Da Piovan a Nice, le imprese venete fanno shopping in terra statunitense

Le acquisizioni negli Stati Uniti consentono di avvicinare la produzione alla clientela, una necessità emersa con forza sia nella prima fase della pandemia, alla luce del blocco delle catene di approvvigionamento internazionali, sia negli ultimi mesi con l’impennata dei prezzi dei noli

L’acquisizione di Ipeg da parte della veneziana Piovan, che sancisce la nascita del primo gruppo mondiale nell’automazione industriale per la trasformazione di polimeri vergini, riciclati e bioresine, è solo l’ultima delle operazioni di m&a tra Veneto e Stati Uniti, che ha visto nell’ultimo anno le aziende del nostro territorio come predatrici.

In autunno era toccato alla Nice acquisire per 285 milioni la Nortek Security & Control, società californiana specializzata nelle soluzioni per la smart home, la sicurezza e il controllo degli accessi. Un’operazione che ha rafforzato il presidio dell’azienda di Oderzo sul segmento della smart home, portando in casa anche competenze elevate in termini di ricerca e sviluppo.

Pochi mesi prima era toccato a Grafica Veneta rilevare la maggioranza di Lake Book Manufacturing, azienda dell’Illinois attiva nella produzione di libri e leader nel mercato americano. Mentre all’inizio dell’estate Fedrigoni ha concluso l’acquisizione di Acucote, azienda della North Carolina che sviluppa, produce e distribuisce materiali autoadesivi.

Oltre a rafforzare la presenza nella prima economica mondiale, le acquisizioni negli Stati Uniti consentono di avvicinare la produzione alla clientela, una necessità emersa con forza sia nella prima fase della pandemia, alla luce del blocco delle catene di approvvigionamento internazionali, sia negli ultimi mesi con l’impennata dei prezzi dei noli. «In linea di massima la mentalità delle aziende italiane sta cambiando», annota Lucio Miranda, presidente di ExportUsa, società di consulenza per l'internazionalizzazione verso gli Stati Uniti. «Da una parte sono entrate le nuove generazioni, più aperte mentalmente, dall’altra è aumentata la determinazione a competere a livello internazionale e a incorporare il modus operandi di mercati più sofisticati, come appunto quello americano».

In particolare, l’esperto segnala l’importanza di presidiare da vicino la distribuzione per affermarsi nel mercato statunitense. «Le aziende hanno capito che è molto più facile, economico e veloce acquisire un distributore americano invece di tentare di vendere direttamente dall’Italia oppure attraverso agenzie indipendenti», sottolinea Miranda.

Lo shopping non sembra destinato a concludersi a breve. Isolfin, sede legale a Roma, ma presenza da Mestre a Fusina, da Monfalcone a Trieste, dove offre servizi per realtà della petrolchimica, delle costruzioni navali e dell’energia, sta finalizzando l’acquisizione di un’azienda con 35 anni di storia e un grande know-how tecnologico nel campo dell’energia eolica. «Si tratta di Houston Anodes, uno dei principali produttori mondiali di anodi sacrificali, componenti fondamentali per la costruzioni di grandi pale eoliche off-shore», racconta l’ad Marco Nori. «Gli Usa sono storicamente un mercato di riferimento, e questo è più vero oggi con il gigantesco piano di investimenti nella transizione energetica e nel rinnovo delle infrastrutture a sostegno dell’economia colpita dalla pandemia», conclude. 

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