Turismo in risalita, più arrivi dall’Europa per tornare ai livelli del pre-pandemia

Il mensile Nordest Economia: cauto ottimismo fra le imprese. estate di crescita nonostante rincari e carenza di stagionali

PADOVA. L’imperativo è tornare ai numeri del 2019, l’ultimo anno pre pandemico. Ma per il turismo nazionale, e con esso per quello del Nordest, l’imperativo è anche una sfida. Perché la guerra in Ucraina, con il suo carico di dolore e morti, dal punto di vista economico ha tolto ulteriormente certezze alle tante imprese italiane alla ricerca di un rilancio a lungo inseguito. Se ne parla nel numero di maggio di Nordest Economia, mensile in uscita martedì 24 maggio allegato al nostro giornale.

Numeri alla mano, i volumi di arrivi e presenze dell’ultimo anno ante Covid, nel 2021 sono rimasti distanti. Rispetto ai 35 milioni di arrivi del 2019 se ne sono registrati 22,1 milioni (-36,9%), un po’ meglio sono andate le presenze, 93,7 milioni l’anno scorso rispetto ai 132,4 milioni del precedente (-29,3%).

A Nordest il Veneto è stata la regione più penalizzata dalla pandemia: I 20,1 milioni di arrivi del 2019, l’anno scorso sono rimasti un miraggio, nonostante il netto miglioramento (più 50,8%) sul 2020.

Percentualmente, il Friuli Venezia Giulia è la regione che ha perso meno, con 1,9 milioni di arrivi 2021 rispetto ai 2,7 del 2019 (-27,7%) e con 7,3 milioni di presenze contro 9 milioni (-19,5%). Ed è quella che si prepara a recuperare e superare quei volumi nel corso dell’estate ormai alle porte.

La guerra in Ucraina comunque è diventata un elemento di grave incertezza sulla strada del recupero. Come lo sono i rincari, in particolare quelli dell’energia, e la mancanza di stagionali.

Ma il bilancio delle vacanze pasquali è stato positivo e la campagna prenotazione in vista della stagione estiva sta dando buoni segnali. Secondo le attese sarà un turismo di prossimità europeo, quello che probabilmente vedremo lungo i nostri litorali, al lago e in montagna. Gli italiani continueranno a frequentare i propri luoghi di villeggiatura, avremo tedeschi e austriaci, certo non potremo aspettarci americani, cinesi e giapponesi, men che meno i russi.

Come afferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, «con l’allentarsi dell’emergenza sanitaria, gli italiani hanno ripreso a muoversi e nella maggior parte dei casi scelgono di restare nella Penisola. Se lo scorso anno una scelta simile era stata dovuta soprattutto alla volontà di limitare i rischi di contagio derivanti dai lunghi spostamenti, ora siamo di fronte a una scelta libera, che non può che renderci orgogliosi come italiani. A Pasqua Venezia ha ospitato la cifra record di 130 mila turisti e i numeri sono stati elevati anche per altre città d’arte del Triveneto, con molti arrivi anche tra gli stranieri».

Insomma le prospettive sono cautamente positive. Lo afferma anche Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi: «Subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina abbiamo temuto una nuova frenata. Ma dopo due settimane di incertezza nelle prenotazioni siamo tornati a una situazione positiva grazie alla forza di un turismo molto affezionato alle vacanze in Italia che non vedeva l’ora di tornare a riempire i nostri centri storici e i nostri bellissimi borghi».

Certo, i problemi non mancano: si pensi solo alla mancanza di manodopera, in particolare stagionale. O alla fase di rincaro dei prezzi, a partire da quelli dell’energia, che prefigurano un salasso per i clienti o in alternativa un calo di margini per le imprese. Ma vince la voglia di rilancio. Nonostante tutto.