Assofond lancia l’allarme: i fatturati tengono ma crollano i margini

I dati del primo trimestre di quest’anno mostrano una buona performance del fatturato, cresciuto mediamente del 12% rispetto al precedente. Ma il risultato è dovuto principalmente all’aumento dei prezzi di vendita generato dai rincari di energia e materie prime

VERONA. Il caro energia e materie prime affossa i margini delle fonderie italiane, e la guerra fa precipitare la fiducia a breve termine. Lo denuncia Assofond, l’associazione nazionale di settore presieduta dal veronese Fabio Zanardi, che il 24 giugno terrà a Lazise l’Assemblea Generale 2022.

I dati del primo trimestre di quest’anno mostrano una buona performance del fatturato, cresciuto mediamente del 12% rispetto al precedente. Ma il risultato è dovuto principalmente all’aumento dei prezzi di vendita generato dai rincari di energia e materie prime. La domanda ha comunque tenuto, gli aumenti dei costi sono stati in parte ribaltati sui clienti, e il ricorso agli ammortizzatori speciali è ai minimi. Segnale quest’ultimo che le interruzioni di produzione sono state sinora contenute.

Però nel settore si evidenzia un forte calo delle aspettative per i prossimi mesi, perché gli operatori si chiedono come possa durare il difficile equilibrio che ha già fortemente eroso la marginalità delle imprese. Quanto ancora si possono trasferire almeno in parte gli aumenti di costi sui clienti senza rischiare di uscire dal mercato? Questione dirimente, soprattutto se in altri Paesi europei il settore gode di più protezione dai rincari energetici e quindi, per esempio, le fonderie francesi e tedesche possono essere più competitive sui prezzi finali.

«I dati del primo trimestre – sottolinea Fabio Zanardi – ci dicono sostanzialmente due cose: la domanda di getti a inizio anno era ancora molto buona e le commesse, in linea generale, sono aumentate. D’altra parte, oggi ci troviamo di fronte a fortissime criticità, come dimostra il calo di fiducia sui prossimi mesi. L’esplosione dei costi energetici cui stiamo assistendo ormai da settembre 2021, acuitasi con l’inizio del conflitto in Ucraina, ha un impatto di portata tale da azzerare i margini operativi lordi delle fonderie».

Anche perché la guerra ha messo fuori gioco i due principali fornitori di ghisa in pani, Russia e Ucraina, dalle quali arrivava grossomodo il 70% dei fabbisogni nazionali. «Gli altri canali cui siamo costretti a ricorrere, principalmente il Brasile, hanno costi decisamente più elevati», spiega Zanardi.

«Sommando questi due fattori all’aumento di metalli come cromo, nichel e molibdeno e l’aumento dei prezzi legati alle materie prime secondarie, il risultato è che il prezzo di un getto di fonderia ha subito rispetto all’anno scorso rincari dell’ordine del 50%. Purtroppo, a oggi, non vedo all’orizzonte la possibilità di un assestamento o di una stabilizzazione dei prezzi, perché mancano gli elementi che potrebbero portare il sistema verso un nuovo equilibrio. Il rischio che corriamo ora è che la domanda possa rapidamente calare, con conseguenze facili da immaginare».

Il 74% delle fonderie che hanno risposto all'indagine Assofond ha indicato una crescita dei ricavi: nel 38% dei casi è stata indicata come motivazione di incremento del fatturato l'aumento dei prezzi dei getti, mentre nel 29% dei casi un aumento delle commesse. La proiezione di fine anno sulla variazione di fatturato rispetto al 2021 è pari a una crescita del +12%.

Dal punto di vista della fiducia, il giudizio complessivo delle fonderie sulla situazione economica non è negativo: nel primo trimestre l'indice ACT (che misura il giudizio su come le aziende abbiano trascorso il trimestre di riferimento) è prossimo ai 50 punti e ne guadagna uno rispetto al trimestre precedente.

Ma la fiducia di breve periodo risulta in calo per il quarto trimestre consecutivo: l'indice SIX (che sintetizza le risposte sulle aspettative dei sei mesi successivi alla rilevazione) registra inoltre un nuovo minimo assoluto (31 punti), con la maggioranza del campione (51,2%) che vede la situazione in peggioramento.

La visibilità degli ordini è in media di 2,7 mesi, in crescita del +3,5% rispetto al trimestre precedente: il giudizio della maggioranza delle fonderie è di soddisfazione (60,5%) e risulta in aumento anche l'incidenza di chi ritiene la visibilità raggiunta come ottimale (18,6%).

L'utilizzo di capacità produttiva, anch'esso ponderato per dimensione di impresa, nel primo trimestre 2022 è in aumento al 79,3%: il secondo miglior risultato degli ultimi tre trimestri.

Il fatturato cresce in tutti i comparti, sebbene per le fonderie di acciaio l'incremento sia più sottile (+1%) rispetto a quelle di ghisa (+15%) e di metalli non ferrosi (+11%). Il buon andamento del primo trimestre è spinto innanzitutto dall'incremento dei prezzi di vendita e da un numero più elevato di giorni lavorati, ma anche da un aumento delle commesse su modelli già esistenti e, nel caso delle fonderie di ghisa, dalla produzione di nuovi modelli.

Differenti anche le sensibilità circa il futuro prossimo: la fiducia è in calo per tutte le fonderie, ma quelle di acciaio sono meno pessimiste in merito al quadro economico dei prossimi sei mesi, mentre le fonderie di ghisa e quelle di metalli non ferrosi si aspettano scenari decisamente peggiori.