Agrusti (Confindustria Alto Adriatico): «Gli Usa sono in declino, l’Europa deve evitare l’egemonia della Cina»

Dialogo del direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, con il numero degli industriali dell’area pordenonese e triestina sull’economia del territorio e l’impatto delle dinamiche geopolitiche internazionali 

SAN VITO AL TAGLIAMENTO. Quale luogo migliore di un incubatore industriale per guardare al futuro, cercando di prevedere cosa riserverà il domani? Il dialogo tra il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, e il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, fondandosi sulle peculiarità dell’oggi ha cercato di immaginare quali saranno le prossime sfide, per gli imprenditori e la politica. Un confronto avvenuto durante “Top 500” , l’evento di Nordest economia, hub Gedi per i quotidiani di Friuli Venezia Giulia e Veneto diretto da Paolo Possamai, che per la nona volta ha presentato il meglio della capacità produttiva regionale. Si diceva di luogo ideale per tratteggiare il domani: la Lef (Lean experience factory) di San Vito al Tagliamento, che ha ospitato l’iniziativa, indubbiamente ne possiede le caratteristiche.

A volerla è stato Agrusti, nel 2011, per rispondere a una crisi finanziaria che avrebbe cambiato il mondo. «La Lef – ha spiegato il presidente degli industriali – s’inserisce in quello che noi chiamiamo “Sistema Alto Adriatico” , un’infrastruttura che garantisce un’altissima formazione nel segno della fabbrica digitale, grazie alla quale saremo più avanti di altri territori».

Rispondendo a una domanda di Monestier sulla condivisione o meno dell’entusiasmo relativo alla crescita del Pil, pari al 6,2%, Agrusti ha osservato: «Abbiamo registrato un buon rimbalzo, considerato che l’anno precedente era maturato un -8%, ma arriviamo da anni in cui non eravamo mai cresciuti».

Tema nevralgico, nelle dinamiche economiche dell’attualità, gli aumenti di materie prime ed energia. «Vladimir Putin è una delle variabili che incidono?» , ha chiesto il direttore del Messaggero Veneto. «Non è un santo – ha replicato Agrusti –, ma gli abbiamo rotto a sufficienza le scatole. Questo, a mio giudizio, verrà indicato dagli storici come il periodo del declino americano, è in atto un processo di distruzione della cultura occidentale».

L’auspicio di Agrusti è che il ruolo di dominus mondiale non finisca nelle mani della Cina. «Farò di tutto, nel mio piccolo per evitarlo – ha affermato –: lavorerò affinché lo diventi l’Europa». Non esente da incongruenze, a livello politico, secondo il presidente. «La Commissione non viene eletta da nessuno e per lungo tempo il Parlamento europeo è stato il luogo dove parcheggiare chi non veniva eletto nei parlamenti nazionali».

Sulla rielezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, poi, Agrusti la pensa così: «Sono contento che le cose siano andate in questo modo: se osserviamo che piega aveva preso la situazione, era inevitabile andassero così. Se Mario Draghi fosse stato eletto al Quirinale, avremmo dovuto mettere un politico alla guida del Governo: impossibile, a un anno dalle elezioni».

I leader dei partiti, secondo Agrusti, però non ne escono bene. «Cambierà parecchio – sostiene –, i capi escono maluccio da questa partita, soprattutto se cambierà la legge elettorale. Io credo in un semipresidenzialismo alla francese».

«È il momento del ritorno del centro?» , ha chiesto in conclusione Monestier, domando ad Agrusti se avesse nostalgia della Democrazia cristiana, partito di cui il capo degli industriali dell’Alto Adriatico faceva parte. «Non si può avere nostalgia della Dc: basta vedere gli ultimi due nomi in lizza per il Quirinale (oltre a Mattarella, Pierferdinando Casini). La Democrazia cristiana è immortale». —