Agrusti (Confindustria Alto Adriatico): «Energia troppo cara, servono sgravi fiscali per le imprese»

Il presidente di Confindustria Alto Adriatico lancia un appello al Governo: «Sì allo sfruttamento del gas nel Mare Adriatico e del petrolio nazionale»

PORDENONE. Riduzione delle accise e sfruttamento del gas nazionale, e questo è quel che si può fare già ora; recuperare il valore “green” del metano, è un’altra priorità: poi iniziare a ragionare in prospettiva sull’opzione nucleare. «Tutto questo avendo ben chiaro - rimarca Michelangelo Agrusti, presidente diConfindustria Alto Adriatico - che pensare di soddisfare il fabbisogno energetico dell’Italia esclusivamente con fotovoltaico ed eolico, significherebbe essere degli sprovveduti che mentono alla gente».

Il tema è quello “caldo”, ovvero le commodities e i relativi costi, paurosamente rivolti verso l’alto in una corsa che è certa, ma che non si sa né se né quando finirà. Il trend è ben riassunto nel grafico che pubblichiamo  che vede una vera “esplosione” di costi con aumenti del +400% e +500% per energia elettrica e gas. Una corsa che penalizza in primis le imprese manifatturiere, a seguire la generalità delle attività economiche e le famiglie. e che inevitabilmente si riverserà sul costo dei prodotti e impatterà sull’inflazione.

All’argomento Confindustria Alto Adriatico riserva un incontro, in programma lunedì 10 gennaio 2021 nella sede di Pordenone (dalle 17,30 in presenza e online) con Aurelio Regina, delegato Confindustria per l’Energia e Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria. Un incontro utile «a comprendere quel che sta avvenendo e quel che avverrà - spiega Agrusti -, quali sono le cause, quali le prospettive e gli scenari. Lo scopo è sollecitare una discussione tra gli industriali per poi sottoporre al Governo, con ancora maggiore forza, un elenco di misure strutturali e congiunturali per mitigare questa ondata al rialzo che c’è e che riguarda, prima di tutto, l’energia e i combustibili utili a produrla, ovvero gas e petrolio».

Nell’indagare le cause Agrusti cita il contesto geopolitico, «compresa l’ultima crisi, quella del Kazakistan, non dimenticando Ucraina, Russia e i rapporti tra l’Europa e la Russia», ricordando come i gasdotti oggi «vengano utilizzati come arma politica». Ovviamente alle aziende «interessa capire che cosa si possa fare per gestire questa fase di cui - rimarca - non si conosce la fine».

«È chiaro che ci siano scelte da fare rispetto al futuro, una fra tutte su nucleare sì o nucleare no, ma prima ancora varrebbe la pena riflettere che non si può non considerare green il metano visti gli imponenti investimenti portati avanti nei decenni per metanizzare le città», prosegue Agrusti.

Altro aspetto chiave: «Occorre coltivare le fonti energetiche che abbiamo in casa - è l’indicazione - per fare in modo che ci sia un approvvigionamento nazionale. Penso al gas in Adriatico, che il “no” alle trivelle ha bloccato per noi ma non per Croazia o Albania: ci sono giacimenti che possono essere sfruttati immediatamente per immettere sul mercato gas a prezzi molto più bassi; stessa cosa per il petrolio in Basilicata».

In “soccorso”, nella calmierazione del prezzo in Europa, sta arrivando il gas dagli Usa. «Peccato - ancora Agrusti - che per le note posizioni ambientaliste, a noi manchino i rigassificatori».

Il punto è «che l’Italia è la seconda manifattura d’Europa e la settima al mondo e ha bisogno di energia. Immaginare che la rivoluzione green avvenga da oggi significa non avere cervello. Occorre gestire una fase di transizione non breve e con fonti che siano le meno inquinanti possibili ma che garantiscano il presupposto del mantenimento dell’industria del Paese. In caso contrario - conclude il presidente degli industriali - ci troveremo ad affrontare ben altri, e più gravi, problemi. Ululare alla luna è sicuramente naïf, ma è un esercizio assolutamente inutile».

e.delgiudice@gnn.it