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Novembre nero per l’automobile: a Nordest mancano all’appello oltre 10 mila vetture

Stando ai dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le immatricolazioni a nordest sono state a novembre 22.800, il 23% in meno rispetto allo stesso mese del 2020 e ben il 32% in meno rispetto al 2019. All’origine dell’inchiodata ci sono la crisi dei microchip, l’esaurimento degli incentivi e le forti incertezze legate all’alimentazione elettrica come confermano due dei gruppi leader dell’area: Autotorino e De Bona morors

Maura Delle Case
2 minuti di lettura

PADOVA. Nuova inchiodata, a novembre, per il mercato dell’auto. A livello nazionale sono state immatricolate 104.478 autovetture, un quarto in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

A Nordest è andata poco meglio, con 22.800 auto immatricolate, il 23% in meno rispetto al 2020, ma solo grazie al traino del Trentino Alto Adige, dove la riduzione si è fermata al -20%, per un totale di 12.807 immatricolazioni (nel 2020 erano state oltre 16mila, tante per effetto dell’Ipt minima).

Resta invece profondo il gap di Veneto e Friuli Venezia Giulia, peggiore in entrambe le regioni rispetto alla media nazionale e pari, rispettivamente, a -27% in Veneto(per un totale di 8.240 immatricolazioni) e -30% in Fvg (1.759 auto immatricolate).

Se poi si va a guardare il corrispettivo dell’ultimo novembre ante Covid, nel 2019, il differenziale aumenta ancora: -30% in Veneto, -32% in Fvg, sprofonda del -33% anche il Trentino Alto Adige. A livello nazionale la distanza si attesta a -31%, che diventa -32% stringendo l’inquadratura sul Nordest.

Crisi del microchip, situazione economica generale, demonizzazione del diesel, incertezza sulla motorizzazione elettrica e fine degli incentivi sono le cause che, ben shakerate, stanno zavorrando il mercato secondo l’inchiesta mensile congiunturale realizzata da Centro Studi Promotor.

Stando al report, l’81% dei concessionari interpellati indica come prima causa dello stallo la crisi del microchip, seguita dalla situazione economica generale (40%), ma pesano anche l’incertezza sul passaggio all’elettrico e le forti remore ad acquistare auto ad alimentazione tradizionale per il timore che finiscano presto “fuori corso”.

La concessionaria Mercedes Benz di Autostar a Tavagnacco 

 

Non indifferente infine l’esaurimento dei contributi per l’acquisto che la legge di Bilancio 2022 non prevede di rifinanziare, con non poco disappunto degli stakeholder. Compresi quelli nordestini che guardano agli incentivi come alla leva per dar gambe alla ripartenza del settore.

La pensano così due big, protagonisti del mercato nel quadrante orientale del Paese, come Autostar (gruppo Autotorino) e De Bona Motors.

«In Veneto e Friuli Venezia Giulia, dove rappresentiamo i marchi di Mercedes-Benz e del gruppo Bmw, le immatricolazioni di novembre flettono – spiega Plinio Vanini, presidente del gruppo Autotorino-Autostar –, ma solo del 9% rispetto allo scorso anno, mentre sono in linea con il 2019. Registriamo inoltre un dato importante sugli ordini: +12% rispetto all’anno scorso, +17% rispetto al 2019».

Plinio Vanini, presidente del gruppo Autotorino Autostar

 

Forte dei brand di 8 tra i principali gruppi automobilistici, Autotorino è presente a Nord in ben 23 province, occupa circa 1.900 persone ed ha chiuso il 2020 a 1,1 miliardi di euro (1,2 nel 2019). Nonostante la difficile congiuntura, a novembre ha messo a segno un risultato storico: «Abbiamo superato per la prima volta le 50mila auto vendute a livello di gruppo e puntiamo alle 55.000 vetture per fine anno» conclude Vanini guardando al futuro con l’auspicio che, «dopo 2 anni di richieste del comparto automotive, venga finalmente deliberato un piano di incentivi di medio periodo e di revisione della fiscalità dell’auto».

Gaetano De Bona, presidente del gruppo De Bona Motors

 

Gaetano De Bona punta i riflettori sulla mancanza di materie prime e microprocessori. «A questo si deve il calo di novembre» spiega il presidente del gruppo partito da Belluno e oggi presente in modo capillare in Veneto e Fvg con 16 marchi – dai brand di Stellantis a Hyundai, Kia, Seat e Volkswagen – 620 dipendenti e un fatturato di 400 milioni nel 2020, che quest’anno dovrebbe chiudere a 420 (nel 2019 era di 340), anche grazie alle acquisizioni più recenti, messe a segno quest’anno a Bolzano (Jaguar e Land Rover) e l’anno scorso a Vicenza (marchi Stellantis).

Concessionaria De Bona a Padova 

 

«Oggi – spiega De Bona – le vendite vanno un po’ meglio delle immatricolazioni, ma il momento di difficoltà non è ancora superato. Va detto che c’è molta voglia di automobile. Previsioni? Il I° trimestre 2021 sarà simile all’ultimo trimestre 2021. Superato quello, incrociamo le dita». 

maura.dellecase@gnn.it

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