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Gas, scatta l’austerity. Industria alle prese con il taglio dei consumi

Il piano europeo chiede, per ora volontariamente, una riduzione del 7 per cento. Avviata la raccolta dei dati sui consumi degli ultimi 5 anni. Marco Bruseschi, presidente del Coordinamento dei consorzi energia di Confindustria: è necessario salvaguardate le produzioni strategiche

Elena Del Giudice
2 minuti di lettura

UDINE. E’ scattato il piano dell’austerity dell’energia. Il 9 agosto è infatti entrato in vigore il regolamento stabilito dal Consiglio Europeo, che prevede una riduzione dei consumi di gas del 15% su base volontaria per gli Stati membri, percentuale che scende al 7% per l’Italia. Il periodo considerato va da agosto 2022 a fine marzo 2023 e la base di calcolo è il consumo medio degli ultimi 5 anni.

Parliamo di energia, ma in realtà - per ora - ci si ferma al gas, e le ragioni di questo provvedimento sono intuibili: serve un piano che ci consenta di traguardare l’inverno anche nel caso in cui la Russia chiudesse i rubinetti. Se questo dovesse accadere, quel risparmio oggi volontario diventerebbe obbligatorio.

Diciamo che da cittadini, e per il momento, “stringere la cinghia” sul gas non ci costa molta fatica. Discorso diverso per le imprese. «La prima cosa che abbiamo chiesto alle aziende - spiega Marco Bruseschi, presidente del Coordinamento consorzi energia di Confindustria nazionale, e alla guida del Consorzio Friuli energia - è di recuperare i dati sui consumi invernali degli ultimi 5 anni, che è il periodo in cui maggiore è il consumo di gas di provenienza russa. E la base di queste informazioni è essenziale per capire in che modo si potrà eventualmente agire».

Marco Bruseschi

 

Bruseschi è moderatamente fiducioso. «L’Italia ha in programma la sostituzione del gas proveniente dalla Russia attraverso accordi con altri Pasi (Algeria, Azerbaijan ecc.), e anche ricorrendo a fonti fossili che speravamo di abbandonare in via definitiva come il carbone. A Trieste ancora non è accaduto - prosegue - ma è possibile. Non credo invece nel contributo dei giacimenti nazionali che, invece, hanno addirittura ridotto la produzione». Una volta mappati consumi, e stimato il fabbisogno «occorrerà capire come si muoverà il nuovo governo».

Gasdotto

 

Il “piano gas” attuale non prevede misure di razionamento del gas per usi industriali e la linea è quella della persuasione, invitando cittadini e pubblica amministrazione a rimodulare i termostati, ad abbassare la temperatura di un grado in casa, a spegnere le luci quando non servono, a ridurre l’illuminazione pubblica ecc. Ma è intuibile che le imprese si stiano preparando. «Non ci sono codici Ateco esclusi a priori - avverte Bruseschi - ma è chiaro che vi siano attività produttive che debbano sempre e comunque proseguire l’attività. Penso - prosegue il presidente del Coordinamento - a tutte le produzioni riservate al settore sanitario, dai farmaci alla chimica al vetro... Fermarle non sarebbe davvero possibile».

La fiducia arriva anche dagli stoccaggi che l’Italia ha già realizzato, mettendo in sicurezza, insieme alle nuove forniture, l’inverno 2022-23. Questo «unitamente al risparmio di gas per uso civile, che vale circa il 35% dei consumi complessivi (il restante 65% viene intercettato dalle attività produttive) potrebbe evitare il verificarsi di scenari ben più complessi», come il razionamento per l’utilizzo industriale.

Ma le imprese, ed è nella loro natura, abbinano fiducia a strategie, e quindi devono prepararsi a tutti i diversi scenari. Da qui l’attesa di un confronto con il comitato nominato dal governo. «Credo - anticipa Bruseschi - che forse già a fine mese avremo indicazioni più precise legate alle diverse situazioni di scenario possibile». I dati sui consumi messi a confronto con gli stoccaggi e gli approvvigionamenti, dovrebbero fornire gli elementi indispensabili per capire come si affronteranno i mesi invernali. C’è già chi parla di nuovi contratti per le forniture di gas che prevedano l’interrompibilità, sul modello di quelli già in vigore per l’energia elettrica. Ma, in caso di necessità, le imprese potrebbero pianificare periodi di stop produttivo nel periodo invernale.

L’altra leva su cui agire sono, ancora una volta, le rinnovabili: una spinta ulteriore ad investire nel fotovoltaico alla ricerca, se non proprio dell’indipendenza energetica totale, di una fonte alternativa che possa anche sostituire - seppure in parte - il gas. Ma anche per questo capitolo, occorrerebbe fare chiarezza: le imprese non possono investire nel fotovoltaico per poi vedersi tassare gli utili come extra-profitto, come denuncia Paolo Fantoni.

e.delgiudice@gnn.it

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