Polonia, nel 2021 vola l’export del Nordest: opportunità per energia, metalli e Ict

Le tre regioni nordestine fanno un quinto del totale esportazioni italiane in Polonia, che sono state pari a 16,15 miliardi di euro (+22,7% sul 2020, +19,2% sul 2019)

PADOVA. In Polonia, principale mercato tra i Paesi UE centro-orientali, l’export triveneto ha segnato un nuovo record nel 2021. Superati per la prima volta i 3 miliardi di euro. Per la precisione, 3 miliardi e 231 milioni, secondo i dati Istat elaborati da Ires FVG e Unioncamere Veneto. Una crescita del 30% rispetto al 2020 e del 24,2% rispetto al 2019, quando si era toccato il precedente picco di 2,6 miliardi di euro. Il saldo commerciale Triveneto-Polonia è nettamente positivo: oltre 1,6 miliardi di euro.

Export in Polonia delle tre regioni trivenete Le tre regioni nordestine fanno un quinto del totale esportazioni italiane in Polonia, che sono state pari a 16,15 miliardi di euro (+22,7% sul 2020, +19,2% sul 2019). Valore del mercato polacco per l’export veneto nel 2021: 2,38 miliardi di euro (+23,7% sul 2019), incidenza pari al 3,4% del totale. Prime tre voci: macchinari e apparecchi (461 milioni); prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (389 milioni); metalli di base e prodotti in metallo (319 milioni).

Saldo commerciale: 1,18 miliardi di euro. Dalla Polonia il Veneto importa principalmente prodotti alimentari e bevande (227 milioni), mezzi di trasporto (167 milioni), macchinari e apparecchi (143 milioni). Per il Friuli Venezia Giulia esportazioni 2021 di 673 milioni di euro (+30,4% sul 2019), incidenza del 3,7% sul totale. Voce di gran lunga dominante metalli di base e relativi prodotti (243 milioni, tra cui 151 milioni di prodotti siderurgici), seguono macchinari e apparecchi (90 milioni).

Saldo commerciale: 445 milioni di euro. Dalla Polonia le prime due voci di importazione sono legno e prodotti in legno e carta (47 milioni) e macchinari e apparecchi (38 milioni). Export del Trentino Alto Adige di 176 milioni di euro (+11,1% sul 2019), incidenza 1,7% sul totale, di cui quasi un terzo macchinari e apparecchi (56 milioni). Saldo commerciale: -13 milioni. Voce principale dell’import sono i metalli e relativi prodotti (42 milioni).

Polonia e Paesi Visegrad La Polonia la conosce bene Roberto Corciulo, presidente della società di consulenza per l’internazionalizzazione business IC&Partners di Udine. «Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia sono i tre paesi di Visegrad che hanno avuto tassi di crescita importanti per essere diventati sub-fornitori near-shoring della Germania, e poi anche soggetti industriali diretti sviluppando proprie imprese. La Polonia in maniera particolare», osserva Corciulo.

«Questi Paesi hanno fruito molto bene dei fondi europei, facendo investimenti rilevanti, per esempio in ambito transizione digitale, e hanno una buona produzione di laureati: fattori decisivi per attrarre imprese estere. La Germania è il primo partner commerciale e il primo investitore non solo nell’industria ma anche nei servizi».

L’economia polacca nel 2022 «L’economia polacca si presenta dinamica, variegata e attenta al futuro», dichiara Alessandro Saglio, direttore generale di Confindustria Polonia. «I settori di maggiore interesse sono quelli della meccanica, dell’automotive, dell’elettrodomestico, aeronautico e, in prospettiva, la filiera del green, il farmaceutico e l’industria 4.0. La crescita del Pil polacco è da anni costante e anche di fronte alla prova della pandemia e del recente conflitto si è mantenuta su buoni livelli (-2,5% nel 2020) con una robusta risalita del 5,3% nel 2021. Le prospettive per il 2022, nonostante l’importante spinta inflazionistica, sono buone».

