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Banzato (Federacciai): «Il peggio per la siderurgia è alle spalle, a settembre la ripartenza»

La ripartenza si accompagna alla transizione green degli impianti. Una sfida rispetto alla quale la siderurgia è attrezzata. «Sono certo - ha dichiarato il presidente di Acciaierie Venete - che l’acciaio italiano porterà a termine nei tempi fissati gli investimenti previsti. Sia sugli impianti sia sulla formazione dei propri collaboratori».

Federico Piazza
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PADOVA. Bando alla negatività, il peggio per il settore siderurgico è alle spalle. Parola di Alessandro Banzato, presidente di Federacciai e imprenditore a capo del gruppo padovano Acciaierie Venete.

«È difficile fare previsioni a lungo termine, ma anche nel breve mi permetto di ribadire che possiamo abbandonare il pessimismo», ha affermato, intervenendo sul tema della congiuntura economica del settore durante il webinar “Made in Steel – La filiera oltre i cigni neri” di Siderweb.

«Il consumo ci sarà, pertanto mi aspetto che nei mesi estivi il mercato affronti una fase di riassestamento e di riflessione, per poi arrivare alla ripartenza delle attività industriali a settembre con una situazione più equilibrata sia come prezzi che come domanda».

Inoltre, per quanto riguarda il business di Acciaierie Venete di cui è presidente e ceo, Banzato ha sottolineato la continuità della domanda del mercato automotive, nonostante le difficoltà che il settore sta globalmente attraversando: «Abbiamo avuto ordini dal mondo dell'auto che hanno avuto diverse fluttuazioni, ma non sono mai mancati. Sicuramente anche l’auto sta affrontando una transizione importante; tuttavia l’acciaio resta ancora essenziale in questo comparto».

Come presidente di Federacciai, Banzato ha fatto il punto sulle problematiche che la siderurgia sta attraversando nel 2022. «La situazione generale negativa, legata al conflitto russo-ucraino, sta coinvolgendo tutti i settori senza esclusioni. Ci siamo trovati dapprima ad affrontare una crescita dei prezzi legata a un fortissimo aumento dei costi di produzione, in particolare dell’energia. Una crescita di costi iniziata proprio in questo stesso periodo del 2021, per cui dura da quasi un anno. Ora stiamo vivendo un momento di ristorno che mi sento di poter dire fisiologico, le quotazioni avevano raggiunto livelli palesemente insostenibili nel lungo periodo».

Profonde saranno comunque le trasformazioni per il settore. «I cambiamenti ci sono già e ci saranno. È innegabile. Giusto per citarne uno, la transizione green». Un ambito in cui Banzato vede anche degli elementi di preoccupazione. «In questa ondata emotiva legata all’abbandono del gas russo, con il RepowerUE è stata innalzata ulteriormente verso l’alto l’asticella delle performance e degli obiettivi ambientali già sfidanti del Fit for 55, inoltre con un accorciamento dei tempi di raggiungimento. Il problema è che questa repentinità e questi obiettivi, condivisi ma veramente alti, rischiano di mettere in difficoltà nella competizione globale l’industria europea; e senza che si ottengano dei miglioramenti significativi».

Da sottolineare in ogni caso gli sforzi fatti dall’acciaio italiano ed europeo sul fronte ambientale ed ESG. «Ci tengo a ribadire che se ci giriamo indietro in termini di miglioramenti delle performance e di consolidamento del settore abbiamo già fatto un buon percorso rispetto a cos’era l’acciaio trent’anni fa».

Complesso far ipotesi sul prossimo futuro. «È difficile valutare i possibili sviluppi macroeconomici, ma confermo che il nostro mondo abbia capacità reazione sufficiente a fronteggiare il futuro. Sono invece certo che l’acciaio italiano porterà a termine nei tempi fissati gli investimenti previsti. Sia sugli impianti sia sulla formazione dei propri collaboratori, che sono il vero cuore delle aziende».

Fiducia espressa anche da Riccardo Benso, presidente di Assofermet, l’associazione nazionale delle imprese del commercio e della prelavorazione dei metalli: «A meno di altri eventi che non possiamo immaginare, nello scenario futuro potrebbero esserci elementi di miglioramento della situazione. Non è chiaro fin dove potranno arrivare i prezzi e c’è un certo rischio stagflazione, ma resto abbastanza ottimista, vista la mole di investimenti che in parte si sono già generati e che si genereranno a livello europeo. Mi aspetto che un certo clima di fiducia e di prevedibilità, seppur difficoltosa, aiuti il sistema a trovare un nuovo equilibrio».

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it

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