Aziende Fvg sulla strada della ripresa, le Pmi hanno retto meglio l’impatto della pandemia

Paolo Possamai, direttore di Nordest economia, e Omar Monestier, direttore del Messaggero Veneto

A dirlo è Top500, l’indagine sulle prime 500 imprese per fatturato in Fvg, che il 1 febbraio è stata presentata alla Lef di San Vito al Tagliamento. L’impatto del Covid c’è stato, ma il territorio ha retto bene. Fatturato complessivamente stabile, qualche sofferenza nella marginalità 

In quello che è stato un “destructive year”, un anno distruttivo a causa del Covid, le Top500 del Friuli Venezia Giulia hanno chiuso i bilanci - complessivamente considerati - in sostanziale parità con ricavi aggregati a -0,1%. Diversamente è andata per la marginalità, -14%. Non solo: l’anno pandemico è stato archiviato in crescita per diverse imprese.

La fotografia arriva da Top500, la più approfondita ricerca sul sistema imprenditoriale italiano, e in questo caso del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, realizzata da Nordest economia - hub dei quotidiani Gedi - in partnership con PwC Italia e con la collaborazione di Fondazione Nord Est (in edicola domani con il Messaggero Veneto), presentata ieri alla Lef, la Lean Experience Factory, di San Vito al Tagliamento.

L’evento è stata occasione non solo per presentare i bilanci delle Top500 Fvg, «ma vuole raccontare le storie delle aziende del territorio che innervano questi risultati», come ha spiegato il direttore di Nordest economia, Paolo Possamai, mettendo a fuoco uno dei fattori cruciali del cambiamento: il digitale. «E lo facciamo - ha aggiunto il direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier - alla Lean Experience Factory, che è un luogo simbolo, la fabbrica della conoscenza».

Tornando ai numeri, i bilanci del 2020 presentano alcuni segni meno, «cosa alla quale non eravamo abituati, venendo da anni di crescita - riassume Maria Cristina Landro, partner PwC Italia -. L’impatto della pandemia c’è stato, ed è innegabile, ma il territorio ha retto bene. Fatturato complessivamente stabile, qualche sofferenza nella marginalità». Dal punto di vista dimensionale, le piccole e medie imprese sono quelle «che hanno saputo reagire meglio», dimostrando che la flessibilità resta un altro fattore fondamentale di successo. Per contro il ricorso al credito è stato importante. «Bisognerà monitorare questo indicatore - è stata la considerazione di Gianluca Toschi - per capire come evolverà».

Altro elemento fondamentale: il digitale. L’Italia - è noto - non è ai vertici, ma lo è il Fvg: in 5^ posizione tra le regioni italiane. Ma quella della digitalizzazione, a cui si lega l’automazione dei processi produttivi, è una strada imprescindibile. Un dato: se oggi gli occupati nell’Ict in Europa sono 4,5 milioni, le prospettive al 2030 sono di 24 milioni.

Quanto poi questa rappresenti la strada per la crescita, lo hanno dimostrato le imprese ospiti della tavola rotonda dell’evento, condotta dal direttore Possamai, con le testimonianze di Sergio Barel, presidente e ad di Brovedani, azienda che nel ’21 è tornata sopra i 100 milioni di euro di fatturato, oggi impegnata a guardare ad un orizzonte diverso da quello del passato recente per una leader della meccanica di precisione per l’automotive, e che punta ad altri settori. «Una trasformazione - ha detto Barel - già vissuta con successo in passato».

Ma anche come OverIt, che punta a trasformare un “gioiellino” italiano in un hub mondiale, come ha spiegato il ceo Paolo Bergamo, attraendo talenti. Digitalizzazione, già avviata e in fase di implementazione in casa Arrital, Gruppo WeDo, che attrezza la propria fabbrica all’insegna del 4.0, in cui i ricavi incrementano anno su anno, dai 47 milioni del 2019 ai 64 nel ’21 con stime di raggiungere i 70 quest’anno avendo come obiettivo i 100 milioni nel futuro prossimo, ha indicato il traguardo Silvia Quaglia, presidente del Cda.

Per arrivare a Telebit, reti di telecomunicazioni, altra azienda capace di passare dagli 80 milioni di fatturato del 2019 ai 150 milioni del ’21, e da 350 a 600 addetti con 100 nuove posizioni da coprire ora. Ma qual è il sentiment a 12 mesi degli imprenditori? «Di grande fiducia» riporta Veronica Pozzi citando il dato della survey realizzata da PwC che rileva anche timori rispetto ai rischi (uno fra tutti quello informatico), non trascurando i rincari su materie prime ed energia e le nuove opportunità. 

elena.delgiudice@gnn.it