In evidenza
Sezioni
Quotidiani GNN

Partita la vendemmia in Alto Adige: aspettative ottime ma pesano i costi energetici

Intervista a Michl Bradlwarter, presidente di Cantina Bolzano. La siccità diffusa può giocare un fattore positivo per la qualità del vino. Zoppica invece la campagna della raccolta delle mele, con quantità in calo rispetto agli anni scorsi

Alexander Ginestous
3 minuti di lettura

BOLZANO. «Il settore vinicolo è in forte ripresa dopo la crisi Covid e nelle prossime settimane ci si aspetta una vendemmia ricca e di successo. Per quanto riguarda le mele il raccolto sarà minore rispetto agli scorsi anni». A fotografare queste due situazioni diametralmente opposte è Michl Bradlwarter, contadino e presidente della Cantina Bolzano-Bozen Kellerei.

Da qualche giorno in Alto Adige è partita la raccolta delle prime uve bianche mature, ideali per produrre il Sauvignon e Pinto Grigio, e tra due settimane sulle dolci colline del territorio partirà anche la raccolta dell’uva nera.

«Le aspettative del comparto sono ottime, così come la qualità dell’uva che sarà sicuramente alta. Sarà probabilmente un’annata straordinaria. Quest’anno abbiamo avuto molta fortuna perché ci sono state delle bellissime giornate calde con sole», spiega Bradlwarter, che sottolinea anche come, a differenza di ciò che si può comunemente pensare, la siccità non abbia giocato un fattore negativo, anzi: è grazie a lei se la qualità dei vini sarà più alta.

Michael Bradlwarter

 

«Le poche piogge non hanno creato particolari problemi in quanto tutti hanno la possibilità di irrigare, regolando l’apporto d’acqua per la vegetazione in base ai periodi, come durante la fase dell’invaiatura dell’uva. In realtà la siccità può essere un fattore positivo per alcuni vini come il Lagrein, perché ne esalta le qualità del gusto», prosegue Bradlwarter, che con i suoi 350 ettari di terreno coltivato sulle colline di San Maurizio a Bolzano viaggia ad una produzione pari a 3,5 milioni di bottiglie all’anno.

Un mercato sempre florido in Alto Adige, quello del vino. Soprattutto adesso che le restrizioni anti-Covid sono cadute e i flussi turistici sono tornati a toccare i livelli a cui il territorio era abituato.

«Le vendite dei nostri vini sono sempre andate molto bene, tanto che siamo quasi a corto di bottiglie. Questo è dovuto ai tanti turisti che sono tornati a muoversi sia sul territorio locale che nazionale. Possiamo dire che almeno qua a Bolzano siamo tornati a viaggiare ai ritmi pre-Covid, l’incremento della nostra cantina è del 10% rispetto ad un’annata normale», precisa Bradlwarter. Molti crolli di fatturato erano infatti imputabili al calo della domanda del settore ricettivo – altamente penalizzato da chiusure e lockdown – ma già ad aprile dello scorso anno le cantine segnalavano un aumento dei volumi di vendita di circa il 50% in più rispetto allo stesso mese del 2020 e una crescita dei guadagni sia sul mercato italiano sia su quelli esteri.

Il mercato delle mele va a rilento

Situazione completamente opposta invece per quanto riguarda il comparto delle mele, canale principale d’export per il territorio altoatesino. In questi giorni è terminata la raccolta delle mele Gala, mentre le altre varietà verranno raccolte a partire da questa settimana. Le stime parlano di una campagna esitante, almeno in questa prima fase.

Come spiegato da Bradlwarter, la qualità rimarrà ottima, a calare saranno invece i prezzi, a ribasso a causa di una produzione record in Europa (circa 30 centesimi al chilo all’ingrosso), e le quantità prodotte. Questo è dovuto in gran parte al fenomeno della cascola primaverile, ma anche alle ondate di caldo estremo degli ultimi mesi, che hanno impattato, in alcuni casi, il colore dei frutti, creando un maggiore scarto.

Costi energetici alle stelle

In entrambi i mercati di punta dell’Alto Adige va poi aggiunta un’altra variabile di assoluto rilievo: quella dell’esplosione dei costi energetici. «L’energia in generale è aumentata del 400%. Ancora a dicembre pagavamo 14 centesimi a kWh, ora siamo già oltre i 50, ed è un aumento destinato a crescere. Noi l’energia per il riscaldamento e l’acqua calda la otteniamo bruciando il pellet in legno, ma c’è anche un discorso di abbattimento delle temperature: l’uva che entra in cantina a 35 gradi va raffreddata a 5 per ottenere il mosto e questo è un processo energivoro», prosegue Bradlwarter.

Per correre ai ripari Cantina Bolzano ha deciso nei prossimi mesi di installare sul lato nord della struttura quasi 2mila metri quadri di superficie fotovoltaica che dovrebbe generare circa 300mila kWh di elettricità. Un investimento da quasi mezzo milione oggi più che mai necessario.E poi c’è il problema della mancanza di manodopera. Un tema diffuso anche tra i piccoli produttori che fanno fatica a trovare gente per la raccolta giornaliera e che spesso si rivolgono ai propri famigliari. «Ci piacerebbe però che il nuovo Governo trovasse una soluzione o aprisse un tavolo di confronto con gli addetti ai lavori. In primis per abbattere la burocrazia e snellire determinate procedure per creare più flessibilità per l’assunzione dei lavoratori nel settore», conclude Bradlwarter.

I commenti dei lettori