Dall’adesione all’UE nel 2004 la crescita economica della Polonia è sempre stata sostenuta, con un tasso medio annuale del 3,9% negli ultimi vent’anni. Unica recessione nel 2020, causa Covid, peraltro tra le più contenute in Europa, quando il Pil polacco si è attestato sui 594,16 miliardi di dollari (fonte Banca Mondiale). Con la rilevante ripresa del 2021 il Pil ha ampiamente superato i 600 miliardi di dollari, mentre per il 2022 la Banca Mondiale ha abbassato le previsioni di crescita al 3,9%. La guerra in Ucraina, con la cui economia la Polonia è molto interconnessa, sta sicuramente avendo un

impatto rilevante, e non solo per l’enorme flusso di rifugiati ucraini (quasi 3 milioni, cioè oltre la metà di chi ha lasciato l’Ucraina negli ultimi mesi). Certamente anche in Polonia molto forte è l’l’inflazione (consumer price index +12,3% su base annua ad aprile 2022), alimentata in modo particolare dall’aumento dei prezzi di energia e carburanti (oltre +27%). Rimane invece basso il tasso di disoccupazione (poco sopra il 5%), tra i più contenuti in Europa. Il tasso di occupazione è di circa il 70% tra i 15 e i 64 anni, con difficoltà anche a reperire profili professionali in vari settori (per esempio, ingegneri e programmatori informatici) e notevole mobilità nel mercato del lavoro delle figure più richieste. A cui si aggiunge il fatto che molti immigrati ucraini che lavoravano in Polonia, per esempio nella logistica e trasporti su strada, sono tornati in Ucraina per arruolarsi e quindi si è accentuata la carenza di manodopera disponibile.

Le aziende italiane in Polonia Sono oltre 2500 le aziende a capitale italiano in Polonia, e l’interscambio tra i due Paesi nel 2021 ha toccato la cifra record di 27 miliardi di euro.

«Per dare un ordine di grandezza, lo scambio commerciale tra Italia e Polonia equivale all’interscambio totale che l’Italia genera con Giappone, Canada e Brasile messi insieme», evidenzia Saglio. Nata due anni fa, Confindustria Polonia si sta radicando con sedi dislocate in tutto il paese: rappresenta attualmente circa 80 soci che generano quasi 3 miliardi di euro di interscambio e impiegano più di 25mila dipendenti, e collabora con Ice Varsavia e altre realtà confindustriali (Ucimu, Amafond, etc.) per promuovere il Sistema Italia nel mercato polacco.

«Come Confindustria Polonia abbiamo il piacere e l’onore di rappresentare la manifattura e l’imprenditoria italiana – prosegue Staglio - creando ponti tra i due Paesi, come la partecipazione ad eventi fieristici quali il recente Stom (macchinari utensili) e Plastpol (lavorazione e trasformazione della plastica) il prossimo 24-27 maggio, entrambi organizzati dal nostro socio Targi Kielce, che dimostrano l’interesse concreto di tante aziende italiane e la forza all’estero del Made in Italy».

Energia Guardando ai settori dell’economia polacca che offrono maggiori opportunità per le imprese italiane e nordestine, Guido Parodi, direttore di IC&Partners Poland a Varsavia, sottolinea innanzitutto quello delle tecnologie per la transizione energetica.

La Polonia ha infatti un programma di uscita dal carbone e dalla lignite, fonti che contano ancora per oltre il 60% della produzione elettrica nazionale, con rilevanti investimenti in corso e previsti nelle rinnovabili, innanzitutto eolico e solare.

«Varsavia porterà avanti il programma di riconversione, anche se in maniera più tranquilla, come tutti i Paesi Ue che vista l’evoluzione della crisi russo-ucraina e relativi impatti sull’approvvigionamento energetico, dovranno rallentare rispetto agli obiettivi fissati di transizione. Ma quello dell’energia rimane uno dei mercati principali su cui puntare, un’area in cui ci sarà tanta liquidità dei fondi europei da gestire».

Logistica Altro settore importante è certamente quello della logistica, per i traffici tra la Germania e l’Europa orientale e meridionale. Per esempio, a Lodz in una delle zone più industrializzate del Paese quest’anno ha aperto una filiale con una società controllata il vettore triestino Autamarocchi specializzato in trasporto container e servizi intermodali. Filiale che si aggiunge a quelle in Germania, Ungheria, Austria, Croazia e Turchia.

