Top 500 Venezia: la sfida della sostenibilità spinge la ripresa delle aziende leader

Cosa hanno in comune le scarpe di lusso, con le batterie al litio, i motori elettrici e la componentistica meccanica? La risposta è Venezia, la sua dimensione multiforme tenuta insieme da una visione di futuro incardinata sull’elemento della sostenibilità.

VENEZIA. Sostenibilità è la parola d’ordine. La strada maestra che le imprese veneziane, come del resto molte delle aziende venete e di quelle nordestine, stanno imboccando come una scelta obbligata ma anche come un’opportunità per abbracciare la ripresa post Covid.

Emerge con evidenza dal racconto di alcune delle Top500 protagoniste dell’evento ospitato il 10 febbraio nella sede di Confindustria Venezia, al parco scientifico tecnologico VEGA, alla vigilia dell’uscita in edicola di Top500, la ricerca curata da Pwc in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, insieme a Nordest Economia, hub tematico del gruppo Gedi per i quotidiani di Veneto e Friuli Venezia Giulia, e a la Nuova Venezia, che si qualifica per essere la più importante analisi del tessuto imprenditoriale italiano, capace di offrire una visione macroeconomica del nostro Paese e in particolare del Nord Est, fotografato nel dettaglio dei diversi sistemi produttivi, provincia per provincia.

«Top 500 – ha spiegato in apertura Filippo Zagagnin, partner di Pwc – non è una classifica, ma una fotografia. La pandemia ha toccato in modo diverso i territori e Venezia ha sofferto più di altri legata com’è a turismo, commercio, trasporti e infrastrutture, ma la solidità patrimoniale e le competenze delle aziende della provincia hanno rappresentato un solido ancoraggio per l’insieme delle aziende di Venezia».

Fabrizio Brancoli, direttore dei quotidiani veneti del Gruppo Gedi 

 «Ci occupiamo di un recente passato con le performance, parliamo del presente e cerchiamo di interpretare il futuro con le voci più autorevoli» ha detto il direttore dei quotidiani veneti del gruppo Gedi, Fabrizio Brancoli, introducendo l’evento insieme al direttore di Nordest Economia, Paolo Possamai

Paolo Possamai, direttore di Nordest Economia

 Sul palco dell’evento sono saliti i protagonisti di alcune delle realtà più dinamiche del panorama veneziano. Specie in relazione alla sostenibilità, tema che fa da cappello all’edizione. Massimo Betto, Presidente TMB SpA, Cristiana Damele, Cfo Lafert Group, Lorenzo Di Donato, Ceo di Alkeemia SpA, Alberto Masenadore, socio del Calzaturificio Peron Srl.

Cosa hanno in comune le scarpe di lusso, con le batterie al litio, i motori elettrici e la componentistica meccanica? La risposta è Venezia, la sua dimensione multiforme tenuta insieme da una visione di futuro incaridinata sull’elemento della sostenibilità.

Cristiana Damele, cfo di Lafert, il tema della sostenibilità ce l’ha direttamente nella catena di produzione, fanno infatti motori elettrici. E il mercato ha avuto nei confronti del gruppo una richiesta al di sopra di ogni più rosea aspettativa, «nel 2021 – dice - abbiamo raggiunto quasi i 200 milioni di fatturato un 32% in più sul 2020, assumendo 180 nuove persone. È stato un anomale, per la domanda superiore di beni industriali e questo si è tradotta in ordine al di sopra della nostra capacità produttive, la crisi delle materie prime è stato un altro elemento come la difficoltà di reperimento di materiale e questo ci ha costretto a lavorare a singhiozzo dovendo riprogrammare la consegna dei motori».

Cristiana Damele, cfo di Lafert

L’orizzonte seguirà la linea di questa impennata: «Sarà un anno di grandi risultati e prevediamo un aumento del fatturato di oltre il 30 per cento che dovrebbe portare il gruppo a 250 milioni e di riportare gli stardard al pre-pandemia per quanto riguarda la marginalità. Ma intendiamo anche assumere ancora, circa 100 nuovi ingressi». 

Il tema del lavoro è cardine insieme alla sostenibilità anche per Massimo Betto, Presidente TMB SpA, un’azienda industriale pura che fornisce componentistica meccanica per il settore dell’automotive, servendo tutte le principali case automobilistiche del mondo. Da Bmw, a Daimler, a Porsche.

«Il 2020 è stata un anno di rilancio - spiega - avevamo investito circa 35 milioni di euro, abbiamo fatto 102 milioni di fatturato, il 2021 chiudiamo a 134 milioni di fatturato globale con una crescita di circa il 35 per cento e la previsione per il 2022 è 150 milioni». Il problema è quello dell’erosione dei margini causata dal prezzo dell’energia.

