In Fvg consumi in ripresa, ma in due anni giù del 27%

Il risultato peggiore a Nordest è quello della regione Fvg. Difficile recuperare i livelli Pre Covid. Commercio e turismo hanno pagato il prezzo più elevato

TRIESTE. Il 2021 è stato un anno di ripresa per i consumi, anche se questo non è bastato a recuperare i livelli pre-pandemici, soprattutto a Nord-Est. La scommessa è tutta sull’anno appena iniziato, che si annuncia di sostenuta crescita economica grazie soprattutto alle risorse messo in circolo dal Pnrr.

Dallo scoppio della pandemia EY e Confimprese hanno lanciato un Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento e non food, che a dicembre ha rilevato un’impennata del 46% rispetto allo stesso mese del 2020. Un progresso atteso considerato che il confronto viene fatto con un periodo di forti restrizioni agli spostamenti nel nostro Paese. Se invece viene preso come riferimento dicembre del 2019, i livelli restano inferiori del 12%, a dimostrazione di come resti ancora da percorrere parecchia strada per tornare alla normalità.

Il 2021 si chiude complessivamente in calo del 22,7% rispetto all’ultimo anno pre-pandemico, ma con un differenziale che è andato assottigliandosi mese dopo mese. Questo fa ben sperare per i prossimi mesi, anche se probabilmente bisognerà attendere un sensibile calo dei contagi prima di rivedere la gente affollare i negozi.

La situazione resta molto difficile soprattutto a Nord-Est, che da un anno all’altro recupera il 13%, ma resta del 30,9% sotto i livelli del 2019, pagando un prezzo altissimo alla mancanza di turismo culturale, legato soprattutto a Venezia, e marittimo, con le località sul mare e sui laghi.

Non va molto meglio al Friuli Venezia Giulia, che mette a segno la quarta peggiore performance a due anni, con un -27,4%, anche se fa ben sperare il 10% tra 2020 e 2021. Le regioni del Mezzogiorno, meno impattate dalla prima ondata pandemica, si difendono meglio, con la Puglia che fa -8,8% nel confronto a due anni e la Calabria a -11,4%. Più in generale, i piccoli centri cittadini – caratterizzati da una minore densità abitativa e quindi da minori rischi di affollamento – se la cavano meglio delle grandi città.

Il prossimo banco di prova sarà il periodo pasquale, solitamente caratterizzato da un’impennata dei consumi, soprattutto tra i turisti. Una recente survey del World Travel & Tourism Council pronostica una forte ripresa dei viaggi in Europa per metà aprile e un vero e proprio boom per la prossima estate. Stime che andranno testate alla prova dell’andamento pandemico.

Mario Maiocchi, direttore del Centro studi Confimprese, avverte sui pericoli dell’elevata inflazione. «Il caro-prezzi in costante accelerazione e il caro bollette che bloccano gli acquisti, a parte quelli di prima necessità, conferma una situazione di forte instabilità che frena i consumi. Da notare il brusco rallentamento avvenuto nelle ultime due settimane di dicembre con i flussi dei centri commerciali rispettivamente a -27% nella quarta settimana e a -35% nella quinta rispetto al -18% delle settimane precedenti”. Paolo Lobetti Bodoni, consulting market leader di EY in Italia, segnala come «i centri città, che l’anno scorso avevano beneficiato delle restrizioni sui centri commerciali”, quest’anno abbiano registrato “il trend meno dinamico a +6%, dato che i consumatori sono tornati a fare acquisti nei centri commerciali (+67%, ndr)».