La ripresa dell’export riparte dalla Germania

Nel periodo post-Covid la maggiore dinamicità degli scambi avviene in Europa. L’analisi della Fondazione Nordest

TREVISO. Per le aziende di Padova e Treviso l’internazionalizzazione maggiormente diffusa è l’esportazione diretta al cliente finale (57,3% delle imprese), segue l’importazione di materiali e componenti (23,1%) e l’esportazione in regime di subfornitura (16,6%). Chi non ha nessun rapporto con l’estero (non esporta, non importa, non ha sedi produttive fuori dai confini nazionali) è pari al 13,9%.

Sono i risultati dell'indagine "Internazionalizzazione e catene del valore" realizzata da Assindustria Venetocentro con Sace e Fondazione Nord Est e presentata ieri a Treviso. L’export tradizionalmente costituisce un fattore trainante per l’economia italiana e veneta.

«Nei primi nove mesi del 2021, si è osservata una crescita del 18,7% in Veneto, con forti aumenti per metalli, apparecchi elettrici e gomma e plastica – ha spiegato Cecilia Guagnini (Ufficio Studi Sace) -. In termini di destinazioni, si osserva una prevalenza strutturale dell’export veneto verso i Paesi “vicini” dell’Europa». Tra i primi quindici partner commerciali della regione solo Stati Uniti, Cina e Russia figurano come destinazioni “lontane”.

Lo studio mette poi a confronto i periodi pre e post Covid: si registrano crescite intense nel triennio pre-crisi e recuperi solidi nel 2021 per mercati quali Francia, Polonia e Stati Uniti; crescite apprezzabili tra 2017 e 2019 e grande dinamicità post-Covid per geografie quali Germania e Belgio. Una ripresa ancora non completa, invece, per Spagna, Repubblica Ceca, Regno Unito e Cina.

Quasi due terzi degli scambi mondiali di beni è generato da catene globali del valore. «Circa il 35% delle medie imprese manifatturiere nordestine è coinvolta in una catena globale del valore, 64,7% se si considerano anche quelle coinvolte prevalentemente in catene nazionali - spiega Gianluca Toschi, ricercatore senior Fondazione Nord Est -. La partecipazione a una cgv potrebbe rappresentare un trampolino di lancio verso forme complesse di internazionalizzazione per tutte quelle imprese, Pmi in primo luogo, che diversamente avrebbero difficoltà ad accedere ai circuiti internazionali della produzione».

In apertura Alessandra Polin, delegata Avc per l'Internazionalizzazione, ha sottolineato come «nel 2020 molte delle certezze che avevamo sono state messe in discussione e ci siamo trovati, come imprenditori, a rispondere a sfide nuove e impreviste». Per Federico Zoppas, delegato per il Centro Studi, «la vera sfida che abbiamo di fronte è avviare una crescita solida dal 2022». 

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it