La nube prezzi sulla vivacità degli ordinativi

Alcune delle situazioni straordinarie vissute nel 2020 stanno tornando al pre pandemia e quest’anno sotto il profilo dei ricavi appare un anno positivo per l’industria italiana Ma all’orizzonte c’è il ritorno dell’inflazione, spinta in particolare dal rincaro dell’energia

La pandemia e le misure che sono state prese per arginare i contagi hanno impattato sull’operatività di tutte le imprese anche se con intensità (e segno) diversi. Attraverso i bilanci presenti in questa edizione di Top 100 è possibile rivivere un anno vissuto in altalena: il lock down dei primi mesi, l’euforia estiva, le nuove misure di contenimento adottate nella seconda parte dell’anno, le nuove modalità di lavoro (telelavoro, smart working…), le nuove abitudini di consumo (l’incremento degli acquisti on-line ma anche lo spostamento dai pranzi e cene fuori casa a quelli a casa) e le limitazioni agli spostamenti sia per lavoro che per turismo.

I dati sulla produzione industriale del 2020, presentati a febbraio di quest’anno fornivano una prima indicazione di quello che ci si sarebbe potuti aspettare dai bilanci delle imprese. Rispetto al 2019, nell’anno della pandemia, la produzione industriale in Italia è arretrata del 11,4%, un valore medio che nasconde grandi differenze.

Il settore tessile, dell’abbigliamento pelli e accessori ha segnato una riduzione del 28,5% della produzione. Sul dato incidono molti fattori, tra i principali i periodi di chiusura delle attività commerciali e il drastico calo della domanda dovuta alle diverse abitudini di consumo. Se si guarda alla Top 100 di quest’anno ci si accorge che molte delle imprese che operano in questo settore sia sul fronte produzione di beni che distribuzione degli stessi hanno subito arretramenti, in alcuni casi anche consistenti, nel volume dei ricavi.

Sulla stessa linea d’onda anche le aziende che lavorano in un settore che ha dinamiche simili a quello del tessile abbigliamento e che è particolarmente rilevante nelle regioni del Nordest: quello dell’occhialeria. Tornando ai dati della produzione industriale, in Italia il secondo comparto più colpito è quello dei mezzi di trasporto (-18,3%).

Il dato non sorprende: il 2020 ha visto due mesi di blocco quasi totale degli spostamenti e limitazioni per tutto il 2020 (si pensi a tutti i provvedimenti che limitavano la mobilità tra regioni diverse). Tale situazione non ha colpito solamente i produttori di mezzi di trasporto ma il comparto della mobilità intesa in senso ampio.

A fare le spese del blocco dei flussi internazionali di merci che ha generato una riduzione delle esportazioni italiane stimato attorno al 10% e delle importazioni di poco più del 13% sono state le imprese che operano nel mondo dei trasporti e della logistica.

La ridotta mobilità ha generato anche una riduzione della domanda di automobili e dei carburanti. Tutte dinamiche che lasciano segni importanti sui bilanci delle imprese presenti nella Top 100 che operano in tali settori.

Tornando ai dati consuntivi sulla produzione industriale va ricordato che il dato medio (-11,4%) nasconde anche l’andamento di quei settori che in un anno così turbolento sono riusciti a limitare le perdite. In Italia le industrie alimentari e delle bevande hanno fatto segnare un arretramento “contenuto” (se paragonato al dato generale) della produzione, pari a -2,5%.

I bilanci delle imprese del Nordest permettono di aggiungere ulteriori elementi a tale evidenza. Il primo elemento da considerare è che le aziende e i gruppi impegnati prevalentemente nella produzione alimentare non hanno un andamento univoco dei ricavi. Alcune vedono una crescita altre una riduzione.

Uno dei fattori che genera tali differenze è probabilmente legato al tipo di mercato di sbocco. Chi produceva beni destinati ad essere consumati nei ristoranti, negli hotel e nei bar (si pensi al settore del caffè) ha risentito della prolungata chiusura e delle successive limitazioni nell’operatività che ha patito il settore alla quale si aggiungono anche le pesanti riduzioni dei flussi turistici.

Le aziende che producono beni destinati al consumo privato hanno beneficiato delle nuove abitudini di lavoro e di studio: telelavoro e formazione a distanza hanno spinto il consumo di alimenti a casa. Un andamento che trova riscontro nel dato che riguarda i tanti operatori del settore della distribuzione presenti nella Top 100 che vedono, in linea generale, un aumento dei ricavi rispetto a quelli pubblicati nella classifica dello scorso anno.

L’andamento di un altro comparto molto importante per l’economia del Nordest, quello della meccanica, risulta di più difficile interpretazione. Il dato della produzione a livello nazionale fa segnare una riduzione importante dei volumi di produzione di macchine e attrezzature (-14,8%) dovuto, in gran parte, all’aumento dell’incertezza generato dalla pandemia che ha gelato gli investimenti, riducendo la domanda per quelle imprese che producono beni di investimenti.

I dati delle imprese presenti nella Top 100 in linea di massima confermano tale andamento anche se alcuni andamenti appaiono in controtendenza. Va però ricordato che sotto l’ombrello della meccanica operano imprese molto diverse sia per la tipologia di prodotto che di mercato.

Chi ha commesse pluriennali gode di un effetto di trascinamento che sposta più avanti la crisi scaricandone gli effetti sul portafoglio ordini futuro più che sui livelli di produzione attuali. Se il passato appare chiaro, anche nella sua straordinarietà, resta da chiedersi che bilanci vedremo il prossimo anno.

Alcune delle situazioni straordinarie vissute nel 2020 stanno tornando alla situazione pre-pandemia. In termini generali il 2021 appare un anno positivo per l’industria italiana. Gli ultimi dati disponibili sul fatturato evidenziavano, per i primi otto mesi dell’anno, un recupero rispetto al 2020 del 25,8%.

Le principali indagini congiunturali confermano una situazione buona e in alcuni casi ottima sul fronte ordinativi. Ma dalla primavera di quest’anno si sono fatte sempre più urgenti due questioni legate tra di loro: la difficoltà di approvvigionamento di materie prime e l’aumento del loro prezzo. Le cause che generano tale situazione sono diverse e in alcuni casi legate ad un settore specifico.

In termini più generali l’elemento che preoccupa maggiormente alcuni analisti è il ritorno dell’inflazione, spinta, in particolar modo, dal rincaro dell’energia. Resta da capire quanto “transitorio” sia questo shock energetico che a sua volta incide sul prezzo di molti beni.

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