L’ex presidente di Apple, Marco Landi, sull’intelligenza artificiale: «Non bisogna avere paura dei robot in fabbrica»

Marco Landi è stato l’unico italiano ad aver rivestito il ruolo di presidente della Apple a Cupertino, dove entrò nel 1993 per diventare poi nel 1997-98 Chief operating officer. Anticipa a Nordest economia i temi del suo intervento, il 19 luglio, a Udine, dove sarà ospite della locale Confindustria. 

UDINE. «Entro il 2030, la massiccia all’intelligenza artificiale, ai robot, il 50% dei lavori ripetitivi sparirà. Dobbiamo affrontare questo grande problema adesso, se lo faremo nel 2030 sarà tardi. Ma lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e della nostra società è un tema affascinante».

Marco Landi, ingegnere di origine toscana oggi trapiantato in Francia dove ricopre la carica di presidente di “Institut EuropIA”, è un manager con una vasta esperienza internazionale. Ma soprattutto è noto per essere stato l’unico italiano ad aver rivestito il ruolo di presidente della Apple a Cupertino, dove entrò nel 1993 per diventare poi nel 1997-98 Chief operating officer.

Un numero uno dell’azienda della mela fondata da Steve Jobs, uno dei colossi mondiali della tecnologia. Landi oggi a Udine, nella sede di Confindustria, parlerà di transizione digitale e intelligenza artificiale per la competitività delle imprese.

Ingegnere, siamo di fronte a un’opportunità unica, irripetibile, storica o c’è qualche timore che accompagna questa corsa all’intelligenza artificiale?

«È un tema che certamente affascina, ma parecchi hanno paura. Quando faccio delle presentazioni e poi passiamo alle domande, queste vertono più sulla paura. L’Ia (Intelligenza artificiale) non è i robot che si ribellano, che diventano più intelligenti di noi e che ci dominano. E’ un mondo che sta avendo sviluppi eccezionali, basta vedere le dinamiche di Facebook, Google, ma anche i player cinesi, che stanno avendo performance in Borsa eccezionali».

Marco Landi

L’Europa, l’Italia, come sono messi in questa competizione?

«In Europa non c’è ancora una compagnia a livello di quelle americane o cinesi, ciò comporta grossi problemi. Si tratta di una tecnologia che deve essere sviluppata e per questo servono investimenti: 20 miliardi di dollari negli Usa, così come in Cina, se non più. In Europa se si sommano tutti gli investimenti, arriviamo a 5, 6 miliardi di dollari, sparpagliati tra i vari Paesi. Non c’è un campione in Europa che possa trainare gli altri, cosa che avremmo dovuto fare».

Faccia un esempio pratico dell’indispensabilità dell’intelligenza artificiale applicata alla vita di tutti i giorni.

«Ecco, prendiamo il caso di un medico che deve fare i raggi X al torace. Prima dell’Ia il medico doveva valutare l’esito basandosi sulla sua esperienza, l’Ia si basa invece sui dati, sull’esperienza di mille professori, sull’enorme quantità di dati di tutto il mondo che permettono alla macchina di analizzare la lastra in maniera più veloce e più accurata. L’Ia non sostituisce il professionista, lo aiuta, lo fa andare a velocità ed efficacia superiori».

Molti lavori manuali saranno cancellati in pochi anni. Come si risolve questo problema?

«Questo è un grande capitolo di cui purtroppo oggi la politica, i sindacati, le istituzioni non hanno preso le misure. Io invece vorrei risvegliare le coscienze. Dobbiamo affrontare oggi queste tematiche, se le affrontiamo quando l’impatto dell’Ia sarà fortissimo, tra pochi anni, sarà troppo tardi, non ne avremo i mezzi. Cosa fare? Ridurre il numero delle ore di lavoro per ciascun addetto, formare professionalità nuove, redistribuire questa ricchezza enorme creata grazie all’Ia. Serve un nuovo contratto sociale, ci saranno cambiamenti massicci dei lavori, ma bisogna prepararsi, altrimenti ci sarà una frattura enorme».

Come si sviluppa un territorio grazie all’Intelligenza artificiale?

«Nelle Alpi Marittime, in un’area tra Nizza e Cannes, abbiamo costituito un modello, che potrebbe essere ricreato altrove dove lavorano 3 mila ricercatori, sono insediate 2.500 aziende e sono stati creati 40 mila posti di lavoro. Ecco io parlerò di come attraverso l’Ia proviamo a sviluppare il territorio. Oggi come oggi le aziende di ogni settore hanno bisogno di intelligenza artificiale. Per fare ciò servono alcune cose. Il primo pilastro è la formazione di talenti. Ci vogliono corsi specifici nelle università, ma la formazione deve cominciare dalla scuola media. Secondo pilastro è la ricerca, che deve essere il più possibile sulle nuove tecnologie. Terzo pilastro, l’applicazione della ricerca, che non deve restare nei laboratori, ma fare un passaggio alle imprese, alle start up, agli spin off. Quarto pilastro è rappresentato dai fondi e dagli investimenti».

In Friuli Venezia Giulia a che punto siamo? Ci sono realtà che a suo avviso possono essere esempio virtuoso in questo settore?

«Il Friuli Venezia Giulia è all’avanguardia, ci sono imprenditori di grande calibro, ma la regione non è conosciuta nel mondo. Eppure avete eccellenze di livello internazionale, come Danieli Automation che è una delle imprese più avanzate al mondo, oppure l’Area Science Park di Trieste che è un modello che si potrebbe portare anche a Udine, è una realtà fantastica, che va portata avanti, replicata in altri contesti. Qui c’è il concetto sano di lavoro, che non chiede sussidi dello Stato». 

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