Enrico Carraro, leader degli industriali veneti, a tutto campo: «Serve un price cap sull’energia. Avanti con le rinnovabili e sì alle trivelle»

Il presidente di Confindustria Veneto interviene anche sulla partita di Generali: «Del Vecchio ha fatto tanto per il territorio. Bene l’attenzione che ha alzato sul Leone»

PADOVA. «La situazione è molto grave, sono personalmente preoccupato per il nostro sistema di imprese e per la tenuta della nostra economia». Enrico Carraro, presidente dell’omonimo gruppo industriale e leader di Confindustria Veneto, non è uomo che ama indulgere in esternazioni drammatiche. Per questo di fronte alla sua analisi della situazione si alza il livello di attenzione.

Presidente Carraro qual è il suo giudizio sull’andamento della congiuntura?

«Anche se questa crisi dovesse finire domani mattina il tempo di ripartenza sarà lungo, ci saranno strascichi e non sarà come nella ripresa post lockdown. Gli stessi scenari delineati dal nostro presidente Carlo Bonomi tengono conto di questi elementi di instabilità. Anche se l’impressione è che non tutte le aziende hanno ancora recepito la vastità della crisi e la sua profondità. Quello che sta pesando non sono tanto le sanzioni nei confronti della Russia, che era marginale in termine di valore delle esportazioni e nelle dinamiche complessive del sistema veneto. Come era marginale l’Ucraina in termini di fatturato».

Esiste il timore della stagflazione, ovvero un aumento dell’inflazione in presenza di una stagnazione economica, per di più di fronte ad un rischio di recessione tecnica, come paventato dall’analisi di Confindustria?

«È un’ipotesi reale e condivisibile soprattutto se poi questa crisi dovesse continuare oltre i tre mesi. Sono dinamiche sulla quali dovremmo rapportarci e non è tanto che spaventa un’inflazione a doppia cifra, il problema è per l’appunto se l’aumento dei prezzi non è supportato da un mercato. Di questo è bene che ci rendiamo conto alla svelta e che lo faccia anche il Governo.

Costo dell’energia e delle materie prime, qual è la situazione?

«Prima di tutto non è una situazione tipica dell’Italia, è un problema che coinvolge tutto il mondo. Noi (Gruppo Carraro ndr.), per esempio, abbiamo dovuto chiudere tre giorni in India perché ci mancavano dei componenti. Se questa problematica fosse limitata a noi sarebbe più facile da risolvere e invece è coinvolge una tale vastità di prodotti, dalla componentistica elettronica, alle materie prime e tutto questo sta mettendo sotto pressione i margini delle aziende. Molte della quali scontano anche i problemi nella logistica».

E c’è il tema energia…

«Ancora prima dello scoppio della guerra e della crisi geopolitica, sul prezzo del gas prodotto c’erano pesanti elementi speculativi. Nel calcolo del prezzo è necessario porre un limite, il prezzo del gas non è quello che arriva a Tarvisio, si tratta di un rialzo ingiustificato. Ciò detto è necessario accelerare la transizione energetica e gli investimenti. Poi nel medio lungo periodo ridurre la dipendenza dalla Russia. Per cui bisogna produrre il più possibile con le energie rinnovabili, ma anche incrementare l’estrazione dai pozzi di gas riprendendo la trivellazione nell’Alto Adriatico».

La richiesta è di un price cap all’energia.

«In un mondo normale gli imprenditori amano la libera concorrenza, ma viviamo di fatto in una Europa che è in guerra e servono misure adeguate, perché chi produce non può abbassare i termosifoni. L’energia che serve per produrre carta o acciaio è sempre la stessa, in estate e in inverno».

Le aziende venete che sono così diversificate sia sui mercati che sui prodotti patiranno come le altre?

«Abbiamo industri più flessibili di altri territori, è vero, e questo potrebbe essere un nostro punto di forza».

Parlando di imprenditori, come valuta l’interventismo di Del Vecchio sulla partita finanziaria delle Generali?

«È un imprenditore al quale vanno le mie simpatie, per le tante cose che ha fatto, non ultimo il suo intervento per Ceramica Dolomite. Non voglio entrare nelle dinamiche dell’una e dell’altra parte, mi auguro che queste schermaglie tra azionisti si risolvano presto. Quanto a Del Vecchio vedo positivamente l’interesse che ha alzato sulla compagnia: si tratta di un imprenditore che si sa muovere nei mercati internazionali. Spero che la battaglia tra azionisti non incida nell’operatività della compagnia, perché le Generali sono un bene di questo territorio».—

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