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Il Nordest deve misurarsi in Europa: in 20 anni crescita più lenta delle altre macroregioni

Aperto il dibattito sulla prospettiva della competitività dei territori. «Confrontiamoci in un campionato più impegnativo e internazionale»

Luca Paolazzi * Gianluca Toschi**
2 minuti di lettura

E se provassimo a cambiare prospettiva? Negli ultimi mesi il dibattito sul “sorpasso” dell’Emilia-Romagna nei confronti del Veneto ha guadagnato l’attenzione dei media ma anche della politica.

Uno degli eventi che ha alimentato l’attenzione sul tema è stato il sorpasso dell’Emilia-Romagna sul Veneto nelle esportazioni, avvenuto già nel 2019. Non poteva essere altrimenti: gli scambi con l’estero sono un argomento molto sensibile per il Veneto, anche in considerazione di quanto sia stato importante per la crescita di questa regione la capacità di proiettare il proprio sistema economico al di fuori dei confini nazionali.

Sempre nel 2019, come Fondazione Nord Est, abbiamo cominciato a evidenziare come l’Emilia-Romagna sia più attrattiva per i giovani ad elevata qualificazione rispetto al Veneto. Un tema decisivo per il futuro, in un’economia che vive un’accelerazione fortissima sui terreni della digitalizzazione e della sostenibilità che per essere gestita ha bisogno di competenze elevate.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) L’assessore regionale emiliano allo Sviluppo economico:  «Siglato un Patto per l’occupazione e il clima al 2027 con 60 soggetti. Abbiamo deciso di archiviare i contributi a pioggia definendo linee di sviluppo di medio periodo»]]

Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta il tema del differenziale tra gli stipendi pagati nelle due regioni, un tema che se scavato fa emergere altre questioni importantissime legate alla competitività dei territori, come quella della produttività.

Ora, come possiamo far fare un passo in avanti a questo interessante dibattito? A questo punto il sentiero del dibattito è a una biforcazione. Da una parte, si prosegue lungo la via di chi vede le regioni italiane impegnate in una competizione per il “campionato nazionale”, e allora può andare bene il gioco delle classifiche. Dall’altra parte, si può imboccare la via di chi crede che le regioni italiane debbano giocare in un campionato più impegnativo e confrontarsi, almeno, con le regioni europee che sono cresciute di più negli ultimi anni.

L’abbiamo scritto nell’ultimo Rapporto presentato a luglio: il Nord-est, che ricomprende anche l’Emilia-Romagna, pur continuando ad essere un’area dinamica rispetto al resto d’Italia, negli ultimi vent’anni è cresciuto a tassi inferiori rispetto a quelli delle altre macroregioni europee. Una dinamica che ha portato ad un sensibile scivolamento verso il basso nella classifica per Pil procapite: dal decimo posto del 2000 al ventottesimo nel 2020.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Per competere nella Premier League europea, il Nordest dovrebbe darsi un “commissario tecnico” unico, capace di affrontare i punti deboli della difesa e dell’attacco, con una visione di gioco ampia e di lungo periodo. Non c’è dubbio che Milano e Bologna abbiano accettato questa prospettiva, mentre Venezia continua a rappresentare un’anomalia]]

È chiaro che il campionato europeo è molto più impegnativo, e che per affrontare le sfide che ci attendono (dalla robotizzazione al crollo demografico, dalla crisi ambientale alle tensioni politiche internazionali), il livello nazionale appare già inadeguato, figuriamoci quello regionale. Per provare a giocare partite così impegnative è necessario unire gli sforzi, ad esempio, attivando a Nord-est un coordinamento a livello sovraregionale di politiche, investimenti, azioni e riflessioni. Perché non cominciare a pensare al Nord-est come a una rete di nodi regionali che aiutino le imprese e le istituzioni ad affrontare le transizioni che stiamo vivendo e per tornare, quindi, a essere competitivi almeno in Europa?

Nel dibattito, a differenza che nella vita reale, le due vie non si escludono a vicenda. La via delle classifiche appassiona i lettori, stimola l’emulazione delle migliori pratiche e fa sì che ciascuno continui a fare i compiti a casa. In questo senso le abbiamo elaborate come Fondazione Nord Est nelle Note, curate da Silvia Oliva, sulla paradossale condizione di mancanza di lavoratori e di fuga di giovani preparati (quest’ultima caratterizza tutte le regioni italiane) così come la carenza di lavoratori segna la ripresa post pandemica di tutte le economie avanzate. E continueremo a usarle.

La via della cooperazione sovraregionale apre nuovi orizzonti e nuovi confronti: non più tra regioni e a livello nazionale ma tra macroaree e a livello europeo. È di per sé una best practice, da adottare il prima possibile. E in tale direzione muove anche la posizione assunta dal Presidente Luca Zaia in campagna elettorale: guardiamo alle politiche che servono, non alle ideologie o agli schieramenti di parte.

Emulare e cooperare, dunque, per ricominciare a essere attrattivi e riportare le regioni italiane ad avere performance economiche da campionato europeo.

*Direttore scientifico Fondazione Nordest

**Ricercatore Senior Fondazione Nordest

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