Prosecco, anno record da oltre 1 miliardo di export

Nel 2021 il Consorzio Prosecco Doc ha raggiunto la quota di ben 627,5 milioni di bottiglie, +25,4% sul 2020 (dati di Valoritalia), di cui oltre il 10%, 71,5 milioni, di Rosé, la novità del Prosecco

Al vino italiano il Covid non fa paura. Il 2021 è stato da record per l’export, che raggiunge i 7 miliardi di euro. Ma alle bollicine veneto-friulane a base di glera ancora meno, dato che oltre un miliardo di quanto sopra proviene dal sistema Prosecco, di cui quello Doc è la colonna portante, economicamente parlando; in più, sempre all’export, ogni bottiglia ha superato il 4% in dollari di crescita, bella notizia. Infine, si conferma lo spumante più consumato nel mondo.

Ricordiamo che nel 2021 il Consorzio Prosecco Doc ha raggiunto la quota di ben 627,5 milioni di bottiglie, +25,4% sul 2020 (dati di Valoritalia), di cui oltre il 10%, 71,5 milioni, di Rosé, la novità del Prosecco. Stefano Zanette, il Presidente del Consorzio, indica ora come obiettivo quello di consolidare il successo della Denominazione, il che significa progettare il futuro dell’intera filiera con uno sguardo attento ai consumatori, al territorio e alle sue comunità, coinvolgendo attivamente, nella sua realizzazione, l’intero sistema produttivo e non solo.

Emergono quindi forti i temi della sostenibilità con i classici tre pilastri, ambientale, economico e sociale; una decisione che va accompagnata da una crescita foriera di valori, e non solo in senso economico. “La sostenibilità deve diventare un vanto per i produttori e per il territorio”, afferma.

I tre pilastri

Il Consorzio di tutela della Doc Prosecco ha scelto di “acquisire” i famosi tre pilastri seguendo il modello Equalitas; e giungere così a certificare il territorio come Denominazione Sostenibile, primo da questo punto di vista. Cosa non facile, perché per poter fregiare il Prosecco della certificazione Equalitas di Denominazione Sostenibile è necessario che almeno il 60% della superficie della denominazione risponda ai requisiti dello standard, dunque 14.670 ettari su 24.450 totali.

Ma non basta, perché queste superfici insistono su due Regioni (Veneto e Friuli V.G.) e ben nove Province (tutte escluse Rovigo e Verona), nelle quali agiscono un pulviscolo di 11.609 aziende viticole, 1.169 realtà vinificatrici e 347 case spumantistiche. Numeri davvero impressionanti e certamente complessi da gestire. E questo è uno dei risvolti più interessanti e complessi del progetto.

Vediamo meglio, ricordando che l’ente “Equalitas Srl” nasce nel 2015 da una iniziativa di Federdoc ed Unione Italiana Vini, ed associa vari enti di certificazione e diversi stakeholders di settore; quindi, il modello produttivo Equalitas è calibrato sul mondo del vino per certificare il territorio come Denominazione Sostenibile e le aziende e le produzioni, rispettivamente come Organizzazione e Prodotto Sostenibile.

Andrea Battistella, enologo e V.Direttore del Consorzio, spiega i risvolti ambientali del progetto:”Oltre all'adozione di un protocollo di coltivazione della vite rispettoso del contesto naturale e attualmente impostato sul Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI), lo standard prevede sia l’analisi della biodiversità che il calcolo di indicatori ambientali quali l’impronta carbonica e quella idrica nella fase di produzione, il tutto grazie allo sviluppo di strumenti digitali innovativi. L’attività prevede anche un programma di formazione volto al miglioramento della gestione viticola in ottica di sostenibilità e qualità, focalizzato sulla viticoltura di precisione e strutturato per favorire il coinvolgimento diretto dei viticoltori”.

Il versante sociale

È interessante notare che non viene dimenticato il versante sociale, dato che la sostenibilità riguarda anche, e molto, il territorio in cui la viticoltura opera. Indicatori, infatti, valuteranno anche le buone pratiche socioeconomiche.

E analizzeranno attraverso una sorta di Codice etico, la tutela dei lavoratori, le relazioni con la comunità e ultimo (ma non ultimo…) l’analisi economica. Questo Codice etico sarà applicato quindi lungo tutta la filiera con una speciale attenzione alla crescita professionale degli operatori senza trascurare la ricerca di una comunicazione costruttiva con la comunità locale.

Assieme all'Università di Padova sono previste una mappatura del contesto di sostenibilità sociale all’interno dell’area di riferimento, con l'attivazione di un sistema di ascolto e di facilitazione nella comunicazione con il territorio.

Abbiamo parlato di analisi economica, e sappiamo quanto ciò sia importante per l’imprenditore, in questo caso vitivinicolo. Il Consorzio ha avviato, continua Battistella, un sistema di rilevazione dati sia dalle aziende che da agenzie pubbliche e private, per redigere dei bilanci economici dell’intera Denominazione.

Informazioni che avranno il compito anche di supportare le scelte relative alla gestione della produzione per sviluppare volumi, in subordine allo sviluppo di valori sia materiali che immateriali come la sostenibilità ambientale ed etico-sociale.