Il Nordest nella top five dell’acciaio italiano

Il Veneto è la seconda regione siderurgica del Paese con un fatturato di 6,9 miliardi, il Fvg al quinto posto con 3,2 miliardi

PADOVA. Il Nordest si conferma sul podio dell’acciaio italiano anche nell’annus horribilis 2020.

Veneto seconda regione siderurgica dietro la Lombardia con fatturato del settore di 6,9 miliardi di euro l’anno scorso, e Friuli Venezia Giulia quinta regione con 3,2 miliardi subito dopo Emilia Romagna e Piemonte.

I dati sono stati resi noti in occasione di Bilanci d’Acciaio 2021 di Siderweb, con l’analisi dei risultati economico-finanziari 2020 della siderurgia italiana e le previsioni per il 2021 e 2022.

Cinque le categorie: produzione (semiprodotti, acciai inossidabili, acciai comuni e legati); prima trasformazione (fabbricazione di tubi, laminazione di semiprodotti); distribuzione; centri servizio; commercio di rottame e ferroleghe. A guidare la classifica delle provincie trivenete per fatturato del comparto siderurgico sono Udine (circa 2,8 miliardi di euro nel 2020) e Vicenza (2,6 miliardi), seguite da Padova e Verona appaiate a circa 1,8 miliardi.

E Vicenza ha espresso anche due delle cinque aziende italiane premiate in occasione di Bilanci d’Acciaio 2021 per i migliori tassi di crescita e redditività nel difficile 2020: Tubisteel nella categoria prima trasformazione (che aveva già vinto nel 2017 e nel 2020) e Acciaierie Valbruna tra i produttori. Lombardi gli altri tre operatori con indicatori di bilancio al top nelle rispettive categorie di distribuzione, centri servizio e commercio.
L’analisi del settore nazionale, condotto su oltre 5mila bilanci, evidenzia come nel 2020 la redditività operativa complessiva (Roa) sia diminuita in tutti i comparti, segnando il peggior risultato dell’ultimo triennio.

Ma per il 2021 si attende un miglioramento del risultato economico, mentre si guarda con più prudenza al 2022. «La ripartenza post Covid è stata più forte di quella che potevamo preventivare», ha commentato il presidente di Federacciai e di Acciaiere Venete, Alessandro Banzato.

«Nel 2021 ci aspettiamo una ripresa forte, seppur con punti critici. In particolare, il costo delle materie prime e dell’energia elettrica hanno condizionato non poco quest’anno».

Elogio della flessibilità come fattore fondamentale per il comparto distributivo è stato espresso da Andrea Gabrielli, presidente del Gruppo Gabrielli: «Abbiamo dato fondo ai magazzini e alle scorte per riuscire a giocare il nostro ruolo da “pivot” nella filiera. Il 2021 sarà un anno eccezionale per domanda e rivalutazione delle scorte. Il prossimo anno avrà sicuramente marginalità ridimensionate, con prezzi contenuti rispetto al passato e servirà una nuova logica di riposizionamento».
L’ufficio studi di Siderweb, in collaborazione con i professori Claudio Teodori e Cristian Carini dell’Università degli Studi di Brescia, ha in particolare analizzato come nel 2020 sia peggiorata per il secondo anno consecutivo la redditività dell’acciaio, perché dopo un 2019 già difficile la crisi sanitaria ed economica ha provocato un’ulteriore contrazione. In compenso è aumentata la solidità del comparto, con i migliori risultati dell’ultimo triennio grazie al minor indebitamento delle aziende, a cui si accompagna anche un modesto miglioramento degli indicatori di liquidità.

Rilevante nel 2020 il calo del giro d’affari della siderurgia per il blocco da lockdown dell’attività economica e la diminuzione del prezzo medio annuo di vendita dei prodotti. Il fatturato totale delle imprese della parte alta della filiera (utilizzatori esclusi) nel 2020 è stato di 44,1 miliardi di euro (-14,7% rispetto al 2019), il valore aggiunto di 6,2 miliardi (14,0% del fatturato), l’Ebitda di 2,5 miliardi (-29,9%), mentre l’utile si è fermato a 546 milioni (-50%).

Buone le previsioni 2021 e 2022. Per le costruzioni, che assorbono circa il 35% del consumo di acciaio, si attende nel 2021 +21,6% in Italia (-8,1% nel 2020) e +6,2% in UE, e nel 2022 +3,2% in Italia e +4,5% in UE. Mentre per l’automotive si prevede nel 2021 +9% in UE e +22,3% in Italia, e nel 2022 rispettivamente +12,9% e +10%.

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