Bergs&More: «In Africa cinesi in difficoltà, merita attenzione l’Uganda»

Kampala, Uganda

Secondo studio internazionale di assistenza legal tax questo è il momento favorevole per l’industria europea e italiana per costruire, in particolar modo con vari Paesi dell’Africa sub-sahariana, forti relazioni di collaborazione economica strategica. Al centro: le terre rare e i minerali strategici

PADOVA. L’Africa è il continente dove nei prossimi anni potrebbe giocarsi una partita geopolitica ed economica decisiva tra Europa e Cina. Quella per l’accesso ai minerali strategici e alle cosiddette “terre rare”, materie prime necessarie in vari campi dell’industria, e fondamentali nei settori dell’elettronica e della transizione energetica. Un mercato, in particolare quello dei 17 elementi chimici classificati come terre rare, oggi monopolizzato dalla Cina.
Ma il predominio cinese in Africa non è per niente scontato, anzi. Se si addotta il corretto approccio in Africa c’è spazio anche per gli italiani e gli europei, sottolinea Bergs&More, studio internazionale di assistenza legal tax e business advisory con sede, tra le altre, a Padova e a Nairobi in Kenya.
Oggi il contesto internazionale, avviato verso un crescente assetto multipolare, impone al Vecchio Continente povero di risorse minerarie ed energetiche la fondamentale esigenza di diversificare le fonti di approvvigionamento strategico nel mondo. Questa logica sottende per esempio in ambito green & digital economy gli obiettivi per il 2030 e il 2050 della European Raw Materials Alliance (ERMA) lanciata nel 2020 dall’UE, con il relativo Action Plan mirato a rendere l’economia europea più resiliente attraverso una ridefinizione delle supply chain delle materie prime sia attraverso il potenziamento dell’economia circolare in Europa (quindi il riutilizzo dei materiali) sia attraverso la diversificazione di approvvigionamento minerario internazionale.

Eugenio Bettella

In tale direzione Bergs&More evidenzia quanto il momento sia propizio per l’industria europea e italiana per costruire, in particolar modo con vari Paesi dell’Africa sub-sahariana, forti relazioni di collaborazione economica strategica in una logica win-win per entrambe le parti. L’avvocato padovano Eugenio Bettella, tra i soci fondatori dello studio, spiega: «Il modello di business sino-africano di materie prime in cambio di infrastrutture e prodotti di bassa qualità sembra destinato al capolinea, perché l’Africa si è finalmente svegliata e il valore aggiunto lo vuole realizzare internamente, avendo ben capito che la trasformazione locale rende di più e le infrastrutture e relativa finanza possono costare meno ed essere di migliore qualità. Parole banali, forse, ma che oramai suonano come un mantra tra i corridoi di molti governi – sottolinea Bettella - che non fanno più mistero di una insofferenza per un partner che peraltro, in questi mesi, non sta rispettando molti accordi, lasciando così grande spazio a chi, come le imprese europee e del Golfo arabo, si stanno proponendo forti di tecnologia e di finanza estremamente competitiva».

Bergs&More assiste le imprese che intendono investire nel mercato dell’Africa Subsahariana con una struttura di consulenza che offre le proprie competenze come team legale e fiscale e nel reperimento di partner locali, individuazione di opportunità nei settori privato e pubblico, accesso a strumenti finanziari di player di matrice prevalentemente europea. «La sede di Nairobi ha un ruolo strategico per l’intera regione, che offre numerose opportunità agli operatori internazionali molto fiduciosi per i trend che si stanno registrando nell’area», testimonia l’avvocato corporate. «Guardiamo a Kenya, Tanzania, Ruanda, Burundi, Malawi, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e, non ultima, Uganda, che sono solo alcuni dei mercati che stanno registrando elevati tassi di crescita e che stanno accelerando sui piani di sviluppo interno».

Sono Paesi che desiderano emanciparsi dalla Cina verso cui il debito sta raggiungendo livelli preoccupanti. Paesi che hanno deciso di varare piani di industrializzazione per la trasformazione interna delle materie prime e per la soddisfazione del mercato locale, regionale, e in prospettiva continentale grazie alla progressiva implementazione dell’area di libero scambio AfCFTA a cui aderiscono 54 dei 55 Stati africani. Paesi che stanno adottando pacchetti normativi incentivanti per gli investimenti stranieri e che stanno ammodernando la propria macchina amministrativa per velocizzare le procedure e rendere la gestione degli affari più efficiente e trasparente.

Bettella sottolinea il particolare focus in questo momento storico sull’Uganda nell’Africa equatoriale. Stabilità politica, un PIL annuo di oltre 33 miliardi dollari, crescita economica stabile che oscilla tra il 5 e il 7%, attualmente sta puntando sull'estrazione di terre rare e sullo sviluppo energetico. «Non a caso, a marzo 2022 il ministro ugandese dell’energia e del miniere, Ruth Nankabirwa Ssentamu, ha fatto visita a Sace al fine di presentare, e garantirsi il relativo blessing finanziario, il proprio programma di sviluppo energetico unitamente all’attività estrattiva di metalli preziosi, incluse quelle terre rare tanto necessarie quanto di difficile reperimento per il settore dell’elettronica e che stanno diventando un target primario per molti investitori».
L'Uganda è ricca di risorse minerarie: indagini geologiche, geochimiche e geofisiche aviotrasportate stimano oltre 27 tipi di minerali in riserve significative e commercialmente valide, e hanno rivelato il potenziale di ulteriori risorse minerarie: oro, ferro, platino, nichel-cromo, e “terre rare”. Come quelle del progetto Makuutu Rare Earths a 120 km dalla capitale Kampala, in un’area facilmente accessibile con infrastrutture logistiche, elettriche, idriche e telefoniche di primo livello. E con la nuova legge per il settore minerario il governo ugandese mira ad aumentare l'attrattiva del settore per gli investitori, con un regime di licenze competitive per i progetti minerari esistenti, mantenendo il modello “first come, first served” per i nuovi progetti, e prevedendo accordi su larga scala che forniranno i diritti minerari per un minimo di 21 anni.
«Considerando il trend ugandese in forte sviluppo industriale e di spinta al settore manifatturiero, l’implementazione delle infrastrutture nonché la produzione di energia quali principali priorità governative, unitamente ai molti progetti già in essere, si delinea un quadro di vaste opportunità offerte agli investitori. La maggior parte di esse sarà realizzata attraverso la partecipazione a contratti di ingegneria, approvvigionamento e costruzione», nota Bettella. Che spiega poi l’importante legame dell’Uganda con la vicina Repubblica Democratica del Congo, paese molto più esteso ma anche più problematico dal punto di vista della sicurezza, con cui è in essere un accordo bilaterale per il potenziamento del commercio transfrontaliero. «Oggi l'Uganda rappresenta il naturale gateway per la Repubblica Democratica del Congo». Opportunità di business per le imprese estere, quindi, perché sono necessarie infrastrutture sostenibili al confine per energia, trasporto, raffinazione, custodia e distribuzione dei minerali e di altri beni, gestite anche in regime di partenariato pubblico-privato con operatori esperti del settore.