Dalle missioni spaziali alla lotta al climate change: a H-Farm il futuro della space economy

Il Veneto è centrale nell’economia aerospaziale con 41 partner del Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio: 30 Pmi, 5 grandi imprese, 4 Università, una Fondazione e un centro di ricerca.

TREVISO. Il Veneto al centro dell’economia aerospaziale italiana: aziende e addetti ai lavori si sono ritrovati stamattina, giovedì 23 giugno, nel campus H-Farm di Roncade per immaginare il futuro del comparto e le sue ricadute sulla vita di tutti i giorni.

Nella Library del campus trevigiano, inoltre, il Ctna - Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio - ha celebrato i suoi primi dieci anni di attività, ricordando la centralità del Veneto nell’economia aerospaziale: un distretto che conta 41 partner (che comprendono 30 Pmi, 5 grandi imprese, 4 Università, una Fondazione e un centro di ricerca).

Le imprese aderenti alla rete impiegano circa 4.000 addetti diretti ed esprimono un fatturato complessivo annuo superiore ai 873 milioni di euro di cui il 40% realizzato al di fuori dell'Europa.

In H-Farm, con il Ceo Riccardo Donadon, il presidente di Assindustria Venetocentro, Leopoldo Destro e il giornalista Paolo Possamai, già direttore di Nordest Economia, che ha condotto l’incontro, si è provato a immaginare il futuro del distretto.

“La Space Economy non è solo mandare razzi nello spazio, ma anche cercare soluzioni tecnologiche per la vita quotidiana” ha ribadito Luciano Gamberini, direttore Centro di Ricerca Human Inspired Technologies dell’Università di Padova, “saper fare cibo su Marte significa anche trovare soluzioni visionarie per produrre cibo e alimenti in ambienti ostili per la terra, con ricadute concrete sul territorio”.

Economia aerospaziale decisiva per costruire un pianteta più sostenibile

Un concetto ribadito tra gli altri da Massimo Comparini, amministratore delegato Thales Alenia Space Italia: “La ricerca sull’aerospaziale può aiutare anche la lotta al cambiamento climatico e la sostenibilità. Chi costruisce economia spaziale ha una grande responsabilità. In questi giorni abbiamo un’emergenza siccità, e non è una sorpresa: il Cnrr ce lo dice da circa vent’anni quali sono i rischi per determinate zone del nostro territorio. Le tecnologie aerospaziali ci permettono di sapere qual è il reale stato di salute del pianeta, e agire di conseguenza”.

Centrale in Veneto il ruolo di Rir-Air, la rete regionale dell’aerospazio, rappresentata giuridicamente dal Consorzio aerospaziale e cosmonautico - Co.Si.Mo, i cui soci fondatori sono Irca Spa - Zoppas Industries, Isoclima Spa e Fondazione Univeneto.

“Abbiamo iniziato trent’anni fa fornendo sistemi di bilanciamento termico per i satelliti – ha raccontato Federico Zoppas – il momento della space economy è adesso: muove circa 450 miliardi di dollari, arriveremo a un trilione. Nel nostro territorio abbiamo aziende che possono adattarsi a qualsiasi tipo di situazione, in questa partita noi possiamo essere protagonisti. La Space Economy è caratterizzata da tante piccole competenze, in modo che non serva essere specializzati in tutto, è un ecosistema di distretto. Colmeremo presto il gap con le Regioni più avanzate in questo comparto”.

“Ci servono, per questo, talenti nuovi che si avvicinino a queste tematiche fin da giovani. Il sistema universitario funziona molto bene – ha proseguito Zoppas -, il problema è come fronteggiare i concorrenti di Stati Uniti, Francia e Italia, e per questo dobbiamo investire sempre di più in risorse”.

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