Ricostruzione dell’Ucraina: una grande opportunità per le aziende venete

Da sinistra il presidente Pozza, Paniccia, Scarante, Toson

L’Italia si sta attivando anche per aiutare il settore della moda e il settore edilizio con la richiesta arrivata da Leopoli di costruire 500mila nuove abitazioni nell’arco di 1 anno e mezzo. L’invito di Mario Pozza,presidente di Unioncamere del Veneto, è «a non muoversi da soli, ma costruire filiere in grado di posizionarsi in maniera strategica, cogliendo gli aspetti positivi».

VENEZIA. Stiamo lavorando per creare una base per il futuro riassetto dell’Ucraina, una volta finito il conflitto dovremo parlare di ricostruzione, serve una visione ampia».

Marco Toson, console onorario dell’Ucraina e presidente di Confindustria Ucraina, è appena tornato da Kiev ed era tra gli ospiti del primo appuntamento organizzato ieri nella sede di Confindustria Venezia da Unioncamere del Veneto e Venice Promex con ASCE – Scuola di Competizione Economica Internazionale di Venezia.

«L’Ucraina può essere una grande opportunità per il sistema Italia e le aziende venete - aggiunge Toson -. Ci sono indubbiamente delle difficoltà, ma anche delle opportunità». E cita la riorganizzazione delle aziende del settore del mobile, un comparto di 270 imprese con esportazioni per un valore di 1,1 miliardo e 100 milioni, oggi ridotti a 50.

L’Italia si sta attivando anche per aiutare il settore della moda e il settore edilizio con la richiesta arrivata da Leopoli di costruire 500mila nuove abitazioni nell’arco di 1 anno e mezzo.

Il presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza ha aperto i lavori della giornata sottolineando che l’area conta moltissimo per il Nordest, per la capacità dei nostri imprenditori di presidiare quei mercati».

E invita «a non muoversi da soli, ma costruire filiere in grado di posizionarsi in maniera strategica, cogliendo gli aspetti positivi». «Ci sono faglie geopolitiche nuove e vecchie: una nuova, in cui oggi viviamo, è la cortina di ferro che si è spostata di 1000 chilometri a est e oggi corre dal Mar Nero ai Paesi Baltici - spiega l’ex ambasciatore in Turchia, il veneziano Giampaolo Scarante -. Ce n’è un’altra, invece, che ha più di 3000 anni, quella dal Bosforo ai Dardanelli, che continua a generare instabilità. Dobbiamo aspettarci un’instabilità strutturale».

A coordinare i lavori il prof. Arduino Paniccia, presidente di Asce, che ha sottolineato come stia cambiando la globalizzazione. La via della Seta cinese sposta in basso il baricentro dei commerci, con due Paesi come Italia e Turchia, che devono saper sfruttare al meglio il “nuovo centro economico” delle catene di valore. Appuntamento al 14 luglio con un approfondimento sull’area del Sud Est Europa-Balcani.

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