Massimo Betto, Presidente TMB SpA

Ma c’è anche un altro tema, segno dei tempi «le persone non amano più lavorare in fabbrica, noi abbiamo aumentato l’automazione delle nostre linee applicando anche molto industria 4.0. Ma mancano i tecnici, e questo è dovuto anche all’arrivo di Amazon, che ha assunto più di mille persone e ha prosciugato un territorio che fino a prima non aveva mai dato problemi in termini di disponibilità di manodopera».

In  sostenibilità ha investito pure il Calzaturificio Peron Srl come racconta il socio Alberto Masenadore. «La società - spiega  - sta portando avanti un progetto ambizioso. Peron produce per i marchi della moda, ma durante il lockdown abbiamo iniziato ad esplorare il tema della sostenibilità, perché la calzatura è composta da componenti che sono cementati insieme e una volta assemblata e unito non è possibile disassemblare e recuperare i singoli pezzi».

Così Cazaturificio Peron ha inventato Amarossa. Una scarpa che a fine vita può essere rimandata in azienda dove viene smontata nelle singole componenti e recuperato tutto il possibile dando al prodotto una seconda vita. «Dentro ad ogni scarpa c’è una targa nfc – dice ancora - permette la totale tracciabilità della scarpa e quindi la restituzione a noi tramite corriere espresso. Si tratta chiaramente di un prodotto di fascia alta, del resto operiamo nella Riviera del Brenta, uno dei posti più conosciuti per le scarpe di fascia alta». 

Alberto Masenadore, socio del Calzaturificio Peron Srl

L’azienda, 7 milioni di ricavi in epoca pre-Covid, ha tuttavia bisogno per la dimensione che esprime di un sostegno per portare a dama i propri progetti di sviluppo. «Siamo alla ricerca di partner che ci aiutino ad avere la visibilità che ci serve - prosegue –. I nostri clienti sono le più importanti, grandi case di moda francesi e italiane, fanno una grande pressione per aver un made in Italy autentico. Nei calzaturifici siamo tra i primi in Italia in grado di tracciare tutta la catena dando un controllo del processo momento per momento»..

Dalla Riviera del Brenta al petrolchimico di Marghera, un altro mondo. L’ambizione è quella di Lorenzo Di Donato, Chief Executive Officer Alkeemia SpA, un’azienda che ha in mente un modello di sviluppo che si agganci alla potente locomotiva della transizione elettrica. L’obiettivo è quello di diventare leader dell’acido fluoridrico e raggiungere il podio dei produttori per i sali di litio per le batterie.

Lorenzo Di Donato, Chief Executive Officer Alkeemia SpA

«Nel petrolchimico di Marghera – dice Di Donato - abbiamo trovato prima di tutto la materia prima e poi c’è il contesto, industriale e logistico, di competenze con l’Università in mezzo all’onda del reshoring che sta conducendo ad un progressivo rientro delle produzioni in Italia». L’impianto di Alkeemia è stato rilevato da Fluorsid. «Per far entrare in produzione l’azienda dobbiamo prima di tutto effettuare il revamping dell’impianto esistente, l’investimento sarà di diverse decine di milioni di euro. Per noi è verosimile avviare la produzione nel 2025. E sarebbe una tempistica perfetta, già oggi in Europa c’è una domanda elevata per le materie prima delle batterie e noi saremo in cima alla catena. L’Europa è infatti in ritardo rispetto al resto del mondo, ci si spinge verso gigafactory dimenticando le materie prime che servono, i sali di litio infatti, al momento, sono prodotti in Korea, Giappone e Cina» dice ancora Di Donato.

Dalle storie ai numeri. I dati delle prime 500 aziende veneziane per fatturato registrano ricavi aggregati consolidati pari a 19,1 miliardi di euro, in calo del 13,8% rispetto al 2019.

Giorgio Simonelli, Partner PwC Italia, e Moreno Mancin, Ricercatore in Economia aziendale, professore aggregato di Bilancio dei gruppi e delle operazioni straordinarie, presso l'Università Ca' Foscari Venezia, hanno messo in fila i principali indicatori numerici, rilevando, tra l’altro, come il dato aggregato sui ricavi sia «peggiore di circa 4 punti percentuali rispetto all’andamento generale dell’economia, che ha fatto segnare un arretramento del Pil del 9,1% a livello nazionale e del 9,3% in Veneto».

Giorgio Simonelli, Partner PwC Italia

Il 63% delle Top 500 ha registrato una diminuzione dei ricavi, «ancorché – ha rilevato Mancin  - deve essere sottolineato come in classifica siano presenti 185 aziende che sono comunque riuscite ad aumentare il proprio fatturato, anche in modo significativo. Il 21% di esse ha registrato, infatti, un incremento di oltre il 10% e quasi il 15% è cresciuto per oltre il 20%». In diminuzione di 0,4 miliardi rispetto al 2019, l’Ebitda si è attestato a 1,8 miliardi di euro, ma quasi la metà delle aziende esaminate è riuscita a migliorarlo. L’utile si è fermato a 0,3 miliardi, in contrazione di 0,2 miliardi rispetto all’anno precedente, ma anche qui va rilevato come più di 8 imprese su 10 abbiano chiuso l’esercizio in utile e come oltre 7 su 10 l’abbiano reinvestito in azienda.

