Turismo a Nordest: alla vigilia dell’estate la ripresa si sente, ma pesano le incertezze

Il mensile di Nordest Economia, in uscita il 24 maggio allegato ai giornali locali del gruppo Gnn a nordest, si occupa di turismo. Alla vigilia dell’estate gli operatori si rimboccano le maniche. Con ottimismo ma pure con qualche preoccupazione, come spiega Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto: «Vediamo segnali di ripresa, ma le incognite sul futuro sono ancora molteplici». Manca personale, aumentano i costi e vince il last minute.

PADOVA. L’estate 2022 ormai alle porte promette d’essere la stagione del riscatto per un turismo che in Italia, come a Nordest, ha accusato forte il colpo della pandemia. Numeri alla mano – elaborati mettendo a sistema dati presi da Istat, Promoturismo Fvg, Statistica Regione Veneto, Astat e Ispat – i volumi di arrivi e presenze dell’ultimo anno ante Covid, nel 2021 sono rimasti distanti. Rispetto ai 35 milioni di arrivi del 2019 se ne sono registrati 22,1 milioni (-36,9%), un po’ meglio sono andate le presenze, 93,7 milioni l’anno scorso rispetto ai 132,4 milioni del precedente (-29,3%).

Il turismo nel quadrante orientale del Paese non è però vissuto come un sistema integrato e ognuna delle tre regioni fa un po’ storia a sé, anche in virtù di un paniere di proposte molto diversificato, con il Veneto forte di città d’arte che hanno pagato pesantissimo il forfait degli stranieri, il Trentino Alto Adige che ha frenato d’inverno ma accelerato d’estate, e un Friuli Venezia Giulia che mixando mare, montagna e città è riuscito nell’impresa di contenere i danni.

Percentualmente, la regione più a Est del Paese è quella che ha perso meno, con 1,9 milioni di arrivi rispetto ai 2,7 del 2019 (-27,7%) e con 7,3 milioni di presenze contro 9 milioni (-19,5%). Ed è quella che si prepara a recuperare e superare quei volumi nel corso dell’estate ormai alle porte. Parola dell’assessore regionale al turismo Sergio Emidio Bini: «Le nostre proiezioni ci pongono sopra di circa 1,5% rispetto al 2019 che è stato il nostro anno record. Anche questa stagione sarà contraddistinta dalla scarsa mobilità internazionale, più che compensata però dalle presenze di austriaci e tedeschi e da quelle degli italiani».

L'assessore regionale a Turismo e Attività produttive Sergio Emidio Bini

La regione che è rimasta più indietro è il Veneto, che ha visto arrivi e presenze zavorrati dall’assenza dei turisti stranieri: ne mancavano 5 su 10 in termini di arrivi, 4 su 10 nelle presenze. Così, i 20,1 milioni di arrivi dell’ultimo anno pre Covid sono rimasti un miraggio l’anno scorso, nonostante il netto miglioramento (+50,8%) sul 2020. Nell’arco dei 12 mesi se ne sono registrati 11,8 milioni, -41,3% rispetto al 2019, -28,9% le presenze, attestate a 50,6 milioni.

Il Trentino Alto Adige si è piazzato a metà strada tra Veneto e Fvg. Un po’ meglio del primo, un po’ peggio del secondo: 8,3 milioni di arrivi nel 2021 (-31,6% rispetto al 2019) e 35,7 milioni le presenze (-31,4%).

Le prime proiezioni sull’estate 2022 sono molto positive. Demoskopika stima un aumento di arrivi e presenze a livello nazionale del 35% di arrivi sul 2021 e 43% di presenze per un spesa complessiva di 26 miliardi. L’anno sarà ancora condizionato dalla circolazione del virus e ora anche dal conflitto in Ucraina, ma le proiezioni dell’istituto di ricerca sulle regioni sono in qualche caso molto positive. Come per il Veneto dove Demoskopika stima 65,5 milioni di presenze e 15,2 milioni di arrivi e una spesa che in valore assoluto è la maggiore tra quelle regionali con 5.047 milioni di euro (+12,6% rispetto al 2021).

Alla vigilia dell’estate gli operatori si rimboccano le maniche. Con ottimismo ma pure con qualche preoccupazione, come spiega Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto: «Vediamo segnali di ripresa, ma le incognite sul futuro sono ancora molteplici e la difficoltà di programmazione delle attività di impresa preoccupa non poco gli operatori del settore».

Massimiliano Schiavon

Difficoltà che hanno a che fare anzitutto con il cambiamento delle abitudini di prenotazione dei turisti, che sempre più ripiegano sul last minute, prima a causa del Covid, oggi (anche) a causa del conflitto. A questo si aggiunga l’inflazione e ancora la difficoltà a reperire personale stagionale.

Incognite che pesano sulla ripresa di un settore in cui però si respira tanta voglia di riscatto e che si prepara a dare il meglio con una proposta che va dal mare alla montagna, dalle splendide città d’arte ai tour enogastronomici, senza dimenticare gli eventi e le proposte open air. Segmento quest’ultimo che tra Veneto e Fvg conta su 210 imprese, 258mila posti letto, 8.500 addetti, oltre 20 milioni di presenze e 1,1 miliardi di euro di ricavi. «Le nostre imprese stanno cogliendo le trasformazioni del mercato e investendo su soluzioni innovative», commenta il presidente nazionale e Nordest di Faita-Federcamping, Alberto Granzotto, evidenziando come il bilancio di Pasqua e le previsioni per l’estate confermino il boom.

In generale, «aprile è stato un mese molto favorevole – rilancia Schiavon -. Specie a Venezia, trainata dalla Biennale e da Homo Faber che hanno dato un impulso importante. I prezzi sono tornati sui valori del 2019, quanto ai mercati, si sta muovendo bene quello americano, si confermano quelli prossimità, si registra il ritorno importante dei turisti tedeschi e austriaci, mentre mancano l’Asia e naturalmente la Russia, che sul totale delle presenze pesa “solo” un milione, ma è un turismo di visitatori che spendono molto».

Previsioni? «Difficile farne oggi a lungo termine – continua Schiavon –. La finestra di prenotazione termina molto a ridosso della data di arrivo, registriamo però una buona propensione alla spesa e una gran voglia di andare in vacanza».

Come detto, il settore fa purtroppo i conti con la carenza di lavoratori stagionali, ormai cronica, tanto che Schiavon colloca il problema del capitale umano al primo posto tra le criticità. «Il settore non attrae più, il Governo deve aiutare le imprese ad abbassare il cuneo fiscale, perché nelle tasche dei nostri collaboratori – conclude il presidente di Federalberghi Veneto – arriva molto meno rispetto a colleghi tedeschi e austriaci. Ci vuole un contratto più al passo con i tempi, capace di rimettere in moto l’ascensore sociale, di dare prospettive ai giovani».