Vino, allarme rincari: materie prime e noli impattano sui costi

Il settore è alle prese con la carenza di vetro e cartone. Bortolomiol (Prosecco Docg): «Ma il mercato ci premia»

PADOVA.  La “nuova” formula del Vinitaly per addetti ai lavori piace al Nordest del vino, che ora guarda con fiducia alla conclusione dell’anno nonostante gli scenari di guerra non lascino certamente tranquilli. Sopra tutto aleggia inoltre l’incognita del prezzo delle materie prime in netto aumento (vetro ed imballaggi in primis) e, per chi esporta, il nolo alle stelle.

L’impressione è che l’organizzazione fieristica sia migliorata, anche dal punto di vista dei servizi digitali - commenta Elvira Bortolomiol, vicepresidente dell’omonima azienda simbolo del Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e presidente del Consorzio -, possiamo definirlo un Vinitaly della ripartenza con un sguardo rivolto al futuro. Il momento è certamente complesso ma il mercato continua a premiare il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, nostro prodotto simbolo. Quest’anno ricorrono anche i 100 anni dalla nascita del fondatore dell’azienda, mio padre Giuliano. In fiera abbiamo visto i nostri principali clienti, anche se siamo stati penalizzati dall’assenza di un mercato importante come la Russia, mentre ci ha visitati l’importatore ucraino, che ha fiducia in un futuro migliore. Presenti a Vinitaly – conclude l’imprenditrice trevigiana – anche buyer di Argentina, Kazakistan e Israele, che non ci aspettavamo».

Dalle sponde del fiume Tagliamento, a San Martino (Pordenone), c’è Pitars: un milione di bottiglie prodotte, il 40% raggiunge i mercati internazionali. «L’anno è iniziato bene con le vendite, grazie alla forte trazione dell’export - dichiara l’imprenditore Nicola Pittaro di Pitars, più di 160 ettari di vigne sulle grave del Friuli - però i rincari dei prezzi ci penalizzano. Abbiamo superato il livello pre pandemia, con uj buon export verso Nord America, Giappone, Europa e ci attendiamo la ripresa dell’Asia. Siamo una filiera chiusa: utilizziamo solo nostre uve e imbottigliamo, riusciamo ad essere flessibili e competitivi».

Pittaro sottolinea positivamente l’esperienza al Vinitaly: «C’era tanta attesa e voglia di rivedersi, è stato meno affollato rispetto agli altri anni, ma più tempo per incontrare i nostri partner».

Da anni punta su biologico, vegano ed ora Piwi Daniele Piccinin di Le Carline, confeziona 600mila bottiglie l’anno, con l’export pari all’80%. «Dopo tre anni di pandemia finalmente siamo tornati ad incontrare i clienti del vino al Vinitaly - spiega il viticoltore di Pramaggiore (Venezia) - coscienti della mancanza di Asia e America. La nuova formula, che torna ad essere quella di tanti anni fa, è piaciuta a tutti: non c’erano curiosi, ma solo addetti ai lavori».

Sul fronte delle vendite «il mercato estero sta resistendo, con l’incognita Russia e Ucraina e alcuni Paesi dell’Est». «Ma soprattutto ci sono gravi difficoltà logistiche, aumentano i costi del trasporto dei container - aggiunge Piccinin -. L’aumento esponenziale delle materie prime non può essere giustificato da Covid e guerra, non si trovano bottiglie, manca cartone, tappi e gabbiette. Vedo alcune difficoltà per il mercato italiano, con le famiglie che far quadrare i conti comprano meno vino di qualità».

Photo by Curti Mario

«A Vinitaly c’era tanto interesse e solo operatori professionali, gente interessata e voglia di ritrovarsi - aggiunge Lorenzo Palla di Ronco Blanchis, realtà da 40mila bottiglie l’anno, per il 50% di export, Usa e Europa i maggiori mercati -. Me lo aspettavo: il mondo del vino da tempo non si ritrova. Le prospettive future sono incerte, il continuo aumento continuo dei prezzi costringe a continui ritocchi dei listini.

«Fino ad ora grossi contraccolpi non ci sono stati, temo però prevediamo che nei prossimi mesi ci sarà qualche difficoltà - aggiunge Palla, con la sua realtà di famiglia nel Collio -. Gli Stati Uniti vanno bene, il dollaro si è rafforzato molto sull’euro, per loro l’aumento non è un problema. Questo mercato troverà maggior sviluppo per la conclusione dell’anno e il prossimo. Per la Russia abbiamo grossi dubbi il futuro». 

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