Cdp, la sfida elettrica a Nordest vale per le imprese dai 3 ai 4 miliardi di euro

Un report di Cassa depositi e prestiti focalizza le strategie per un trasporto pubblico sostenibile. Parla il Chief Economist Andrea Montanino: «Grandi risorse nel Pnnr»

PADOVA. La transizione verso la mobilità elettrica non è una rivoluzione che si ferma alla trasformazione del settore automotive ma è un cambio di paradigma per il trasporto che impatterà ovunque, a cominciare da come ci muoviamo nelle nostre città. Il trasporto pubblico urbano è infatti investito da questo cambiamento.

Ciò significherà anche dare il via ad una nuova dimensione produttiva, che in questo momento non esiste nel nostro Paese ma che può portare nuove e interessanti possibilità di business per le imprese locali, specialmente per quelle del Nordest, dove il tessuto produttivo è fortemente esposto sul comparto della meccanica e dell’automotive.

Su questi temi si concentra lo studio “Trasporto Pubblico Sostenibile: il caso dell’elettrico”, realizzato da Simona Camerano, Alberto Carriero, Cristina Dell’Aquila e Laura Recagno del Think Tank di Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), coordinato dal Chief Economist Cdp Andrea Montanino.

«Nel Pnrr – che non è solo un piano di ripresa nel breve periodo ma un documento di trasformazione strutturale del Paese – si inserisce anche la volontà di cambiare il parco mezzi del trasporto locale, poiché sono tendenzialmente composti da mezzi con un’età media di 12 anni», spiega Montanino segnalando che «non si tratta di un semplice rinnovo del parco, ma di un salto tecnologico che gli enti locali dovranno compiere per cambiare il trasporto urbano in una logica green, con nuovi servizi da attivare, infrastrutture di ricarica, capacità di gestione e aziende in grado di assolvere alla richiesta di mezzi».

Andrea Montanino

Una nuova infrastruttura elettrica determinerà quindi una serie di cambiamenti, il primo in ordine di tempo sarà rispondere alla domanda dei nuovi mezzi. Una grande possibilità per le imprese locali già attive nel settore o che vogliono aprirsi a questo mercato, visto che al momento «la produzione di autobus elettrici è concentrata in Cina per il 90% e anche il mercato è tutto cinese, il 98% dei mezzi che circolano infatti si trova in questo Paese», segnala il Chief Economist di Cdp. Per questo tipo di trasformazione sono state messe a disposizione risorse importanti «ma non abbiamo ad oggi in Italia una vera capacità produttiva e quindi una delle sfide è quella di poter creare anche una filiera produttiva nazionale che possa poi rispondere alla domanda generata. È evidente che questa potrebbe essere una grande opportunità per un territorio come il Nordest», aggiunge Montanino.

Per attuare il ricambio e l’infrastrutturazione del trasporto pubblico urbano ci sono 1,3 miliardi di euro che vengono in realtà dal Piano Strategico Nazionale di Mobilità Sostenibile destinati alle città metropolitane e ai comuni sopra i 100.000 abitanti per il rinnovo del parco autobus. Ma poi ci sono le risorse del Pnrr, circa 3,6 miliardi che riguardano non solo gli autobus, ma anche filobus, tram e metropolitane. «Qui il tema non è tanto la quantità di denaro disponibile ma la capacità di fare un salto tecnologico duraturo e di assorbire la domanda che arriva dalle città: dai mezzi ai punti ricarica, dalla componentistica ai servizi. Qui si tratta di creare un vero e proprio mercato», spiega Montanino.

La meccanica è uno dei settori preponderanti per l'economia del Veneto e in parte anche del Friuli-Venezia Giulia. In questi territori ci sono alcuni distretti che sono fornitori storici per diverse componentistiche per il comparto della Automotive. Distretti che già stanno affrontando la transizione verso l’elettrico.

Quello che sta avvenendo nella mobilità individuale «può essere utilizzato e traslato anche per questo tipo di trasporto, ma una nuova filiera deve agganciarsi a un produttore che faccia da leader e in questo momento sono tutti in Cina – fa notare il Chief Economist Cdp –. Serve probabilmente un accentramento negli acquisti per utilizzare il poco tempo che il Pnrr offre. Si sta creando una domanda che oggi vale 3-4 miliardi di euro, se fossi un imprenditore guarderei con attenzione a una opportunità di queste dimensioni». 

r.paolini@gnn.it