Scocchia (illycaffè): «Una tempesta perfetta ha colpito i mercati. Le imprese reagiscano con resilienza e coraggio»

Cristina Scocchia ritratta da Massimo Jatosti

Parla l’amministratore delegato del gruppo triestino del caffè, Cristina Scocchia: «Dopo lo choc della pandemia, siamo di nuovo alle prese con una situazione di incertezza. Non vedo una soluzione vicina».

TRIESTE. Cristina Scocchia è amministratore delegato di Illycaffè. Laureata in Economia e Commercio alla Bocconi di Milano e con un dottorato di ricerca in Economia aziendale all'Università di Torino, è arrivata a Trieste dopo avere guidato dal 2017 la società dei cosmetici Kiko Spa e in precedenza ha lavorato in Procter & Gamble e l'Orèal Italia. É anche membro del cda del colosso degli occhiali EssilorLuxottica e della stessa illycaffè da tre anni. Illycaffè ha chiuso il 2021 con un utile netto di 11,9 milioni.

I blocchi nelle catene della logistica, la recessione seguita allo scoppio della pandemia, la guerra in Ucraina. Questi sono i “cigni neri” sui mercati che stanno provocando ricadute pesanti per il commercio internazionale.

Come valuta questo scenario?

«Dopo lo choc della pandemia, siamo di nuovo alle prese con una situazione di incertezza. Non vedo una soluzione vicina. Ci sono ulteriori rallentamenti nella catena della logistica. I costi di produzione aumentano in uno scenario di instabilità che sta condizionando le politiche economiche e monetarie. I settori che stanno soffrendo di più sono l’energia e gli alimentari. Purtroppo il peggio non è passato e non credo che neppure la questione dei costi dell’energia in Europa si risolverà nel breve termine».

Come gestire l’aumento del costo delle materie prime e dei costi di produzione?

«Non bisogna aspettare che passi la tempesta ma vanno ridefiniti i piano industriali. Serve un mix di coraggio e resilienza per continuare a investire e puntare sulla crescita. Anche in illycaffè stiamo studiando soluzioni per mantenere intatto il nostro vantaggio competitivo nonostante l’aumento dei costi di produzione e il prevedibile rallentamento dei consumi a causa degli aumenti dell’inflazione. Non basterà il taglio dei costi discrezionali, bisognerà puntare su innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Il costo di due anni di Covid e una guerra avranno un impatto non solo economico e politico ma anche sociale e culturale».

In particolare quale impatto possono avere le tensioni geopolitiche sul mercato del caffè?

«Prevediamo aumenti dei costi di produzione intorno al 15%. Il mercato del caffè è più che raddoppiato: rispetto ai 110 dollari del novembre 2020, oggi la quotazione viaggia intorno ai 230 dollari secondo le ultime rilevazioni del mercato del caffè di New York. In questo contesto pesano anche gli aumenti dei costi della logistica: il costo di un container è quadruplicato e costa più di 10 mila euro. Soffrono di più le imprese che negli ultimi anni hanno delocalizzato le proprie produzioni».

C’è chi ritiene infatti che molte produzioni torneranno in Europa. Il blocco delle forniture sui mercati mondiali avrà come risultato quello di accelerare i processi di delocalizzazione?

«La guerra in Ucraina ha messo drammaticamente in luce le contraddizioni di un processo di delocalizzazione troppo spinto negli ultimi vent’anni. Mi aspetto quindi una marcia indietro da parte di alcune aziende. In Europa prevedo un forte rallentamento di questi processi anche alla luce del nuovo scenario geopolitico ed economico. I vantaggi competitivi di chi andava a produrre in Oriente per sfruttare il basso costo della manodopera non sono più efficaci come un tempo. Mi aspetto quindi una accelerazione dei fenomeni di reshoring verso l’Europa e verso l’Italia. Non saranno però decisioni facili perchè serviranno molti investimenti per invertire la marcia».

Si riaffaccia il rischio spread per l’Italia. L’aumento dell’inflazione rischia di riportare indietro le lancette del Paese agli anni Settanta?

«L’annuncio della presidente della Bce Lagarde di una nuova stretta dei tassi dopo undici anni è il preludio di un irrigidimento della politica monetaria in Europa. E qui rischiano di riemergere problemi strutturali che il nostro Paese si trascina dietro dalla metà degli anni Novanta a causa del suo debito: per questo bisogna avviare rapidamente le riforme. Il Pnrr, che stanzia 223 miliardi per l’Italia, è una delle più importanti opportunità per rilanciare la crescita e riemergere da questo periodo di crisi. É un segnale di fiducia da parte dell’Europa».

Come se ne esce?

«Voglio lanciare un segnale di ottimismo: dai periodi difficili si creano anche grandi opportunità di ripresa. A patto che si sappia orientare la spesa pubblica per costruire il nostro futuro rispettando le scadenze dell’Europa. Dobbiamo pensare alle nuove generazioni. Perdere i soldi del Pnrr significherebbe perdere una grande occasione per modernizzare il Paese rispetto al quale non ci sarebbe più la fiducia degli investitori esteri».

illycaffè è molto presente sui mercati globali: come vede la situazione?

«In tutto il mondo si stanno rivedendo al ribasso le prospettive di crescita. La crescita in Cina sta frenando a causa di una recrudescenza della pandemia e della crisi sul mercato delle commodities a causa della guerra in Ucraina. Anche gli Usa rallentano».

I costi dell’energia sono un problema per le imprese. Qual è la sua visione per quanto riguarda la riconversione e il risparmio energetico e come si sta preparando a questa sfida illycaffè?

«Siamo molto impegnati sul fronte della transizione energetica e sostenibilità ambientale. Ci siamo posti un obiettivo importante. Nel 2033, il nostro centesimo anniversario, illycaffè sarà carbon free». 

p.fiumano@gnn.it