Carraro (Confindustria Veneto) e Zanardi (Assofond): «Il governo faccia di più contro il caro energia»

La domanda continua a tirare in molti mercati ma preoccupa l’impatto dell’aumento del costo di elettricità e gas su molte filiere in un contesto globale già gravato dai ritardi nelle forniture di componenti e semilavorati e dal caro noli marittimi

PADOVA. «Per non perdere il treno delle ripresa, in cui l’ottimo trend delle esportazioni si conferma essenziale, occorre che nel breve termine il governo intervenga con misure più decise sul problema del caro energia».

Lo sottolinea il presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro, esprimendo soddisfazione per i dati dell’export regionale aggiornati al terzo trimestre 2021 (51,2 miliardi di euro, + 18,7% tendenziale sul 2020 e +6,3% sul 2019, con quasi tutti i settori che si sono riportati sui valori pre-pandemia del 2019.

La domanda continua a tirare in molti mercati ma preoccupa l’impatto dell’aumento del costo di elettricità e gas su molte filiere in un contesto globale già gravato dai ritardi nelle forniture di componenti e semilavorati e dal caro noli marittimi.

Il presidente degli industriali veneti è comunque fiducioso: «Nel complesso il sistema produttivo regionale dovrebbe reagire piuttosto bene, perché è ben diversificato e quindi ci sono settori in cui l'aumento del costo dell'energia incide di meno. Ma nei comparti più esposti, come per esempio acciaio e fonderie, si rischia di perdere quote di mercato a favore di Paesi europei come la Germania e la Francia che hanno un costo dell’energia inferiore».

Carraro si sofferma sulla questione energetica: «Nel medio-lungo periodo bisognerà certamente agire in maniera strutturale sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, a partire dal gas che in Veneto e in Italia abbiamo abbandonato, quando abbiamo invece molte riserve a disposizione. E portare avanti al contempo gli investimenti sulle rinnovabili, sfruttando al meglio le opportunità fornite dall'idrogeno. Ma nel frattempo, per non vanificare le aspettative createsi nel 2021, occorre intervenire da subito a supporto delle aziende con strumenti fiscali adeguati che riducano effettivamente l’impatto del caro energia. Altrimenti rischiamo di compromettere crescita e marginalità, e quindi capacità di investimenti delle imprese, perché non tutti riescono a scaricare l'aumento delle materie prime sul prezzo finale».

Il tema di come proteggere nell’immediato il sistema produttivo dal caro energia, e in particolar modo i settori energivori strategici per l’industria, è sollevato con forza anche da Fabio Zanardi, il presidente veneto di Assofond, l'associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane. Zanardi non nasconde la delusione nel commentare i contenuti del recente provvedimento di governo sui prezzi di energia elettrica e gas. «Il Decreto-Legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri non risponde in alcun modo alle necessità delle fonderie italiane e non accoglie minimamente le proposte che abbiamo avanzato negli scorsi giorni», si legge in una nota stampa di Assofond.

«Inconcepibile la decisione di utilizzare il credito d'imposta per fronteggiare l'emergenza. Il meccanismo non risolve i seri problemi di liquidità che sta fronteggiando il settore, e ci costringe ad applicare prezzi a valle che, oltre a metterci fuori mercato rispetto alla concorrenza europea, contribuiranno a una rapida escalation di una già galoppante inflazione. Assisteremo fra pochi mesi ad aziende che porteranno i libri in tribunale vantando crediti ingenti da parte dello Stato, derivanti dagli investimenti 4.0 e da quest'ultimo ulteriore provvedimento palliativo, senza rendersi conto che per beneficiare di tali misure le aziende devono essere messe in condizione di generare margini operativi adeguati. Parliamo di un settore che genera oltre 6 miliardi di fatturato e impiega 30.000 persone ed ha già investito ingenti capitali per la sostenibilità ambientale negli ultimi decenni, trovandosi in una posizione di avanguardia nel percorso di decarbonizzazione rispetto ai vicini concorrenti europei. Ci lascia senza parole anche il fatto che nulla sia stato stanziato per calmierare il costo del gas. Senza una immediata correzione di rotta l'intera manifattura del nostro Paese rischia di essere spazzata via in brevissimo tempo».