Benedetti, Confindustria Udine: «Economia fragile. Servono riforme strutturali e politiche industriali»

Gianpietro Benedetti

La variazione tendenziale della produzione industriale segna un modesto +0,2%, in compenso volano i costi di energia e materie prime e aumenta l’inflazione. «Ridurre il cuneo fiscale o detassare straordinari e e premi di risultato» è la proposta del presidente degli industriali udinesi, per difendere il potere d'acquisto delle famiglie

UDINE. La variazione modestamente positiva nel primo trimestre di +0,2%, e le rilevazioni nazionali che registrano una flessione anche nei mesi successivi, fotografano la debolezza dell’economia del territorio, segnatamente della provincia di Udine, oltre che del Paese. Il dato è quello della produzione industriale del capoluogo friulano che presenta una variazione tendenziale (primo trimestre 2022 a raffronto con lo stesso periodo dell’anno precedente) di +0,2%, e anche un -1,9% congiunturale (primo trimestre a raffronto con il quarto del 2021).

Va meglio sul fronte delle vendite, secondo l’ufficio studi di Confindustria Udine che ha realizzato l’indagine, che chiude con un +3% congiunturale e +4,7% tendenziale. Resta sostanzialmente stabile la capacità produttiva, mentre risultano in calo del -2,3% gli ordini, nel raffronto tendenziale. L’indicatore che cresce invece in modo significativo e a doppia cifra, è quello dei prezzi dei materiali: +59,8% rispetto allo scorso anno, mentre le difficoltà di approvvigionamento continuano rischiando di indebolire la domanda.

I settori

Se questo rappresenta il totale del comparto industria, a livello disaggregato i settori presentano trend diversificati: la meccanica flette, a livello tendenziale, del -1,1%; la siderurgia cede lo 0,9%; il legno-mobile-arredamento rallenta ma, rispetto al 2021, la variazione tendenziale è di +5,4%; bene la chimica, +7,2%, e la gomma-plastica, +6,4%. Segna invece -10,8% l’alimentare, -0,1% la carta, -1% i materiali da costruzione.

Previsioni

L’industria friulana prevede un secondo trimestre all’insegna della stabilità, sempre che la situazione geopolitica non cambi, che i costi dell’energia e delle materie prime non presentino nuove impennate, che l’inflazione e i consumi restino inalterati e la pandemia non riprenda a correre. «Le criticità di questi mesi - rileva il presidente di Confindustria Udine, Gianpietro Benedetti - hanno sottolineato la fragilità del sistema economico italiano ed europeo. Servono con urgenza politiche economiche, e non solo sul fronte energia, per creare un sistema lean che sia di supporto alle imprese».

Inflazione

L’aumento dei costi, che si traduce in aumento dei prezzi e l’inflazione che avanza producono un calo del potere d’acquisto delle famiglie, mentre sul fronte salari gli aumenti delle retribuzioni restano al di sotto del tasso di inflazione.

Il taglio del cuneo

«In questo contesto - spiega ancora Benedetti - la soluzione più efficace per l’immediato sarebbe la riduzione del cuneo fiscale, che potrebbe essere una misura temporanea per limitate nell’immediato l’impatto, per i redditi più bassi e in generale, del calo della domanda autunnale. In parallelo però - prosegue il presidente - bisognerebbe dare vita alle modifiche del sistema-Paese per recuperare competitività e valore aggiunto». Un’altra possibile misura «per un periodo più lungo, potrebbe essere quella di detassare i premi di risultato e le ore straordinarie». Ma per Benedetti il tema principale resta «il recupero di efficienza e di competitività del Paese» obiettivo che richiede «una amministrazione pubblica che diventi servizio al fare e non un ostacolo, come invece è il più delle volte. E vale la pena ricordare che senza queste misure non ci saranno concessi i crediti del Pnrr, che altro non sono che un ulteriore debito che andrà restituito e che va a sommarsi quello storico di ben 2.755 miliardi di euro». Non dimenticando che, oltre al debito, vanno pagati gli interessi cercando di fare in modo «che il socia welfare non venga compromesso». Infine «le risorse europee vanno utilizzate per investimenti che garantiscano un ritorno economico, e vanno varate riforme per guadagnare competitività, che garantirebbero la gestione del debito e soprattutto - rimarca ancora Benedetti - una crescita duratura. Non farlo comprometterebbe non solo la credibilità del Paese ma non consentirebbe di lasciare alle prossime generazioni una situazione risanata».