Macchinari ed automazione industriale E poi c’è il settore premium dell’eccellenza industriale italiana: macchine utensili e automazione in vari campi. IC&Partners sta per esempio seguendo progetti di investimenti di aziende italiane nel packaging alimentare, e nell’automotive per impianti di verniciatura e componentistica.

Quanto questo mercato sia importante per il settore lo prova la fiera Stom dei macchinari utensili di Kielce, uno dei principali centri fieristici industriali polacchi, situato tra Varsavia e Cracovia.

«Nell’edizione di aprile 2022, la prima dopo la pandemia, su un totale di circa 320 aziende espositrici le italiane erano una cinquantina, una presenza confermata grazie alla consolidata collaborazione con l’Associazione dei costruttori italiani Ucimu-Sistemi

Per Produrre e Confindustria Polonia. Quindi, nonostante l'incertezza del periodo, molti hanno deciso che la Polonia resta un riferimento importante», testimonia Marco Fontana, trade fair specialist di Targi Kielce.

Automotive L’industria dell’auto è uno dei pilastri dell’economia polacca. Assemblaggio e componentistica, con importanti investimenti di grandi gruppi esteri, tra cui Stellantis, ma anche un notevole sviluppo di aziende autoctone nei vari segmenti della filiera. Per esempio, secondo dati della Polish Investment & Trade Agency, tra il 2015 e il 2019 il comparto polacco della componentistica auto è stato quello che è cresciuto di più al mondo, con un tasso annuo composto (Cagr) del 9,63%.

Nel 2017 la Polonia contava circa 1400 aziende nel settore, il Paese ha 300mila studenti di ingegneria, e si stima che nei prossimi 10 anni nell’ambito dell’elettro mobilità saranno creati 50mila nuovi posti di lavoro. «L’auto sta globalmente attraversando oggi un periodo di crisi per tanti motivi, ma l’area geografica dalla Germania alla Polonia e dalla Slovacchia e Repubblica Ceca all’Ungheria rimarrà il cuore dell’industria automobilistica europea», osserva Parodi.

A Breslavia per esempio si trova la più grande giga-factory europea e tra le maggiori al mondo di batterie agli ioni di litio, di proprietà della sud-coreana LG Chem, che sta stimolando lo sviluppo in Bassa Slesia di un distretto industriale dei veicoli elettrici. Certamente le trasformazioni tecnologiche in corso nel settore impattano parecchio sull’industria polacca e creano opportunità di mercato anche per i fornitori italiani della filiera.

Metallurgia Molte aziende dell’automotive polacco si approvvigionavano di metalli prodotti in Ucraina e Bielorussia. Quindi le ripercussioni sul settore della guerra in Est Europa sono forti. Lo stesso accade nelle costruzioni: come notato nella comunità italiana dell’acciaio Siderweb, in Polonia in questo momento mancano 6-700mila tonnellate di tondo per cemento armato che arrivavano da Bielorussia e Ucraina.

Osserva Corciulo: «La Polonia, per affrancarsi dalle importazioni di materie prime e semilavorati dall'Ucraina e in particolare dal Donbass, prevede la localizzazione di impianti siderurgici nel proprio territorio, quindi ci saranno investimenti produttivi con la relativa esigenza di acquistare tecnologie industriali”. Opportunità quindi per gli specialisti di settore italiani e del Nordest.

ICT, digitale & business service Parodi e Corciulo sottolineano poi che in Polonia un settore molto spinto è quello R&S in ambito intelligenza artificiale, big data, industria 4.0, con diversi incubatori di imprese e soluzioni finanziarie in collaborazione con le banche anche per piccole aziende e startup, soprattutto a Varsavia a Breslavia.

Molto sviluppati («La più alta concentrazione in Europa») i business service, centri di competenza in outsourcing per le imprese spesso con sede nelle città principali, e i data center, che fanno soprattutto capo a gruppi tedeschi, inglesi e americani.

Perché, più in generale, «c’è un ecosistema straordinario per tutto quello che riguarda l’innovazione informatica», con una digitalizzazione spinta della pubblica amministrazione, dei servizi finanziari, dei sistemi di pagamento, dei servizi di logistica corrieri, oltre a un settore videoludico tra i più sviluppati in Europa. «Se i principali gruppi mondiali in ambito digital e business service hanno una presenza in Polonia, un perché c’è». Opportunità anche per l’hi-tech italiano?