Bocca (Federalberghi): «Per le vacanze gli italiani scelgono il Belpaese, premiate le città d’arte»

Per Bocca il turismo nel Paese è a una svolta. «Con l’allentarsi dell’emergenza sanitaria, gli italiani hanno ripreso a muoversi e nella maggior parte dei casi scelgono di restare nella Penisola. Ma se lo scorso anno una scelta simile era stata dovuta soprattutto alla volontà di limitare i rischi di contagio derivanti dai lunghi spostamenti, ora siamo di fronte a una scelta libera, che non può che renderci orgogliosi come italiani».

VENEZIA. Finalmente il settore torna a respirare. Pasqua e 25 aprile hanno restituito ottimismo e le previsioni per la stagione estiva sono rosee». Bernabò Bocca sintetizza così il clima che si respira tra gli albergatori dopo due anni di grande sofferenza. Il settore, infatti, è stato in assoluto tra i più colpiti dalla pandemia e dalle restrizioni conseguenti, anche se in buona parte ha saputo resistere e ora tenta il rilancio.

Nato a Torino e Cavaliere del Lavoro dal 2005, Bocca è presidente di Sina Hotels, catena con 500 dipendenti e undici strutture nella Penisola, di cui due a Venezia: il Centurion Palace, collocato all’interno di Palazzo Genovese, e Palazzo Santangelo, affacciato sul Canal Grande. Dal 2000 presiede la federazione di categoria e nella scorsa legislatura è stato anche senatore. Tra gli altri incarichi, è consigliere della Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze (città in cui vive) e consigliere del Maggio Musicale Fiorentino.

Presidente, la primavera è iniziata nel migliore dei modi con circa 14 milioni di italiani in viaggio per il ponte di Pasqua e 9,3 milioni per il 25 aprile. Possiamo dire che la crisi è alle spalle?

«Se si riferisce ai flussi turistici, non c’è dubbio che siamo a una svolta. Con l’allentarsi dell’emergenza sanitaria, gli italiani hanno ripreso a muoversi e nella maggior parte dei casi scelgono di restare nella Penisola. Se lo scorso anno una scelta simile era stata dovuta soprattutto alla volontà di limitare i rischi di contagio derivanti dai lunghi spostamenti, ora siamo di fronte a una scelta libera, che non può che renderci orgogliosi come italiani. A Pasqua Venezia ha ospitato la cifra record di 130mila turisti e i numeri sono stati elevati anche per altre città d’arte del Triveneto, con molti arrivi anche tra gli stranieri».

Insomma, una boccata d’ossigeno per gli alberghi dopo due anni terribili…

«Indubbiamente, anche se ci vorrà tempo per recupero. Basti pensare che molti alberghi non hanno mai riaperto da quando sono state allentate le restrizioni. Si tratta probabilmente di strutture che non lo faranno più, con tutto ciò che ne deriva per l’occupazione e per i territori. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ci aspettiamo una stagione estiva molto positiva: i turisti nazionali continueranno a essere in maggioranza e cresceranno sensibilmente quelli in arrivo da oltrefrontiera».

A suo avviso, questa crisi potrà accelerare il processo di aggregazione nell’offerta alberghiera, di cui si parla da tempo, ma con poche applicazioni concrete?

«La creazione di economie di scala può aiutare molto la redditività, soprattutto nei centri in cui vi sono già molte catene alberghiere, meno nelle località in cui l’offerta è fatta soprattutto di strutture singole. Però segnalo un fatto: i sostegni pubblici adottati alla luce della crisi pandemica sono andati in particolare alle società più piccole. Si tratta di una scelta che comprendiamo, dato che le realtà più grandi hanno in genere spalle più robuste per resistere ai cicli negativi del mercato, ma segnalo la mancanza di incentivi alle aggregazioni. Si parla molto della direzione da prendere, ma poi mancano scelte conseguenti di politica industriale».

In che modo lo scenario geopolitico sta influenzando i flussi in arrivo tra gli stranieri?

«Gli arrivi dei russi in Italia si sono sostanzialmente azzerati e si tratta di turisti alto-spendenti. Ci attendiamo numeri limitati anche dal Far East a causa della nuova ondata di contagi da Covid-19, che sta spingendo le autorità locali ad adottare forti restrizioni agli spostamenti».

La Cina ha disposto un lockdown durissimo, che da noi si è visto solo nel 2020…

«Sì, ma misure drastiche stanno condizionando anche altri Paesi dell’area come Hong Kong, Giappone e Corea del Sud. Di contro stanno crescendo gli arrivi dal resto d’Europa e soprattutto dagli Stati Uniti, complice il cambio favorevole del dollaro. Mi preme ricordare che ogni turista è un valore aggiunto per tutto il territorio: da nostri studi è emerso che la spesa per l’albergo è solo il 30% del totale; il restante 70% riguarda ristoranti, esercizi commerciali e mezzi di trasporto. Così vi sono benefici diffusi nell’indotto cittadino e regionale».

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