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Matteo Zorn confermato alla guida della Uil Fvg: «Su bassi salari e inflazione confronto a rischio dopo la caduta del Governo»

Zorn fa il bis alla leadership della sigla sindacale. A Tricesimo il congresso è stato l’occasione per fare il punto dei tanti temi caldi che impegnano le parti sociali: le misure contro l’inflazione, i livelli salariali, la precarietà, l’abuso degli appalti. Non ultimo il caso Wartsila a Trieste

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UDINE. «La caduta del governo mette a rischio il confronto in corso sui temi dell’inflazione e dei bassi salari». A denunciare il rischio, dall’11° Congresso della Uil regionale tenutosi a Tricesimo, è stato il segretario generale del sindacato in Fvg, Matteo Zorn, che nell’occasione è stato confermato alla leadership della Uil per i prossimi 4 anni. 

Con lui, il congresso ha confermato in segreteria anche Andrea Di Giacomo (tesoriere) ed ha eletto 4  nuovi segretari: Luigi Oddo, Ezio Tesan, Fabio Nemaz e Luciano Bressan.

La segreteria Uil Fvg (da sinistra Oddo, Bressan, Nemaz, Zorn, Di Giacomo e Tesan) con la segretaria di Uil nazionale Ivana Veronese

 

Il problema, più volte emerso durante gli interventi congressuali, si aggiunge a quelli della crisi causata dalla pandemia e dall’aggressione della Russia all’Ucraina.
«Il nostro timore – ha aggiunto Zorn – è che venga ora a mancare, a cascata, l’azione contro le ingiustizie che colpiscono la società e il lavoro: misure contro l’inflazione oramai diretta verso il 10%, la spinta verso il rinnovo contrattuale (il 62% dei contratti sono scaduti, alcuni come la vigilanza privata da ben 7 anni), interventi sui  livelli salariali, il salario minimo,  la precarietà e le forme di lavoro che esasperano la flessibilità, gli orari spezzati, non ultimo azioni contro l’abuso degli appalti e delle esternalizzazioni che generano lavoro povero».

Il segretario generale di Uil Fvg, Matteo Zorn

 

Alcuni punti di questi punti «verranno riproposti dalla Uil al governo, sebbene con poteri di ordinaria amministrazione, nella riunione con i sindacati convocata per mercoledì dal premier Mario Draghi» anticipa il segretario generale nazionale, Pierpaolo Bombardieri, collegato con il congresso in videoconferenza.

«A Draghi si chiederà - spiega - la detassazione degli aumenti contrattuali e della contrattazione di secondo livello; un aumento del netto in busta paga, riducendo il cuneo fiscale in modo strutturale, che permetterebbe di avere un recupero di 150-200 euro al mese per lavoratori fino alla fine dell’anno; l’anticipo della rivalutazione delle pensioni, prevista a fine anno».

Il collegamento il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri

 

« E poi ancora -aggiunge Bombardieri rivolto alla politica ora impegnata nella campagna elettorale - una lotta alla precarietà sul modello spagnolo, che ha imposto per legge solo i contratti a tempo indeterminato; un salario minimo che in Italia sia quella dei minimi salariali previsti nei contratti collettivi; una minimum tax per le multinazionali, soprattutto per quelle che si sono arricchite durante la pandemia; la tassazione delle transazioni finanziarie che da sole valgono 22 volte il Pil mondiale».

 Al congresso sono passate naturalmente sotto la lente d’ingrandimento le crisi che costellano il territorio. A partire dal caso Wartsila, la multinazionale finlandese che il 14 luglio scorso ha annunciato la chiusura della produzione a Trieste, con 451 esuberi su 973 dipendenti.

«Una mossa inaccettabile per la Uil» sottolinea Zorn, che osserva come l’obiettivo non dichiarato possa essere la chiusura dell’intero stabilimento, che senza la produzione non avrebbe senso.

«Mentre il confronto viene imbastito al Mise - aggiunge il segretario triestino della UILM, Antonio Rodà - tra gli appalti e nell’indotto della Wartsila si stanno già facendo richieste di cassa integrazione. E’ essenziale mobilitarsi ora e le duemila persone che giovedì scorso sono scese in piazza per l’industria triestina sono il segnale che la città si sta risvegliando».

La tavola rotonda moderata dal direttore del Piccolo e del Messaggero Veneto, Omar Monestier

 

Per l’assessore al Lavoro del Friuli Venezia Giulia, Alessia Rosolen – intervenuta alla tavola rotonda moderata dal direttore del Piccolo e del Messaggero Veneto, Omar Monestier -, la Finlandia ha utilizzato il proprio Pnrr per costruire uno stabilimento e riportare la produzione di motori a casa. Tuttavia la Regione non accetta che, dopo numerosi incentivi e contributo, una realtà importante del suo territorio venga semplicemente chiusa» dichiara Rosolen che indica il passaggio parlamentare, con cui dovrà essere approvata l’adesione della Finlandia alla NATO, come momento in cui l’Italia dovrà far valere le proprie esigenze.

maura.dellecase@gnn.it

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