Il retroscena, la super Confindustria veneta a cui trovare il nome giusto

I Consigli Generali di Assindustria Venetocentro e Confindustria Venezia-Rovigo hanno dato il via libera al progetto e inaugurato quella che sarà la fase due: l’ascolto della base. Un processo che non è formale, ma sostanziale. Da definire nome e governance futura

PADOVA. Il cammino è stato indicato. Un percorso che dovrebbe condurre alla creazione della seconda territoriale italiana sotto l’egida dell’Aquilotto di Confindustria. I Consigli Generali di Assindustria Venetocentro e Confindustria Venezia-Rovigo hanno dato il via libera al progetto e inaugurato quella che sarà la fase due: l’ascolto della base.

Un processo che non è formale, ma sostanziale. Le fusioni per loro stessa essenza impongono la cessione di sovranità, una diluizione del proprio potere per il raggiungimento di un traguardo più alto. Nel caso specifico quello di creare una piattaforma che sommerà qualcosa come 5mila imprese, con un’anima industriale potente che potrebbe, forse questa volta, essere capace veramente di imporsi a livello nazionale. Ma come detto i nodi da sciogliere ci sono.

Alcune questioni sono fondamentali, la prima fra tutte riguarda il nome. Il livello di appartenenza delle imprese, in una regione come il Veneto, l’attaccamento al proprio luogo di fondazione e crescita non è questione di lana caprina. Potrebbe la futura territoriale dare vantaggio al nome di un territorio rispetto ad un altro? Certo che no. In Lombardia la potentissima Assolombarda non è l’associazione regionale, ma quella che somma le territoriali di Milano e delle Province di Lodi, Monza e Brianza e Pavia.

Sarà possibile connotare la nuova territoriale in modo simile, senza fare un “torto formale” a Confindustria Veneto? L’industria veneta ha una connotazione propria molto forte, una riconoscibilità, bisogna dunque trovare una denominazione che non indichi un territorio specifico, ma che dia un senso di appartenenza a tutti.

Poi c’è il tema della governance, Leopoldo Destro attuale numero uno di Assindustria Venetocentro, va in scadenza di mandato nel 2024 e sarà il nocchiero che dovrà condurre il nuovo soggetto verso una presidenza che sia sintesi di quattro province industrialmente diverse.

E subito sotto di lui il vero pilota di ogni Confindustria: il direttore, chi sarà? Giuseppe Milan potrebbe gestire il passaggio, ma non è detto che sarà poi lui a tenere operativamente il volante. E via scendendo, la sede principale dove sarà? Tutte domande cui le zone interpellate nei mesi di maggio e giugno, dovranno trovare una convergenza.

Nella precedente fusione, quella tra Padova e Treviso, i tempi erano stati più lunghi; iniziare un nuovo processo di aggregazione con quello concluso ancora “tiepido” è una sfida sulla quale i diversi territori dovranno farsi trovare pronti.