Anche a Venezia, la dimensione d’impresa più premiante, che ha meglio reagito alla congiuntura, è stata quella sotto i 50 milioni di fatturato, forse grazie a una maggiore flessibilità della struttura. Sono del resto proguiti gli investimenti, sostenuti da fondi, Pnrr, incentivi fiscali, che hanno riguardato tre macroaree: la riforma digitale, l’inclusione sociale e la transizione ecologica. 

«La sostenibilità in particolare è un tema toccato da molti, una delle prospettive più attraenti per le aziende – ha sottolineato Simonelli –. Fondi, banche e investitori stano investendo somme importanti in questa leva di creazione di valore, importante perché aumenta la competitività delle imprese che miglioreranno le loro performance e riusciranno ad essere più compatibili con il contesto in cui operano. Il momento è ottimo – ha concluso – per investire e prolungare così l’onda positiva che sta coinvolgendo tutti».

Di investimenti ha parlato anche Fulvio Lino Di Blasio, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale.

Fulvio Lino Di Blasio, Presidente, Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale

«Abbiamo un piano di investimenti che prevede il miglioramento dell’accessibilità per un miliardo di euro risorse che saranno spese in più tranche: 40 milioni nel 2022-24 per migliorare l’accessibilità stradale e ferroviaria al porto di Venezia, 200 milioni dal 2024 al 2026 per creare ulteriori collegamenti ferroviari e dal 2026 in poi una serie di altri interventi, realizzati in coordinamento con Rfi, Regione e città metropolitana, per realizzare un hub ferroviario nella parte sud del porto che sia un collegamento diretto tra il mondo logistico e quello della produzione per un porto, insomma, sempre più connesso». 

Si resta in area porto con Claudio Iannelli, Socio fondatore E-Concept Srl, startup nata nel 2019 per proporre un  sistema infrastrutturale dedicato alla nautica elettrica. «Abbiamo sviluppato una colonnina che contiene tecnologia di ricarica – ha spiegato Iannelli – : proponiamo in sostanza la medesima modalità di ricarica che si sta sviluppando nel mondo automotive.

Claudio Iannelli, Socio fondatore E-Concept Srl

La startup è in realtà atipica. Nel senso che può già vantare un prodotto sul mercato e di più, ha stretto svariate collaborazioni. Anzitutto a Venezia con il distributore locale di energia, «perché dobbiamo capire dove sia più efficace collocare i punti di ricarica» e poi con Veritas, azienda che si è dotata di imbarcazioni elettriche e dunque necessità dell’infrastruttura di ricarica. 

A questo si aggiunge un accordo firmato per 200 pezzi che E-Concept fornirà a un’azienda inglese «che si sta occupando – ha concluso Iannelli – dell’infrastrutturazione di tutto il territorio europeo». 

In chiusura di un pomeriggio così ricco di spunti e suggestioni il direttore Brancoli ha intervistato il padrone di casa, il presidente di Confindustria Venezia, Vincenzo Marinese, che ha regalato all’audience una vera iniezione di entusiasmo, uno spot per l’economia veneziana e più in generale per la locomotiva Nordest, precisando che il progetto di un’unica casa per la Confindustria di Venezia e Rovigo e per quella di Padova e Treviso – «i 4 moschettieri» le ha definite Brancoli – fa continui passi avanti. 

 

Vincenzo Marinese, Presidente Confindustria Venezia

«Siamo molto vicini, ma non è un'aggregazione semplice, con 230 dipendenti, 4 province, una città metropolitana. Se vogliamo contare dobbiamo fare massa critica». Intenzione che è già in parte realtà considerata la candidatura condivisa a capitale della cultura d’impresa. Un progetto che ha anzitutto un obiettivo. «Raccontare il nostro modo di fare impresa e far innamorare i giovani del lavoro. Questo territorio sta di nuovo crescendo. CI siamo rialzati, siamo stati reattivi, da campionato del mondo. Abbiamo filiere, distretti e dobbiamo raccontare che in questo Paese non esiste solo il reddito di cittadinanza ma la voglia di intraprendere, il rischio sano che ti fa alzare la mattina e ti fa vivere». 

Quel rischio che poi si fa azienda, storia d’impresa, dato di bilancio. Che ancora una volta Nordest Economia ha raccontato con Top 500. «Traducendo i numeri nella storia delle imprese, raccontando una leadership plurale e formidabile – ha concluso il direttore Possamai – unita da una cultura del lavoro che è la cifra di qualsiasi progetto d'impresa che nasca a questa latitudine». 

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it