul Carso triestino. L’europarlamentare De Castro interroga il commissario Ue. «Vogliamo scongiurare che la denominazione protetta Prosecco, una delle più emblematiche a livello Ue, diventi oggetto di imitazioni e abusi, in particolare nell’Unione europea»

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Particolare della mappa del 1569 dove compare la località Prosecco

 

TRIESTE. Legare il territorio ad un determinato prodotto, è il mattone fondante della Dop. E ben lo si sa a Nordest dopo aver imparato dall’esperienza del Tocai, sacrificato sull’altare della diplomazia all’Ungheria.

E proprio per evitare che l’incidente si possa ripetere, ecco che il Prosecco prende il nome dal territorio, nello specifico dal piccolo paesino del Carso triestino. Prosecco, appunto.

Un piccolo paesino con una storia centenaria, visto che vi è traccia della sia esistenza su un’antica mappa del 1.500, con tanto di indicazione del nome nella sua versione austro-ungarica, Prosek.

Dunque Prosek altro non è che la traduzione di Prosecco, e non può essere utilizzato per promuovere un prodotto, un vino dolce croato, che con il luogo da cui prende la denominazione, nulla ha a che fare.

Il vino Prosek

 (ansa)

E’ su queste basi che l’europarlamentare Paolo De Castro, ha depositato una interrogazione prioritaria al commissario europeo all’Agricoltura della Ue Janusz Wojciechowski.

«Il governo di Zagabria - ricorda De Castro - ha recentemente presentato domanda di protezione della menzione tradizionale “Prosěk”. Ma l'Unione, già nel 2009, ha registrato la Dop “Prosecco” riconoscendo che i primi documenti in cui viene citato, risalgono al 1600 e parlano di un vino bianco che ha origine in particolare nel territorio del paese di Prosecco, in provincia di Trieste. Ma non è tutto: esistono infatti cartografie ufficiali, risalenti al XVI secolo, dove il paese di Prosecco veniva chiamato Prosek nell'allora amministrazione dell'impero austro-ungarico, confermando come “Prosek” altro non sia che la traduzione di “Prosecco”».

Una bottiglia di Prosecco del Consorzio di tutela

 

Da qui la richiesta di chiarimento rivolta dall'eurodeputato PD al commissario Ue: «Il commissario è a conoscenza di questi elementi? - chiede De Castro - Ha valutato se non creino confusione nel consumatore, prima di pubblicare nella Gazzetta ufficiale Ue la domanda di protezione della menzione tradizionale prosek?» .

E, ancora, in che modo «intende garantire la corretta applicazione della legislazione Ue da parte degli Stati membri, rafforzando il rispetto del diritto comunitario in materia di Indicazioni geografiche?».
«Continuiamo a lavorare sulla base di evidenze concrete – conclude l'europarlamentare PD – per scongiurare che la denominazione protetta Prosecco, una delle più emblematiche a livello Ue, diventi oggetto di imitazioni e abusi, in particolare nell’Unione europea».

e.delgiudice@gnn.it

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