Caro energia, Confindustria Alto Adriatico incalza: «Subito politiche industriali per non fermare la ripresa»

Il timore – denunciato dal presidente Michelangelo Agrusti – è che «il processo di crescita del sistema economico possa subire un arresto».

PORDENONE. La tempesta perfetta avanza e gli effetti sono potenzialmente devastanti. Arginabili solo in presenza di politiche industriali che, al momento, non si vedono. Di questo si è discusso ieri nella sede di Confindustria Altro Adriatico a Pordenone, nel corso di un incontro con Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, e Aurelio Regina, delegato di Confindustria per l’Energia.

E il tema è stato, per l'appunto, l’energia, con gli incrementi iperbolici scattati già lo scorso anno sulle due principali commodity, energia elettrica e gas, «fondamentali per la vita delle nostre imprese - ha sottolineato Michelangelo Agrusti - con il timore che processo di crescita del sistema economico possa subire un arresto». Ipotesi non peregrina per quelle imprese fortemente energivore che dovessero trovarsi di fronte alla prospettiva di produrre in perdita, scegliendo di non produrre affatto.

Michelangelo Agrusti

Il trend dei prezzi delle commodity, materie prime comprese, è stato presentato da Fontana che paventa il permanere dei valori anche per l’anno in corso, sostenuti da ragioni geopolitiche, speculazione e condizioni specifiche presenti nei singoli mercati. Maggiori costi che solo in parte sono stati scaricati sul prodotto finito, erodendo i margini.

«Il Governo fino ad ora è intervenuto in soccorso a famiglie, artigiani e micro imprese - ha riconosciuto Regina - probabilmente ipotizzando che i prezzi sarebbero rientrati. Ma non è andata così». Altri Paesi hanno saputo muoversi con un’ottica diversa. «La Francia - ha aggiunto - ha stoccato virtualmente il 25% della produzione elettrica da nucleare e l’ha destinata al sistema industriale ad un costo di 42,2 euro/Megawattora, contro i 260 euro del costo in Italia. Senza peraltro chiedersi cosa avrebbe detto Bruxelles. Questo - ancora Regina - è fare politica industriale».

Aurelio Regina

Anche la Germania ha assunto provvedimenti finalizzati a tutelare la produzione industriale. L’Italia, evidentemente, deve muoversi velocemente sulla stessa linea. Magari dando un’occhiata ai conti che zavorrano le imprese italiane che hanno pagato, nel 2019, 8 miliardi di euro tra energia e gas, scesi a 5,7 miliardi nel 2020 e volati a 21 miliardi nel ’21 con stime di 37 miliardi nel ’22.

Qualcosa Confindustria ha ottenuto, ad esempio con il decreto Gasivori (in corso di pubblicazione) si attendono benefici per 800 milioni; oggi chiede il rinnovo del servizio interrompibilità con un miglioramento della remunerazione; il raddoppio dell’estrazione di gas nazionale da 4 a 8 milioni di metri cubi; il potenziamento del Tap; la compensazione dei costi indiretti che derivano dal meccanismo della CO2; interventi sulle componenti parafiscali dedicate alle rinnovabili; la riforma del sistema elettrico. 

e.delgiudice@gnn.it